Sulla plancia di comando dell’Enterprise gli ordini li dava Kirk, ma un altro era il personaggio con un passato da eroe.
Il cinema, la televisione e, in tempi recenti i social fanno da potenziatore (quelli che sanno le lingue direbbero “enhancer”) alle qualità di personaggi a vario titolo protagonisti di un evento mediatico.

Una sorta di grandangolo miglioratore, che invece di ingrandire tutto evidenziandone anche i difetti, pettina e patina i plus e cancella i minus. Del resto è anche comprensibile, il brufolone va nascosto, così come il reticolo di rughe che mal si addice ad un protagonista eroico. Alla faccia della body positivity.
Star Trek e i suoi eroi
Protagonista ed eroe indiscusso di Star Trek è il capitano Kirk, almeno per i boomer. Uomo di passione ed ideali intellettualmente e fisicamente contrapposto al vulcaniano Spock. Era l’uomo che si lanciava in ogni avventura rischiando la vita in prima persona per il suo equipaggio e per la missione.
Fin qui tutto bene, del resto siamo tutti abbastanza cresciuti per sapere che la fiction tale è, che John Wayne era lontano dall’essere duro e puro, che durante la guerra si è imboscato e che gran parte degli attori sono eroi con i corpi degli stunt. Non ha fatto eccezione William Shatner, il sempiterno interprete di Kirk, che non ha mai prestato servizio militare e quindi di strategia militare capisce poco. Nell’Enterprise però era imbarcato un uomo, un attore, che eroe lo era davvero, uno che il suo Paese l’ha servito in una delle battaglie più dure della storia recente, il D-Day, lo sbarco in Normandia: James Doohan, alias Montgomery “Scotty” Scott, l’ingegnere capo dell’astronave.
James Doohan sulle spiagge della Normandia
Doohan era nato a Vancouver, Canada, nel 1920, dove si arruolò nella Royal Canadian Artillery all’età di 19 anni, nel 1939. Nel 1940 era già tenente a capo di una batteria di cannoni da campo. Fu poi mandato ad addestrarsi in Gran Bretagna in vista dell’operazione Overlord.
Lo sbarco in Normandia era solo una fase dell’operazione Overlord, il nome in codice dato alla campagna alleata per la liberazione dell’Europa Nord-Occidentale. Una data importante quel 6 giugno 1944, chissà come saremmo messi oggi se quel giorno fosse andato diversamente. Probabilmente non ci sarebbe stato il bacio interrazziale tra Uhura e Kirk. Quella mattina il tenente Doohan sbarcò con i suoi uomini della 3ª Divisione di Fanteria canadese a Juno Beach. Attraversarono indenni un campo minato e Doohan uccise due cecchini tedeschi. Ricordando quel giorno dichiarò:
“The sea was rough,” he recalled. “We were more afraid of drowning than of the Germans.”
La parte peggiore della giornata però doveva ancora arrivare. La sera, mentre Doohan tornava al suo posto di comando, fu scambiato per un nemico da una sentinella troppo vigile. Il soldato, anch’esso canadese, sparò con una mitragliatrice leggera Bren. Doohan fu raggiunto da sei proiettili: quattro proiettili alla gamba, uno al petto (fermato clamorosamente da un portasigarette d’argento) e l’ultimo gli tranciò il medio della mano destra. Ferito, Doohan camminò per circa 500 metri fino ad arrivare al posto di soccorso del reggimento.
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Dopo la guerra usò le agevolazioni concesse ai veterani per studiare recitazione e negli anni Sessanta ottenne la parte in Star Trek. Come tutti i veterani era rimasto legato ai ricordi di quel giorno. Guardò con interesse il film di Spielberg Salvate il soldato Ryan. Fu colpito dalla verosimiglianza delle scene, tanto che scrisse una lettera al regista. In particolare gli scrisse di aver “sofferto per i primi 25 minuti del film”, il film gli aveva fatto rivivere le sensazioni provate nel giorno più lungo. Mentre Kirk esplorava nuovi mondi per finta, Doohan aveva già affrontato e superato le sfide più dure della vita.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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