Elisabetta II ha incarnato la tradizione e l’unità della nazione. Ha saputo farlo anche con la grazia di chi sa quando rompere le regole. Come quella sera in cui a Buckingham Palace si vide qualcosa che mai si era visto prima.
Ci manca Elisabetta II, quella sovrana che più sovrana non si poteva. Ma che ha saputo essere anche icona pop. Un’ancora, un porto sicuro per un paese che non solo ha vissuto impressionanti cambiamenti, ma li ha saputi guidare senza perdere se stesso.

Quella sovrana che sapeva portare l’ermellino e la corona tanto quanto i cappellini pastello e che non chiedeva rispetto, semplicemente perché era inevitabile darglielo.
Salita al trono giovanissima, nel 1953, al termine di scandali e rivolgimenti che già allora sembravano mettere in pericolo la Corona di un impero in dissoluzione, Elisabetta avrebbe potuto sembrare troppo inesperta e fragile per reggere il peso di una realtà che intorno a lei stava letteralmente rovesciando il mondo. Una ragazza ancora esile, in quelle stanze antiche e indurite. Molti pensarono che tutto ciò che stava cambiando il mondo avrebbe finito per seppellirla sotto le rovine di una gloria passata, che era finita per sempre. La storia è andata diversamente. È stata lei a cambiare tutto, e lo ha fatto anche facendo risuonare in quelle stanze, che mai avevano sentito nulla del genere, il ritmo infuocato del rock n’roll.
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Nessuno aveva mai pensato di fare una cosa del genere. Ma lei lo fece con quella naturalezza che l’ha resa il baricentro improbabile di un’Inghilterra completamente nuova, audace, rivoluzionaria. L’Inghilterra della Swingin’ London. Così completamente inglese, e così creativa da ispirare il mondo.
The Royal taste for Rock ‘n’ Roll
Correva l’anno 1956 quando una Elisabetta sul trono da appena tre anni informò il cerimoniale di corte che le sale di Buckingham Palace si sarebbero aperte per la prima volta per la proiezione di un film.
Già questo fece andare di traverso il tè ai dignitari, gente che per sua natura guarda con diffidenza alle innovazioni. Eppure non era ancora niente, perché la regina aveva richiesto la proiezione non di un film normale, ma di un film che in quel momento stava incendiando le sale di tutto il mondo, e che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica.
Elisabetta II aveva richiesto la proiezione di una copia di Rock Around The Clock. Un film, come diremmo oggi, “generazionale”: il manifesto di tutto ciò che l’austero ambiente di corte sembrava nato per contrastare. Era un desiderio bizzarro ma era il desiderio della Regina. E le richieste di un sovrano non sono concepite per essere rifiutate.
La domanda cortese e ferma di Elisabetta era l’espressione del suo potente amore per la musica. Era salita al trono prima della rivoluzione del Rock, prima di Elvis, prima dei Beatles, prima persino che Big Mama Thornton incidesse la prima versione di Hound Dog. Era nata prima del rock, ma non aveva nessuna intenzione di perderselo.
Col tempo l’ambiente di corte si abituò ai suoi gusti, capì che oltre ai grandi classici perfettamente adatti per un sovrano, la regina amava intrattenersi con generi completamente diversi, un gusto che l’età avrebbe solo rinforzato: amava il pop, la musica leggera e persino la disco music; gli ABBA, Cliff Richard e Dame Vera Lynn. E quella sera intendeva incominciare il suo percorso proprio con Rock Around The Clock.
Era una scelta forte e come tutto per Elisabetta era anche una scelta politica. La Regina aveva intenzione di comprendere il grande cambiamento culturale del suo tempo, quella febbre che aveva preso i suoi sudditi. Il film, che aveva tra i suoi protagonisti Bill Haley & The Comets era stata la scintilla che aveva fatto esplodere la follia del Rock ‘n’ Roll nel paese. Un vulcano che preoccupava le generazioni già cresciute, che altri sovrani avrebbero provato a contrastare o quantomeno ignorare. Lei invece voleva voleva capire, oltre che ovviamente godersi un po’ di quella nuova musica che appariva così dannatamente interessante.
Il fenomeno Rock Around The Clock
Quel film non era solo un film, era un manifesto, un terremoto culturale. Il pezzo di Bill Haley diventò la prima hit rock della storia, oltre che il primo inno della gioventù di quel tempo.
La sua esplosione nel 1955 causò rivolte nelle scuole, sommosse nei cinema. Il film Blackboard Jungle, che lo aveva scelto come colonna sonora, fu giudicato così pericoloso per l’ordine pubblico da essere bannato dal governo americano. Una decisione draconiana che il Regno Unito visse inizialmente da lontano, protetto dall’oceano che lo separava dalle ex colonie ribelli. Le polemiche si sprecarono ma era chiaro che il terremoto sarebbe arrivato anche lì e Rock Around the Clock, un film completamente dedicato al nuovo fenomeno, rischiava di rendere le scosse ancora più devastanti.
Alcuni cinema inglesi seguirono l’esempio americano e decisero di bannare la pericolosa ed esplosiva pellicola. L’Inghilterra si preparava alla guerra contro il Rock ‘n’ Roll ma la notizia che la regina aveva richiesto una proiezione privata calmò le acque e finì per cambiare completamente lo spirito con cui il Paese avrebbe affrontato la nuova musica.
La regina del Rock ‘n’ Roll
Non è eccessivo dire che la scelta della regina di proiettare Rock Around The Clock a Buckingham Palace fu un atto di pacificazione tra vecchie e nuove generazioni. Se la regina aveva intenzione di abbracciare il grande cambiamento culturale del suo tempo, lo stesso poteva fare il suo paese. E lo fece con l’efficacia che conosciamo.

Fu una scelta politica, culturale. Ma anche personale e rivelò al mondo, e prima di tutti al suo accigliato Paese, un lato personale del tutto imprevisto, piuttosto eccentrico, e quindi perfettamente britannico: alla regina piaceva da pazzi il Rock ‘n’ Roll.
Elisabetta II è stata la monarca che ha regnato più a lungo nella storia de Regno Unito, una figura storica e leggendaria. Alcune delle sue decisioni sono state almeno teoricamente più decisive e importanti. Ma forse nessuna ha cambiato l’Inghilterra come questa.
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Poteva essere un impero malinconico, chiuso in se stesso, rivolto all’indietro. Diventò il regno dei Beatles, dei Rolling Stones, di Vivienne Westwood, di Elton John e degli Who.
Dio salvi la regina, dicevano gli inglesi. A salvare l’Inghilterra, forse, ci ha pensato lei.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo®


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