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Citroën Mehari cammello di plastica

Citroën Mehari, il cammello di plastica che fece la rivoluzione

Nata nel maggio 1968, nel mezzo di un rivolgimento rivoluzionario che voleva portare la fantasia al potere, la Citroën Mehari un po’ l’ha fatto davvero. Forse non ha cambiato la storia dell’auto, ma resterà un’auto memorabile.

Qui su Boomerissimo abbiamo già parlato di un’altra famosa auto di plastica: la Trabant. Paradossalmente, l’auto nata nella Germania Est marxista-leninista aveva obiettivi tutto sommato molto conservatori: offrire ai cittadini di una Germania spolpata, affamata e in rivolta un po’ di benessere “consumista”.

Citroën Mehari cammello di plastica
Citroën Mehari, un’idea visionaria – Boomerissimo.it

Spostare un po’ di risorse dai bisogni primari del Socialismo a quelli meno esaltanti ma non meno importanti di chi nel Socialismo doveva vivere

Ne risultò una macchina che di rivoluzionario e fantasioso non aveva nulla, a parte la soluzione (obbligata) della carrozzeria: il Duroplast. Un mix di fibre vegetali e materia plastica studiato per rimpiazzare lamiere che non c’erano.

Tutto diverso lo spirito della Citroën Mehari, la francesina nata il 16 maggio 1968, nel mezzo di una rivoluzione che pur ritenendosi marxista aveva un carattere completamente opposto a quello dei regimi comunisti oltre la Cortina di Ferro.

Nella Mehari c’ero lo spirito della sua epoca: ribelle, libero, innovativo. Era una piccola e stramba automobile fatta per non assomigliare a nessuno (personalmente ci ho sempre trovato una certa somiglianza con la Volkswagen Pescaccia, di cui però non abbiamo ancora scritto. Vedremo prima o poi di colmare la lacuna).

Nascita di un’icona di plastica

A differenza della Pescaccia che, poverina, di fascino non ne aveva moltissimo, la Citroën Mehari ha sempre sprizzato a 360° un suo charme particolarissimo, decisamente femminile, allegro e indomabile.

Citroën Mehari cammello di plastica
Citroen Mehari (stellantis) – Boomerissimo.ot

La sua nascita si deve a un genio improbabile il Conte Roland de la Poype, asso francese della caccia aerea durante la Seconda Guerra Mondiale e poi diventato industriale col pallino della plastica, il grande nuovo materiale degli anni ‘60, che ci ha lasciato anche alcuni indimenticabili Caroselli

Forse per il suo background militare, il Conte era affascinato dalla versione fuoristrada della Mini: la Mini Moke. Aveva però deciso di andare molto più avanti, superare i limiti del progetto inglese e ottenere un veicolo leggero, versatile e innovativo, con un corpo di plastica. 

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Il risultato fu la Méhari, che prende il nome da un cammello ad alte prestazioni: una vera freccia del deserto, nota per la sua velocità e resistenza. Il nome catturava perfettamente il carattere della vettura immaginata da De La Poype: frugale, adattabile, pronta a tutte le imprese. 

Un cammello dalle mille facce. 

L’immaginazione visionaria del Conte de la Poype si applicava a un pianale, o a una piattoforma, diremmo oggi, collaudatissima. Quella che sfornò tutte le Citroën popolari che avrebbero animato quello scorcio di anni ‘50, ‘60, ‘70, e ‘80: una carriera non breve, che si concluse con un canto del cigno un po’ froufrou. 

Citroën Mehari cammello di plastica
Mehari, il cammello originale (Wikimedia Commons) – Boomerissimo.it

La Mehari nasceva inizialmente come Dyane 6 Mehari, un nome che dice tutto. Era stata creata sul pianale della Dyane6, ma il motore era il bicilindrico 602cc raffreddato ad aria della 2CV. Il cambio era la caratteristica leva al cruscotto, comune a tutta la famiglia. 

Aveva alle spalle un chiaro DNA di famiglia ma si trovò presto a interpretare una varietà di ruoli: 

Dune Buggy e surfista: con il suo design scoperto e la caratteristica non comune di potersi scoperchiare completamente fino alla linea di cintura, diventò immediatamente una “spiaggina” molto stilosa. A differenza delle vetture con le stesse aspirazioni, aveva una capacità di carico non comune e un pianale amplissimo che sembrava fatto apposta per metterci un surf.

