La storia di due amici, cugini, complici e serial killer
La famiglia. Un’istituzione ancestrale che tutti vogliono difendere a suon di regole, divieti, proclami. Chiesa, politica, morale si arrogano il diritto di usarla per i propri scopi, secondo la loro idea.

Come ho già avuto occasione di raccontare, non coltivo l’idea della famiglia del mulino bianco. E’ la mia personale esperienza che mi ha portato su questa china, ma credo di non essere l’unica.
Famiglia sì, ma quale?
Moderne ricerche hanno dimostrato che gli esseri umani preferiscono aiutare coloro con cui sono geneticamente imparentati. Un comportamento che condividiamo con molte altre specie. Si è scoperto che gli animali preferiscono assistere i parenti fornendo cibo, difesa e riparo in relazione diretta al loro grado di parentela. Gli esseri umani mostrano lo stesso modello in molte culture.
Tuttavia, è importante riconoscere che i legami di parentela umana non sono solo biologici. Gli antropologi hanno dimostrato che questo legame è anche una costruzione socioculturale che crea reti di relazioni sociali e non solo biologiche. Si vede che la mia famiglia (allargata) sfuggiva completamente a questo pattern.
E’ anche vero che l’antropologia ha documentato un’enorme variabilità nei sistemi di parentela tra le culture. Alcune società privilegiano la biologia, mentre altre enfatizzano il rango matrimoniale, lo status sociale, o altri fattori. In altre, le relazioni di parentela si costruiscono attraverso la commensalità e la convivenza, indipendentemente dalla genetica.
Angelo Buono e Kenneth Bianchi
Angelo Buono e Kenneth Bianchi sono due cugini che tra l’ottobre 1977 e il febbraio 1978, terrorizzarono Los Angeles con una serie di omicidi. La stampa diede loro il nome di “Strangolatori di Hillside”.
Angelo Anthony Buono era nato da emigrati italiani di prima generazione originari di San Buono, un piccolo comune in provincia di Chieti. Si trasferì a Los Angeles con la madre ad appena cinque anni, dopo la separazione dei genitori. All’età di 14 anni iniziò a rubare automobili e a vantarsi con i compagni di scuola di violenze sessuali commesse. Durante l’adolescenza sviluppò anche un’ossessione per il criminale Caryl Chessman, noto come “red light rapist”, che considerava il suo eroe.
Le sue relazioni con le donne furono sempre problematiche. A ventun anni mise incinta Geraldine Vinal, una ragazza diciassettenne del suo liceo. La sposò solo per lasciarla meno di una settimana dopo il matrimonio. Quando nacque il loro figlio, Michael Lee Buono, Angelo si rifiutò di pagare gli alimenti e non permetteva nemmeno al bambino di chiamarlo papà.
Quello stesso anno iniziò una relazione con un’altra diciassettenne, Mary Catherine Castillo che sposò poco dopo. Dal matrimonio nacquero cinque figli. Tuttavia, Angelo si dimostrò un marito violento. Abusava della moglie incurante che i bambini assistessero alle violenze. Mary chiese il divorzio nel 1964 a causa dei suoi “desideri sessuali perversi” e della sua violenza. Poco dopo tentò una riconciliazione, ma Angelo la ammanettò e le puntò una pistola allo stomaco, minacciando di ucciderla. Il divorzio fu inevitabile, ma Mary non ricevette un dollaro di alimenti.
Intanto Angelo si era costruito una reputazione come dongiovanni e si faceva chiamare “The Italian Stallion” per le sue presunte capacità sessuali.
Nel 1975, quando aveva 41 anni, aprì un negozio di tappezzeria nel retro della sua casa, che diventerà teatro degli omicidi.
Kenneth Alessio Bianchi nacque da una prostituta diciassettenne che lo diede in adozione due settimane dopo la nascita. Fu adottato a tre mesi da Frances Scioliono, zia materna di Angelo e Nicholas Bianchi. Fin dall’infanzia mostrò segni di disturbi mentali. Frances lo descriveva come “un bugiardo compulsivo uscito dalla culla mentendo”.
Nel gennaio 1976 Kenneth lasciò la casa dei genitori per andare a vivere con il cugino di quasi vent’anni più grande. Buono rappresentava per Bianchi un modello di virilità e successo. Kenneth era impressionato dai suoi vestiti firmati, i gioielli e le storie di come “mettesse al loro posto” le donne.
La genesi della coppia-killer
Buono convinse facilmente Bianchi a unirsi a lui nel suo nuovo business, il protettore di prostitute. Le ragazze erano Sabra Hannan e Becky Spears, due adolescenti fuggite di casa. Sabra e Becky furono convinte a prostituirsi a suon di botte. Tuttavia, entrambe riuscirono a sottrarsi al loro controllo.
Fu Becky a scappare per prima. Durante una delle rare occasioni in cui le fu permesso di uscire, incontrò casualmente un avvocato di nome David Wood. Wood organizzò la sua fuga da Los Angeles. Poco dopo, Sabra, incoraggiata dalla fuga dell’amica, trovò il coraggio di scappare.
I due si trovarono senza mezzi di sostentamento e con la necessità di trovare dei rimpiazzi. Cominciarono a fingersi agenti di polizia in borghese, usando distintivi falsi per convincere le donne a salire sulla loro auto.
Una sera approcciarono Catharine Lorre, figlia dell’attore Peter. La sua salvezza fu il padre, anche se era già morto da molti anni. Quando i due criminali le chiesero i documenti, trovarono una foto di Catharine che la ritraeva bambina seduta sulle ginocchia del padre. I due assassini, che erano grandi appassionati di cinema e grandi ammiratori dell’attore, decisero di lasciarla andare.
