Winston Churchill è stato un gigante del suo tempo ma uno scolaro fallimentare. Aveva un problema che nemmeno la scuola moderna è riuscita a superare.
Il mondo è diviso in due campi, chi rimpiange un passato in cui tutto era molto meglio e chi vede in quello che abbiamo alle spalle un concentrato di limiti, e talvolta di crimini, che solo radicali cambiamenti di mentalità e approccio riusciranno a superare.

È una divisione netta, ancora più sentita quando si parla di scuola. Era meglio la scuola selettiva e severa di una volta? Oppure la nuova didattica è riuscita a includere e ad accompagnare anche chi un tempo sarebbe rimasto irrimediabilmente escluso? Tra i lettori di Boomerissimo®, anche per ragioni anagrafiche, è piuttosto diffuso il primo approccio. Molti di noi rimpiangono i tempi in cui a scuola “si imparava veramente”, la maestra unica, i brutti voti, le bocciature per chi studiava poco e male. Nonostante tra noi, ragazzi e ragazze degli anni ‘60, un sostanziale analfabetismo sia più diffuso del dovuto, a volte ci convinciamo del totale (ulteriore?) degrado della scuola, osservando le generazioni di TikTok che talvolta ci appaiono piuttosto mononeuroniche. Il panorama non è incoraggiante in qualunque generazione, si potrebbe dire. Ma sinceramente il sospetto che forse imparare le tabelline e un po’ di ortografia non fosse poi così sbagliato, talvolta è venuto anche a noi, scettici blu di tutte le istituzioni gerarchiche. Gente che almeno un po’, almeno in qualche momento della vita, ha pensato che rovesciare il mondo non fosse poi un piano così sballato.
Winston Churchill, un “sottaceto acerbo”
Se c’è qualcuno che dovrebbe incarnare la nostalgia per istituzioni severe, tradizionali e piene di regole, quello dovrebbe essere Winston Churchill. Un gigante della storia, ma anche un conservatore gigante. Uno che già al suo tempo rappresentava il valore delle cose come erano una volta. Il passare del tempo non ha fatto che aumentare l’apprezzamento per una figura titanica come la sua. Eppure, curiosamente, proprio Winston Churchill è stato l’esempio del conflitto delle volte insanabile tra una individualità di talento e un’istituzione fatta più per uniformare verso il basso che per mettere le ali al genio (le rare volte in cui c’è per davvero). Winston Churchill, nato nel 1874, a venticinque anni era ormai un fallito totale. Suo padre, che era stato Cancelliere dello Scacchiere (una specie di ministro delle finanze) morì senza aver mai avuto la speranza che il figlio combinasse qualcosa di buono nella vita. Con gli occhi di chi qualcuno di questi conflitti li ha, almeno un po’, vissuti anche di persona, c’è da dire che forse la famiglia Churchill aveva dato il suo contributo alle difficoltà del bambino, che comunque era abbastanza caratteriale e complicato anche di suo. All’età di quattordici anni, il piccolo Winston aveva già cambiato tre collegi, uno più severo dell’altro. I suoi, sconfortati dai suoi scarsi o inesistenti risultati scolastici gli avevano perdipiù tolto la parola, a volte per mesi, sia di persona che per lettera. La sua pagella di prima elementare era stata delle più sconfortanti per una famiglia che nutriva per il figlio grandissime speranze. Era stato definito in modo che probabilmente porterebbero una maestra di oggi al licenziamento in tronco, per mancanza di empatia.
“Un sottaceto acebo”, “non si è integrato nelle esigenze della scuola”, “comportamento troppo disinvolto”
–La pagella di Winston Churchill in prima elementare
La pressione di un ambiente scolastico che non perdonava niente e nessuno, lo sguardo di un padre sempre più deluso da quel figlio così “average”, produssero qualche modesto miglioramento. Il piccolo, poveretto, si impegnava e qualche insegnante lo registrava anche, con soddisfazione molto tiepida. Ma i giudizi restavano insoddisfacenti. A Brighton, quando il ragazzo aveva ormai dieci anni si registrò che il ragazzo “sta cominciando a capire che la scuola significa lavoro e disciplina”. Talvolta si segnalava qualche incoraggiante miglioramento. Ma indubbiamente a casa Churchill le segnalazioni di comportamento “exceedingly bad” devono essere arrivate come coltellate al cuore. L’inglese, specialmente parlato tra classi elevate, è ricco di giri di parole e di understatement. Una cortesia che gli insegnanti del piccolo Winston decisero di non usare, cosa che può dare un’idea del grado della loro disperazione.
“Un fallito delle public schools”
Tutti (qualcuno più di altri) sono stati tormentati durante la loro carriera scolastica da giudizi come “intelligentissimo ma potrebbe fare di più”. A Churchill andava ancora peggio. Nessuno negava le doti del ragazzo, dotato chiaramente di “commanding intelligence”, e di quella dote piuttosto immateriale che è la leadership.

