Un numero indimenticabile, un pezzo di bravura eseguito da due artisti a trent’anni di distanza
Nei “mitici” anni Ottanta guardavo i film degli anni Cinquanta con lo stesso sguardo da archeologo che può avere mia figlia nel guardare uno qualsiasi dei blockbuster di quegli anni.

Per come sono oggi non rivedrei mai Arma letale, che già trovavo brutto allora. Adesso che è invecchiato male, come il mullet di Mel Gibson, lo trovo addirittura tragico. Altri film di quel momento caro a tutti i Boomer mostrano, opinione personale, le “rughe feroci sugli zigomi”, come quelli con Eddie Murphy, Flashdance e similari.
Le idee restano
Quello che perdura nel tempo è una buona idea, ben pensata ed eseguita meglio. Un lampo di genio che continua a fare proseliti anche a distanza di decenni.
Parliamo di musica. Quarant’anni fa Lionel Richie, ex Commodore, uomo dotato di un diametro di capigliatura afro notevole, aveva cominciato la sua carriera solista passando di hit in hit. Chi non ricorda All night long o Say you, say me?
I ferrati in materia ricorderanno anche il brano Dancing on the ceiling, il cui elemento più esaltante era il videoclip. C’era lui che, durante una sorta di festa, cominciava a ballare sulle pareti della stanza fino ad arrivare al soffitto. Ricordo bene quando lo vidi la prima volta, aveva qualcosa di già visto, anzi lo era. Il numero di ballare sulle pareti lo aveva già fatto trent’anni prima, nel 1951 Fred Astaire, nel film Royal Wedding (Sua altezza si sposa).
Fred, l’originale
Correva l’anno 1950 quando Stanley Donen si accingeva a girare il suo secondo film da solo, senza la collaborazione di Gene Kelly, Royal Wedding, appunto.
Già da principio la produzione affrontò alcune, non secondarie difficoltà. Protagonista femminile sarebbe dovuta essere June Allyson, che però, fu costretta a lasciare per la gravidanza. Il ruolo fu quindi riassegnato a Judy Garland. Anche lei non durò molto. Fu licenziata dalla MGM dopo aver saltato diverse prove. Alla fine la parte venne data a Jane Powell, che interpretava la sorella di Fred Astaire.
Il film è ambientato a Londra nel 1947 durante i preparativi ed i festeggiamenti per il matrimonio dell’allora principessa Elisabetta con Filippo Mountbatten, un evento che fece da sfondo alla trama e ne ispirò il titolo.

Verso la metà del film, il personaggio interpretato da Astaire si rende conto di amare la ballerina Anne e scopre che lei è libera da legami sentimentali. Per la gioia intona la canzone You’re All the World to Me. Piccola digressione, Anne è interpretata da Sarah Churchill, figlia di Winston, di cui abbiamo parlato estesamente qui.
Il numero musicale mostra Tom Bowen (Fred Astaire) che, sopraffatto dall’amore per Anne, inizia a danzare letteralmente sulle pareti e sul soffitto della sua camera d’hotel. Era, come si dice, al settimo cielo.
L’effetto fu ottenuto costruendo la camera d’hotel all’interno di una gigantesca struttura rotante in acciaio di poco più di sei metri di diametro. Il cilindro d’acciaio faceva ruotare insieme sia la stanza che il supporto della telecamera, mentre Astaire calibrava accuratamente gli appoggi per ballare.
L’operatore Robert Plank e la sua attrezzatura furono letteralmente legati a una tavola da stiro e ruotarono insieme al set. In questo modo Fred Astaire era sempre nel giusto orientamento durante la rotazione della stanza. Tutti i mobili dovettero essere saldamente fissati, e persino le tende furono realizzate in legno per impedire loro di muoversi
La costruzione del set fu una sfida. Gli impianti di illuminazione dovevano rimanere alimentati anche in movimento e l’intera struttura pesava diverse tonnellate. Astaire fece un vero miracolo con la coreografia. Ogni movimento era perfettamente sincronizzato con la rotazione del set per mantenere l’illusione che fosse lui a spostarsi e non la stanza.
La coreografia si avvalse del contributo di diversi collaboratori di Astaire. Il suo braccio destro storico, Hermes Pan, colui che, tra le altre cose, ideò un’altra famosa sequenza del film, “Sunday Jumps”, dove Astaire danza con un attaccapanni. Nick Castle è accreditato come coreografo principale del film, ma l’ideazione della sequenza del soffitto appartiene completamente ad Astaire e al team di Donen.
Fred era un perfezionista, trascorse settimane a provare i movimenti in una replica del set prima delle riprese effettive. La sequenza fu girata in una sola ripresa continua, senza tagli o trucchi di montaggio, rendendo ancora più straordinaria la performance di Astaire, che all’epoca non era un ragazzino, aveva cinquantadue anni.
La replica di Richie
Anche il videoclip di Dancing on the Ceiling fu diretto da Stanley Donen, il regista che trentacinque anni prima aveva creato la sequenza di Fred Astaire.
Fu una scelta deliberata. Il progetto di Richie si ispirò esplicitamente al numero di Royal Wedding. La connessione diretta fu confermata da diverse fonti. Donen aveva visto nell’opportunità di dirigere il video di Richie la possibilità di migliorare quella scena grazie a mezzi più moderni. Richie era rimasto così colpito dalla sequenza di Astaire che decise di comporre una canzone che trasmettesse quel tipo di gioia che dà leggerezza.
Girare il videoclip fu un investimento considerevole per l’epoca, con un budget compreso tra 350.000 e 500.000 dollari, uno dei video musicali più costosi del 1986. Le riprese si svolsero presso i Laird Studios di Culver City e al LeMondrian Hotel di West Hollywood.
La coreografia fu affidata a Michael Peters, uno dei professionisti più in auge negli anni ’80. A lui si devono i video di Thriller e Beat It di Michael Jackson. Peters aveva già collaborato con Richie per Hello.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link
La replica di Richie superò in tecnica l’originale del suo predecessore combinando diverse metodologie. I ballerini erano su un set fisso dove il pavimento era progettato per sembrare un soffitto, e hanno capovolto la telecamera per creare una perfetta illusione. Inoltre, fu utilizzato il blue screen per combinare diverse riprese, in modo tale da mostrare persone che stanno in piedi su due parti della stanza nello stesso momento. Il video fu girato in soli tre giorni, ma la preparazione richiese diverse settimane per perfezionare la sincronizzazione dei movimenti con la rotazione del set.
Effetto magnifico, ma continuo a preferire l’originale.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


Rispondi