Non è l’apologia di un assassino, per di più efferato e seriale, ma la semplice constatazione di un dato di fatto.
In un’epoca come la nostra in cui si tenta di correggere gli errori del passato con aggiustamenti estetici e formali (leggi film, libri, anche per bambini messi all’indice perché non ritenuti corretti), o in cui si giustificano nefandezze passate nascondendole con la classica pezza a colori o sviando il discorso con il provvidenziale “il punto è un altro”, noi ci guardiamo bene dal fornire giustificazioni ad assassini.

Si può, si deve capire il contesto, le motivazioni, per provare ad impedire che accada ancora, ma gli omicidi restano, le persone morte tali rimangono ed una pena appropriata è l’unica cosa che si può offrire a chi è rimasto.
The Co-Ed killer
Il periodo di attività del co-Ed Killer, così chiamato per la sua predilezione per le studentesse, come assassino seriale è stato relativamente breve, undici mesi in tutto, da maggio 1972 ad aprile 1973. Come semplice omicida aveva cominciato a quindici anni, quando aveva ucciso i nonni.

Rilasciato a ventun anni sulla parola, Kemper tornò a vivere con sua madre e cominciò a frequentare il community college, così come aveva deciso il giudice. Big Ed coltivava il sogno di diventare poliziotto, un sogno che si andò ad infrangere contro la sua mole imponente, 2,06 m di serial killer, troppi secondo il regolamento. Continuò a frequentare un locale in cui si ritrovavano i tutori dell’ordine, ai quali era, tra l’altro, simpatico. Ma i rapporti con la madre, che lo avevano spinto a scappare di casa, cercare il padre che aveva deciso la sua finale collocazione dai nonni, non migliorarono affatto.
Ogni volta che aveva un litigio con la genitrice, usciva di casa ed uccideva. Dieci vittime in tutto, compresi i nonni. Le modalità degli omicidi erano particolarmente efferate, rese ancora più odiose da atti di necrofilia e dallo smembramento dei cadaveri. Oggi si direbbe vittime ad alto rischio in quanto autostoppiste, in realtà erano perlopiù studentesse universitarie in cerca di un passaggio. Una pratica comune in quegli anni.
La sua abilità nello sbarazzarsi dei cadaveri e nell’eliminare qualsiasi prova che potesse far risalire a lui avrebbe reso davvero arduo per gli inquirenti la ricerca del colpevole. Ma il “quasi poliziotto” Kemper, dopo essere fuggito ed essersi reso conto che nessuno era sulle sue tracce, decise di confessare e consegnarsi alla polizia.
Il detenuto modello
Per sua fortuna o sfortuna, dato che Kemper aveva richiesto per sé stesso la pena di morte “per tortura”, in California la massima sanzione era stata sospesa. Fu quindi condannato all’ergastolo. Le cronache riportano di un paio di tentativi di suicidio, ma poi Ed si è abituato alla vita carceraria mettendo a frutto il suo incredibile Q.I.

Si è laureato in informatica, è un abile ceramista, si è occupato di mantenere i rapporti tra i detenuti e gli psichiatri e ha tradotto libri in Braille. Per aiutare una charity che si occupa di persone ipovedenti, Kemper ha trascorso più di cinquemila ore della sua vita dietro le sbarre prestando la voce per audiolibri. Il tempo, in fin dei conti, non gli mancava. Tra i libri da lui registrati ce ne sono di tutti i generi e per vari tipi di pubblico, Star Wars di George Lucas, Windmills of the Gods di Sidney Sheldon, The Glass Key di Dashiell Hemmett e Flowers in the attic di V.C. Andrews, solo per fare qualche titolo. Quest’ultimo in particolare è un romanzo gotico pubblicato nel 1979. Ha avuto un notevole successo, tanto che ha avuto ben due trasposizioni per il grande ed il piccolo schermo.
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La trama, ai confini dell’horror, è un’intricata storia di famiglia con segreti, incesti e tentativi di omicidio. E se avete abbastanza sangue freddo, potete avere un assaggio della misera vicenda raccontata da una composta voce narrante, quella di un vero serial killer: Ed Kemper. Basta cliccare il video che vi abbiamo messo poche righe sopra.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


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