Troppo grande, troppo pesante, troppo poco potente. La Citroen DS era un’auto completamente inadatta alle corse. Peccato che nessuno gliel’avesse detto…
Avete presente il calabrone. È grande, è pesante, ha delle ali troppo piccole. Gli scienziati e la fisica sono concordi: è un animale che non ha nessuna possibilità di alzarsi in volo.

Peccato che nessuno lo abbia informato di questo fatto. Non conoscendo l’autorevole opinione degli scienziati, il calabrone vola benissimo.
Quando lo Squalo cominciò a volare
Ben più nobile animale è stata la Citroën DS. Auto rivoluzionaria, di cui abbiamo parlato un po’ sulle pagine di Boomerissimo, a proposito di una versione tanto lussuosa quanto esteticamente deprecabile: più che uno Squalo, un goffo mostro.
Presentata nel 1955, univa la innovativa tecnologia della sospensione idropneumatica al design visionario di Flaminio Bertoni. Un italiano che ha creato le auto più francesi di sempre.

Ma non divaghiamo. Quella ammiraglia di una nuova generazione, disegnata con l’ottimismo futuribile degli anni ‘50, è ancora oggi un’auto di un tempo che deve ancora venire. Era una rivoluzione, tutti la percepirono come tale, scatenò una vera e proprio isteria d’acquisto a cui la fabbrica CItroën non era in nessun modo in grado di stare dietro. Oltre 80.000 ordini raccolti durante il solo salone di debutto raccontano che non si trattava di pianificato marketing della scarsità, niente a che vedere con le astuzie di Swatch. Il gap tra domanda e capacità produttiva era vero, incolmabile. E sin dai primi mesi si capì che la DS avrebbe fatto epoca, e molto più di una.
Aveva tutto per sedurre la borghesia piuttosto ben fornita di mezzi che a quel tempo poteva permettersi un’ammiraglia di classe eccelsa. Ma nessuno sospettava nemmeno minimamente che potesse essere un’auto sportiva, cosa che in effetti non era.
La DS era grossa, pesante, morbida, con un motore vecchiotto più che in grado di spingere confortevolmente un’ammiraglia, ma non certo in grado di scendere in gara contro gli assi della sportività.
Un auto del futuro con un motore del passato
Tutta presa nello sviluppo delle sospensioni e della carrozzeria della nuova vettura, Citroën era stata costretta a trascurare un po’ il motore. Il propulsore della ormai vecchiotta Traction Avant era stato giusto un po’ rivisto e ora con i suoi 1.9 litri sviluppava 75 CV, spingendo la prima DS alla velocità non precisamente mozzafiato di 140 Km/h.
Complessa e troppo innovativa (qualche maligno avrebbe potuto dire “poco affidabile”), ingombrante e poco prestante, la Citroen DS non sembrava avere un grande futuro, quantomeno nelle competizioni motoristiche.
Eppure la DS si mangia subito tutti
Con quel pizzico di follia che ha creato il meglio dell’auto francese, nessuno pensò di informare “lo squalo” delle sue oggettive limitazioni. A pochi mesi dal suo debutto commerciale, la Citroen DS veniva gettata nell’agone dei Rally, e tra tutti in quello più storico e spietato, il Rally di Monte Carlo del 1966. Non sapendo di non essere adatta a correre, la DS pilotata da Pierre Courtes vinse immediatamente. E quel Rally di Monte Carlo, il suo battesimo agonistico, sarebbe stato solo la prima di una serie di vittorie che ancora oggi lascia tutti senza parole.
Dopo tre anni, nel 1969 Citroën DS è campione europeo Rally, e tutto ciò con vetture di temerari team “privati”.
Citroën trascinata in corsa: nuove vittorie per lo Squalo
È quell’auto incredibile, che vince senza motivo né spiegazioni plausibili a trascinare la casa francese nelle corse. Citroën appalta la sua squadra corse al Team Ile-de-France che sotto la guida di René Cotton comincia a mietere una serie di successi impressionante, Nel 1960 è prima in Olanda, seconda a Ginevra e in Germania. Nel 1961 domina con il primo e il terzo posto la maratona Liegi-Sofia-Liegi (una specie di Parigi-Dakar europea dell’epoca), alla faccia della scarsa affidabilità. Trionfa al durissimo Rally di Corsica, è “solo” seconda al Rally dei 1000 laghi finlandese, che vincerà l’anno successivo.

Le vittorie tirano sempre più la riluttante casa del Double Chevron nel mondo delle corse: solo nel 1963 nasce un vero e proprio reparto corse, intorno a una vettura che (è bene ricordarlo) ha già otto anni, un’eternità nel mondo delle competizioni. Ma è ancora così promettente da portare Citroën a giocarsi tutto.
E lo Squalo continua a vincere: ancora la Corsica, podio in Finlandia e alla Liegi-Sofia Liegi. Nel 1966 quella “impossibile” ammiraglia di 11 anni vince il suo secondo Monte Carlo e continuerà a vincere, e talvolta dominare in modo imbarazzante alcuni massacranti rally africani fino al 1973, quando Citroën, nel mezzo della crisi finanziaria creata dallo shock petrolifero del 1973, decide di ritirarsi dalle corse.
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Finisce così la carriera di un’automobile che non avrebbe mai dovuto correre. Ma quando lo ha fatto ha vinto, e talvolta dominato.
La più assurda delle auto da corsa ha vissuto una storia improbabile ed eccezionale. Com’era inevitabile per la Citroën DS, un’auto che di normale non ha mai avuto nulla. Tantomeno il buon senso di non volare.
Antonio Pintér


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