La Regina Elisabetta ha sopportato momenti difficili e persone scomode nel corso della sua vita. Ma una volta proprio non ce l’ha fatta
La monarchia britannica è finita. Perlomeno per me. E’ finita quando la Regina Elisabetta ha esalato il suo ultimo respiro. Essendo una monarca costituzionale il suo potere era minimo, ma enorme dal punto di vista dell’immagine.

Una donna capace di tenere sulle spalle un Paese che passa da impero a comprimario, un marito sopra le righe, un figlio un po’ così, sciocchino, un paio di nuore che l’hanno fatta tribolare, senza perdere un’unghia di dignità. Con Re Carlo, mi spiace, ma la Royal Family si è giocata un bel po’ di regalità, coadiuvato come più poteva dal mentecatto pedofilo del fratello. Personalmente non credo alla necessità di rinnovarsi da parte della monarchia inglese. Potere reale non ne ha e non mi piace l’idea di vedere orde di ragazzini entrare nelle stanze più segrete, scarabocchiando ovunque e incidendo i loro ininfluenti nomi su muri e suppellettili, che diversamente da loro, appartengono alla storia. L’esclusività, a volte, è parte del fascino. Credo che il mondo si stia livellando verso il basso, invece di alzare l’asticella, per spingere a migliorare, scuole ed istituzioni, abbassano il livello in nome dell’inclusività. Ma chi è a questo punto che non ha fiducia nelle giovani generazioni?
Elisabetta, come lei nessuna
Regina sì, ma non delle favole. Non ha vissuto tra balli, scarpette e principi azzurri. Quello di regina è un lavoro. L’esposizione pubblica era una responsabilità sociale che accettava con un certo grado di stoicismo. I momenti che amava di più erano quelli in cui cavalcava da sola per compensare tutta l’attenzione mediatica.

Tendeva alla ragione più che all’emozione, il che a volte la faceva apparire distante e fredda. Esercitava l’arte della disciplina. Routine e rituali erano di importanza fondamentale nella sua vita quotidiana, così come l’aderenza a regole di protocollo rigorose. Già da bambina, la giovane Elisabetta II era descritta come “coscienziosa, diligente e ordinata”. Era una persona emotivamente stabile. La sua natura calma e composta faceva sentire i suoi ospiti a loro agio in sua presenza. Chi ha avuto l’occasione di incontrarla ne ha sottolineato il senso dell’umorismo e l’ironia. Elisabetta II aveva un potere politico limitato, eppure la sua influenza di fondo, sebbene indefinibile, era innegabile. Per i suoi primi ministri era un interlocutore affidabile. Non esprimeva opinioni su questioni politiche, alcuni di loro hanno sottolineato come quegli incontri erano le uniche volte in cui potevano essere certi della riservatezza. Particolarmente nei suoi ultimi anni, poteva offrire loro il beneficio della sua esperienza negli affari politici e della conoscenza di diverse generazioni di leader stranieri. Regnò attraverso enormi cambiamenti politici, sociali ed economici. Attraverso tutti questi cambiamenti e sfide, la Regina rimase una costante. Ma anche lei aveva un limite.
I Ceausescu in visita di stato
Nel giugno 1978 Buckingham Palace diventa lo scenario di una disastrosa visita di Stato. L’ospite è Nicolae Ceausescu, dittatore della Romania comunista, accompagnato dalla moglie Elena, “scienziata” autodidatta con un diploma di quarta elementare e una collezione di dottorati honoris causa. La visita di Stato del giugno 1978 nasce male fin dall’inizio.