Auto d’ordine: nata nel clima ribelle di una Parigi in rivolta, la Mehari seppe rapidamente passare anche dall’altra parte, diventando una preferita della Gendarmerie, che ne apprezzava leggerezza, capacità di carico e doti fuoristrada. Anche l’esercito e i parà ne videro immediatamente le potenzialità la Mehari grazie alla sua leggerezza di poteva paracadutare facilmente dietro le linee. Arrivata in ritardo per le sconfitte in Indocina e in Algeria, la Mehari partecipò alle classiche operazioni francesi in terra d’Africa. Leggerezza e velocità erano più importanti della capacità di fuoco quando si trattava di affrontare milizie ribelli o sostenere qualche piccolo colpo di stato militare, senza farsi notare troppo. Una vecchia specialità della sempre attiva Legione Straniera.

Auto da Rally: con i suoi 29 cavalli, la Mehari era una candidata improbabile alla gloria sportiva. Ma proprio come la cugina DS, il mitico “squalo”, la Mehari riuscì a stupire tutti e a ben figurare in rally massacranti come la   Liegi-Dakar-Liegi del 1969, la Parigi-Kabul-Pargi del 1970, e la Parigi-Persepoli-Parigi del 1971.

Star del cinema: La Citroën Mehari appare e scompare in innumerevoli film, più o meno noti. Inutile segnalare le apparizioni fugaci nel cinema italiano e francese dell’epoca. Più interessante in tempi di Netflix è segnalare una vecchie serie di commedie francesi intitolate  “Le Gendarme de Saint-Tropez”, una specie di Maresciallo Rocca della Costa Azzurra in cui noir (poco) e humour francese si incontrano, viaggiando quasi sempre in Mehari. Un’auto mitica come la Tipo del Commissario Montalbano.

Caratteristiche e stramberie della Mehari

Ribelle e anticonformista sin dalla data di nascita, la Mehari era piena di caratteristiche singolarissime, che ne facevano un’auto speciale: il corpo in robusta ABS, la stessa plastica dei caschi, era fatto per durare. Nei suoi colori sgargianti, che il tempo ha solo un po’ sbiadito la Mehari continua a ben figurare anche su certi lungomari italiani, che se ne sono innamorati in tempi non sospetti e non hanno nessuna intenzione di mollarla, nonostante l’età veneranda.

Citroën Mehari cammello di plastica
La plancia molto essenziale della Citroen Mehari (Wikimedia Commons)- Boomerissimo.it

Fuoristrada di talento: la Mehari può affrontare inclinazioni del 60° grazie alla carrozzeria rialzata e alla struttura di plastica. Chi lo avrebbe potuto sospettare?

Del cambio abbiamo già parlato: era il simpatico levone a gomito che molti italiani e italiane impararono a maneggiare in quei sorprendenti anni ‘70. Qual cambio singolare, messo in un posto non meno singolare, per me è rimasto un mistero. Sono salito anche recentissimamente su una 2CV e pur studiando attentamente i movimenti del pilota non sono riuscito assolutamente a capire come e dove siano collocate le marce. Lo stupore è rimasto lo stesso di quando mia zia guidava con verve invidiabile la sua Dyane. 

La Mehari forse non ha venduto tante macchine quanto altri modelli Citroën che hanno riempito il mondo. Nasceva come una macchina di nicchia, ma quella nicchia si allungò per ben 19 anni, fino al 1987 quando l’ultima Mehari uscì dalle officine Citroën. Ne furono prodotte ben 150mila, in kaki, arancio, verdolino, azzurrino, grigio e giallino e chi più ne ha più ne metta.

Curiosa la storia della Mehari nel Regno Unito, dove Citroën, vai a sapere perché non decise mai di esportare ufficialmente la sua reginetta di plastica. Una cattiveria che finì per sviluppare in UK il “marketing della scarsità” con cui i brand del superlusso pompano ad arte le quotazioni delle loro produzioni.

La Mehari non è diventata per questo una Birkin di Hermes, ma è diventata, comunque, un oggetto da collezione ricercatissimo oltre la manica, dove pare che esistano gli appassionati più convinti della variopinta e anticonformista francese. 

Per carità di patria sorvoleremo in questa retrospettiva sul triste remake elettrico del 2016: la e-mehari, una balordaggine che tra peso, pretenziosità e costi, della sua illustre progenitrice aveva solo un pezzetto di nome.

La Mehari, quella vera, non ha eredi. La vedi stinta, ma sempre allegra, come una vecchia boomer piena di idee e di carattere, e dalla salute tutto sommato di ferro. Se ne sta acquattata specialmente in quelle località marine e salmastre, che hanno rapidamente divorato le lamiere più tradizionali delle sue contemporanee. 

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Le Mehari no, sono sempre lì. E a meno che qualcuno non si stufi di averle intorno, è assai probabile che ci resteranno per sempre.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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