Ma il piccolo Winston era, possiamo dirlo specialmente col senno di poi, una intelligenza troppo vivace e personale per un sistema scolastico che pialla piuttosto che esaltare le doti innate. E se pensate che la scuola di una volta in questo fosse migliore, la difficile biografia di un gigante come il futuro Primo Ministro, è lì a dimostrare che certi problemi non sono nati ieri, e forse nemmeno l’altro ieri. Deve proprio esserci una difficoltà di relazione fondamentale tra la fabbrica di educazione e di diplomi e la vivacità intellettuale di certi personaggi fuori dal comune, che tra i banchi finiscono per annoiarsi, sbandare, produrre meno della media o talvolta niente del tutto. Persino io, lontanissimo da Winston Churchill, ricordo la sensazione di noia (spesso ingiustificata) e la sensazione (sbagliata e certamente irritante per chi stava dall’altra parte della cattedra) di non avere niente da imparare in quell’aula, di saperne sempre e comunque di più di qualsiasi insegnante, in qualsiasi materia. È sicuramente un difetto, e un problema di molti ragazzi. Ma la scuola non pare essere riuscita a risolverlo, né ci riusciva allora, a giudicare dalla disperazione di tutti. E questo nonostante il giovane Churchill provasse anche a impegnarsi, senza risolvere tuttavia la questione centrale: il suo eccesso di intelligenza e di vivacità intellettuale, che produceva paradossalmente risultati sconfortanti. Dopo una carriera di studente mediocrissimo, con un padre sempre più deluso e spazientito, Churchill a diciannove anni abbandonò gli studi “normali” e passò all’accademia militare, dopo un’overdose di studio estenuante per gli esami, che produsse l’ammissione alla Cavalleria. Il ragazzo era euforico per avere superato finalmente un ostacolo difficilissimo. Non così suo padre.
“Winston è entrato in Cavalleria, che è sempre di seconda classe”
–Lord Randolp Churchill
Lord Randolph vedeva in questo parziale successo la conferma del fallimento di suo figlio, della sua scarsa propensione al lavoro. Winston non si era riscattato da niente, sarebbe rimasto per sempre un “perdigiorno sociale, uno delle centinaia di falliti delle public schools”.
Il riscatto
Churchill aveva molti problemi ma non la mancanza di carattere. Le sferzate e la delusione definitiva di suo padre per il successo a metà, fecero degli anni di Sandhurst, l’accademia militare, gli anni della trasformazione.

Forse provvidenzialmente, suo padre morì mentre il giovane frequentava ancora il primo anno. Ora, a venticinque anni suonati, si trovava di fronte a una scelta ormai non più rinviabile: rimanere il perdigiorno che suo padre lo aveva sempre accusato di essere, oppure scalare il mondo e farsi un nome. Continuò a studiare, principalmente da solo, leggendo febbrilmente di storia, economia, filosofia e usando finalmente le sue doti per entrare in conflitto non più con la scuola, ma con i vizi, la pigrizia intellettuale e morale degli altri giovani del suo tempo. Inventòuna miscela tutta sua di pensiero e azione, combatté in giro il mondo, dal Sudafrica ai possedimenti dell’India. Tornò pieno di idee e di energia, che avrebbero scritto quindici libri, conquistato un Nobel e vinto due guerre mondiali. Aveva trovato i suoi avversari, non più suo padre e la disciplina scolastica, ma l’appeasement, la cecità dei politici del suo tempo, i mostri totalitari di Hitler epoi di Stalin. Cambiando finalmente prospettiva, l’uomo era cambiato profondamente.
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La scuola invece è rimasta quella che era, con i suoi grandi pregi e i suoi enormi limiti, che dopo innumerevoli riforme, continuano a frustrare chi avrebbe capacità e voglia di fare qualcosa di più e di meglio.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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