A volere Ceausescu a Londra è il primo ministro laburista Harold Wilson, convinto che il dittatore romeno possa essere un ponte tra Est e Ovest durante la Guerra Fredda. Ceausescu ha una reputazione ambigua: da un lato è un tiranno assoluto che governa la Romania “con pugno di ferro”, dall’altro è l’unico leader comunista europeo che osa tenere testa a Mosca. La situazione britannica di quegli anni è difficile: inflazione alle stelle, crisi fiscale, scioperi a raffica. Il governo britannico spera di vendere alla Romania aerei, motori, turbine Rolls-Royce. Si parla di contratti per oltre 200 milioni di sterline con British Aerospace e altri 100 milioni con Rolls-Royce. Ceausescu si dimostra disponibile, però, pone una condizione non negoziabile. Vuole essere invitato a palazzo, una visita di Stato in piena regola, con tanto di carrozza dorata trainata da cavalli bianchi, cena di gala, alloggio nella Belgian Suite di Buckingham Palace e onorificenze reali. Si accontenta di poco. La Regina non è entusiasta. L’ambasciatore britannico a Bucarest, Reginald Secondé, ha già scritto un rapporto dettagliato per il Foreign Office: “Ceausescu è un dittatore assoluto come pochi altri al mondo”, Elena è una “vipera” che “adora fare shopping”, i figli sono “irresponsabili”. Elisabetta II riceve anche una telefonata dal presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, che qualche mese prima ha ospitato i Ceausescu a Parigi. “Hanno completamente devastato la residenza”, racconta Giscard alla Regina. “È come se fossero entrati dei ladri e avessero distrutto tutto. Hanno persino scavato buchi enormi nei muri, convinti di essere spiati”. Giscard le racconta come “lampade, vasi, posacenere e rubinetti del bagno” erano stati rimossi. La Regina, terrorizzata, dà ordine immediato al maestro della Casa Reale di rimuovere tutto ciò che ha valore dalla Belgian Suite, dove alloggeranno i Ceausescu. Vengono fatte sparire le suppellettili di valore come suggerito da Giscard: spazzole d’argento, vasi, lampade, posacenere, i rubinetti del bagno vengono sostituiti con modelli più economici. Il timore è che i Ceausescu facciano man bassa come a Parigi, riempiendo le valigie di souvenir reali. Come si fa con i kit degli alberghi.

Arriva il giorno fatidico, Nicolae ed Elena Ceausescu arrivano a Victoria Station, dove vengono accolti dalla Regina, dal principe Filippo e da una folla di manifestanti per i diritti umani che li fischiano e protestano. Le immagini ufficiali mostrano volti rigidi e sorrisi forzati. La coppia sale sulla carrozza dorata che li porterà a Buckingham Palace in una parata cerimoniale lungo le strade di Londra, ma l’atmosfera è tutt’altro che festosa. I giornali britannici titolano: “Perché questo mostro è stato invitato in Gran Bretagna?”. La stampa ricorda i 20.000 prigionieri politici nelle carceri romene, la Securitate che perseguita gli oppositori, le restrizioni alle libertà fondamentali. Ma ormai quello che è fatto è fatto. Durante i quattro giorni di visita, Ceausescu si comporta formalmente in modo impeccabile. Fa quello che gli viene detto, partecipa alle cerimonie, firma i contratti. La Regina gli regala un fucile da caccia con mirino telescopico (regalo perfetto per un dittatore megalomane che si vanta di essere il più grande cacciatore del mondo) e gli conferisce the Order of the Bath. Alla moglie, la Regina dona una spilla in oro.
Ma Elena vuole una cosa sola, ottenere la membership della Royal Society, la prestigiosa accademia scientifica britannica. Secondo il generale Ion Pacepa, capo della Securitate fuggito in Occidente, Elena avrebbe minacciato di non lasciare Londra senza quell’onorificenza. La donna, che ha a malapena completato la quarta elementare, vanta già un curriculum accademico impressionante: dottorati honoris causa dal Messico all’Iran, dal Perù al Ghana, tutti ottenuti con la pressione diplomatica del marito. La Royal Society rifiuta categoricamente. Anche Oxford e Cambridge declinano l’invito a conferirle lauree ad honorem. Harold Wilson, cancelliere dell’Università di Bradford, prova a convincere la sua università, ma fallisce miseramente. Nessuna gioia da Heriot-Watt, Sussex, Liverpool, Southampton. L’Imperial College rifiuta, nonostante un figlio di Ceausescu avesse studiato lì. Il Foreign Office va nel panico: se Elena torna a casa senza nessun riconoscimento, rischia di far saltare l’intero affare dei contratti commerciali. A salvare la situazione arriva il Politecnico di Central London, che le conferisce una “honorary professorship” in chimica, seguita dalla Royal Institute of Chemistry che le regala una fellowship. Durante la cerimonia, il rettore elogia Elena come “scienziata distinta” che ha contribuito alla “polimerizzazione stereospecifica dell’isoprene” e alla “stabilizzazione delle gomme sintetiche”. Parole tecniche per nascondere il fatto che Elena non ha mai scritto una sola riga di nessuna delle sue “pubblicazioni scientifiche”, tutte redatte da chimici terrorizzati costretti con le minacce a mettere il suo nome come coautrice.