Lorre, noto per Casablaca, aveva interpretato un serial killer nel film M – Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang.
I cugini, per ampliare il loro giro d’affari, acquistarono, da due prostitute, Deborah Noble e Yolanda Washington, una presunta lista di clienti VIP con l’intenzione di ricattarli.
Ma le ragazze avevano fornito loro una lista falsa. Quando i due se ne accorsero, riversarono la loro rabbia su Yolanda. Dopo averla strangolata, stuprata e torturata, abbandonarono il corpo su una collina vicino all’autostrada di Ventura.
Buono e Bianchi prendevano di mira donne e ragazze di età compresa tra i dodici e i ventotto anni, senza distinzione di classe. Le portavano a casa di Buono, dove venivano torturate e uccise. Nonostante siano passati alla storia come strangolatori, sperimentarono altri metodi per assassinare le loro vittime: iniezioni di liquido detergente, scosse elettriche e avvelenamento da monossido di carbonio, sacchetti di plastica riempiti di gas per soffocarle.
Quale che fosse il metodo con cui ponevano fine alla loro vita, abbandonavano i corpi nudi delle vittime sulle colline che circondano Los Angeles.
Nel corso del loro sodalizio familiar-assassino i due cugini uccisero dieci donne in California tra l’ottobre 1977 e il febbraio 1978: Yolanda Washington, 19 anni, Judith Lynn Miller, 15 anni, Lissa Kastin, 21 anni, Jane King, 28 anni, Dolores Cepeda, 12 anni, Sonja Johnson, 14 anni, Kristina Weckler, 20 anni, Lauren Wagner, 18 anni, Kimberely Martin, 17 anni, e Cindy Lee Hudspeth, 20 anni.
La fine del sodalizio
Gli omicidi cessarono improvvisamente nel febbraio 1978. Bianchi si era trasferito a Bellingham, Washington, per raggiungere la sua nuova compagna. E fu lì che uccise altre due donne: Karen Mandic e Diane Wilder, entrambe studentesse della Western Washington University. Le aveva attirate con la scusa di un colloquio di lavoro come collaboratrici domestiche.
Le prove portarono rapidamente a Bianchi. Addosso alle ragazze furono ritrovati un biglietto con il nome e numero di telefono di Bianchi e un biglietto da visita della sua ditta di vigilanza, oltre a merce rubata dal grande magazzino dove lavorava.
Quando la polizia di Bellingham contattò i colleghi di Los Angeles, per avere informazioni sul sospettato, scoprirono che Bianchi era già stato interrogato in relazione agli omicidi dello Strangolatore di Hillside.
Il detective Nolte chiamò il Los Angeles County Sheriff’s Department per verificare i precedenti di Bianchi. Per pura coincidenza, la chiamata fu trasferita al Detective Sergeant Frank Salerno, membro della Hillside Strangler Task Force che dal 1977 stava investigando gli omicidi delle donne nell’area di Los Angeles. Quando Salerno sentì l’indirizzo sulla patente di Bianchi, gli si accese la lampadina. L’indirizzo corrispondeva a quello di uno dei sospetti già sotto osservazione per i crimini di Los Angeles. Salerno organizzò immediatamente un volo per Bellingham per esaminare personalmente le prove del caso.
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Bianchi tentò una difesa disperata. Finse un disturbo di personalità multipla. Sotto ipnosi, fece emergere un alter ego chiamato “Steve Walker” che confessava gli omicidi. Tuttavia, gli psichiatri forensi, guidati dal Dr. Martin Theodore Orne, non abboccarono.
A questo punto, Bianchi si sentì perso e confessò gli omicidi di Los Angeles rivelando il ruolo del cugino. Entro mezz’ora dalla dichiarazione di colpevolezza di Bianchi, la Hillside Strangler Task Force arrestò Angelo Buono. Gioco, partita, incontro.
Angelo, dopo il trasferimento del cugino, aveva continuato a vivere nella stessa casa e non si era reso colpevole di altri omicidi. Un indizio chiaro che Ia dinamica omicidiaria dipendeva dalla coppia e non dal singolo individuo. Buono aveva bisogno del sostegno psicologico del cugino per commettere i crimini.
C’è da precisare che Buono si è sempre dichiarato innocente.
Un antipatico corollario di questa orrida vicenda coinvolse una aspirante scrittrice che perse la testa per Bianchi dopo averlo intervistato, tale Veronica Compton. La donna tentò di uccidere una donna a Bellingham per far sembrare che il vero strangolatore fosse ancora libero, ma, fortunatamente, fallì.
Il processo ai cugini durò due anni e si concluse per entrambi con la condanna all’ergastolo.
Durante la lettura della sentenza, il giudice Ronald M. George della Corte Suprema della California dichiarò:
“Non avrei la minima riluttanza a imporre la pena di morte in questo caso se fosse in mio potere farlo. Ironia della sorte, sebbene questi due imputati abbiano utilizzato quasi ogni forma di esecuzione legalizzata contro le loro vittime, gli imputati sono sfuggiti a qualsiasi forma di pena capitale”.
Angelo Buono è morto in prigione nel 2002 a causa di un attacco cardiaco, Kenneth Bianchi è attualmente detenuto nel Washington State Penitentiary a Walla Walla, Washington. Continua a chiedere la libertà condizionale, che gli viene inevitabilmente rifiutata.
Antonietta Terraglia – Boomerissimo.it®


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