La vita a Buckingham Palace
Dentro Buckingham Palace l’atmosfera è tesa sin dal primo giorno. I Ceausescu sono convinti di essere spiati e rifiutano di parlare nelle loro stanze. Per conversare tra di loro vanno nei giardini del palazzo, lontani da eventuali microfoni. Lo storico Robert Hardman descrive la coppia come “assolutamente priva di senso dell’umorismo e di fascino”.
La Regina, dal canto suo, esprime il suo disprezzo in modo sottile ma inequivocabile. Durante la cena di gala, fa servire vini modesti invece dei grand cru che normalmente si offrono agli ospiti di Stato. Tra i regali ufficiali che Ceausescu riceve c’è un cucciolo di labrador nero donato da David Steel, leader del Partito Liberale britannico. Il dittatore lo chiama Gladstone, ma una volta tornato in Romania lo ribattezza Corbu (“corvo” in romeno) e se ne innamora a tal punto da nominarlo colonnello onorario dell’esercito romeno. Gli fa comprare i biscotti a Londra e li fa portare a Bucarest tramite valigia diplomatica.
Cespuglio, ultimo rifugio
E’ abbastanza chiaro che Sua Maestà non sopporta quei due e sta stringendo i denti contando i giorni che la separano dalla loro partenza. Qualche giorno dopo il loro arrivo, la Regina, come è sua consuetudine, esce a portare a spasso i suoi amati corgi nei giardini di palazzo. È un rito, uno dei pochi momenti in cui Elisabetta II può stare sola, lontana da occhi indiscreti e libera dal protocollo. Mentre passeggia, vede i due dittatori stagliarsi all’orizzonte, in avvicinamento, a ore 12. Nicolae ed Elena stanno parlando tra loro in romeno di affari di Stato, presumibilmente. La Regina ha un attimo di panico, sa che dovrà fermarsi, fare conversazione educata, sorridere, fingere interesse. E in quel momento preciso decide che non ce la fa. Anche Elisabetta II ha un punto di non ritorno.
Secondo il racconto di Sir Antony Jay, scrittore e autore televisivo che aveva ricevuto la storia direttamente da una fonte vicina alla Regina, Elisabetta per la prima e unica volta in settant’anni di regno, si nasconde in un cespuglio con i suoi corgi e aspetta che i Ceausescu passino oltre. Né più, né meno di quando noi cambiamo marciapiede per non salutare qualcuno.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con un click a questo link
Non sappiamo se i due dittatori si siano accorti di qualcosa. Forse hanno solo visto un movimento tra le foglie, forse hanno sentito un guaito soffocato di un corgi costretto al silenzio, forse hanno notato nulla. L’episodio diventa leggendario negli ambienti di palazzo e, decenni dopo, quando viene reso pubblico, conferma ciò che tutti già sapevano: la Regina Elisabetta II, donna di ghiaccio capace di sopportare qualunque personaggio scomodo, aveva trovato in Nicolae ed Elena la personificazione dell’insopportabile. E’ stato l’unico caso in cui la ragion di stato si è arresa all’istinto di fuga. Quando finalmente i Ceausescu ripartono, Elisabetta II tira un sospiro di sollievo. Secondo alcune fonti, pare che la Regina abbia definito quei tre giorni i peggiori della sua vita e il dittatore come that frightful little man. L’ex ministro degli Esteri David Owen, nel documentario ITV Our Queen: Inside the Crown, conferma: “La Regina sopporta moltissime persone diverse, ma Ceausescu era troppo anche per lei”. Secondo lo storico Edward Behr, biografo di Ceausescu, Sua Maestà non perdonò mai né il primo ministro Jim Callaghan né il ministro degli Esteri David Owen per averla costretta a ospitare quella coppia. Il risentimento rimase per anni. Quanto ai contratti commerciali, molti verranno firmati ma pochi rispettati. Uno tra gli accordi firmati prevede una fornitura da £300 milioni per aerei BAC 1-11 e motori Rolls-Royce. Ma solo nove aerei BAC 1-11 vengono costruiti prima che i Ceausescu siano fucilati undici anni dopo. The Order of the Bath conferito a Ceausescu viene revocato postumo, cancellato dai registri come se non fosse mai esistito. Anche Elisabetta era un essere umano. In quel cespuglio ci fu un piccolo atto di ribellione, invisibile, perfetto. E per questo, regale. God save the Queen.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


Rispondi