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Boncompagni Non è la Rai

Gianni Boncompagni, quando cambiò la Tv ruttando e pisolando

Provocazioni, improvvisazione, tra nessun controllo e controllo totale: “Non è la Rai” ha cambiato la TV, con il genio di Boncompagni.

Ogni tanto la mia compagna di merende fondatrice di Boomerissimo.it è costretta a ricordarmi che il tempo alle nostre spalle si è alquanto compresso. Io, che sono poco portato per la matematica tendo a dare cifre casuali quando si tratta di misurare gli archi temporali. In questo caso, pallottoliere alla mano, mi sento sicuro di affermare che uno dei grandi catacalismi che hanno cambiato per sempre la TV, e certamente la pigra e tendenzialmente lenta TV di stato è avvenuto circa 35 anni fa. 

Boncompagni Non è la Rai
Boncompagni e Ambra – Boomerissimo.it

Eravamo abituati a un certo modo di fare varietà, quello cronometrico dei grandi show come Canzonissima. Ci ritrovammo all’improvviso in una specie di villaggio vacanze dove si biascicava e ballonzolava sgangheratamente ed era sempre buona la prima. “Il bello della diretta” aveva teorizzato ancora molti anni prima Gianni Minà, si realizzò grazie al contributo artistico di star della caratura di Mara Venier. Nel mezzo, a cavallo tra due mondi, c’era però un genio vero. Uno che lo spettacolo l’aveva cambiato già, ma alla radio, con Alto Gradimento e che nella fase autunnale della sua carriera decise di imprimere un’altra svolta di segno completamente diverso, come si conviene ai geni, che raramente ripetono. 

“Non è la Rai”, quando il gobbo superò il gobbo

Forse, mentre quella rivoluzione avveniva, non ne eravamo del tutto consapevoli. Anzi, senza forse. Lontano dalle vette critiche di Aldo Grasso e non ancora trentenne, di tutto mi interessavo tranne che agli sgambettamenti di un gruppo di sgallettate televisive. Le aveva messe insieme Gianni Boncompagni, un gruppo di ragazzatte in parte intercambiabili e in parte centrato intorno alla figura di Ambra. Lì per lì, per noi gente impegnata in letture e visioni faticose, era difficile cosa avesse di speciale.

“Quando tutto era più bello” – Boomerissimo.it

Eppure, dietro le quinte, un maestro della TV stava “rivoltando come un calzino” (citazione d’epoca) la struttura e i meccanismi dello show catodico.La sua creatura era caratterizzata da una gestione che come minimo si puà definire particolare, e che vedeva il regista, diventato deus ex machina, dirigere tutto attraverso un elaborato sistema di auricolari. Il leggendario sistema di comunicazione tra Boncompagni e Ambra Angiolini, una specie di telecomando vocale spettacolare capovolse la TV quando il regista decise di liberarsi della giovane star Paolo Bonolis per sostiruirlo con la sedicenne Ambra. Una mossa che ai più apparve suicida, ma che in realtà rappresentava un passo avanti del mentore al centro della scena, seppur per mezzo di una specie di conduttrice-ventriloqua. Ambra era il braccio, la faccia, e lo era abilmente. Boncompagni la voce e la mente, una voce che gracchiava direttamente nell’orecchio della incolpevole, e -occore dirlo- abilissima conduttrice. Pochi altri avrebbero potuto reggere al trattamento-Boncompagni, ai suoi salti, alle sue sorprese e provocazioni. Nulla doveva essere scontato, nulla doveva ammosciarsi e addormentarsi sul suo set. A parte, alle volte, lui.

È stata Ambra stessa a rivelarlo durante una delle sue interviste recenti. 

“Mi ricordo quando si addormentava dietro alle quinte, in regia”.
–Ambra

Un controllo talmente totale, talmente automatizzato, da diventare a volte persino inutile. Il regista dietro le quinte poteva anche abbandonarsi a una pennichella, sapendo che il suo show sarebbe continuato, nell’attesa di qualche sua imprevedibile alzata d’ingegno.

Tutto controllo, nessun controllo

Il meccanismo era davvero un po’ perverso, Boncompagni non si limitava a suggerire azioni e battute, anzi, non lo faceva proprio. E lo ha raccontato lui stesso:  “Tutti credevano che io suggerissi le battute, invece le dicevo delle cose tremende, irriferibili, e lei doveva fare finta di nulla”. Ambra confermò: “Mi diceva delle cose orribili. Io dovevo presentare mentre lui si divertiva a dirmi cose tremende, parolacce, che non si possono proprio ripetere”.

Un’altra stagione di Gianni Boncompagni – Boomerissimo.it

Oltre che un effetto dello spirito goliardico di questo Grande Timoniere l’idea, probabilmente, era quella di tenere altissimo il livello di attenzione e di adrenalina. Distrazioni, battute, battutacce, parolacce, per disturbare la sua “creatura” e impedirgli di andare avanti col pilota automatico. 

Incubo Boncompagni – Boomerissimo.it

Boncompagni stimolava il senso critico, si divertiva a testare la capacità di Ambra di filtrare i suoi suggerimenti: “Alcune volte insultava la signora al telefono e io gli facevo capire che non era il caso, oppure mangiava delle brioches e poi faceva dei rutti ed era una cosa che lo divertiva da pazzi”. Questo meccanismo che la costringeva ad andare avanti nonostante tutto, nonostante un leader che “bombardava il quartier generale” (idea di un altro, e ben più pericoloso, timoniere) creò in Ambra una “doppia autonomia”, come la definì lei stessa: “nel gestire lui e pure il resto”. Era un passeggiare sulla fune divertentissimo e pericolosissimo, che traspirava dallo schermo e teneva tutti al massimo delle loro capacità. Piero Chiambretti riuscì addirittura a intercettare il collegamento auricolare durante una trasmissione, dimostrando come Boncompagni dirigesse ogni movimento di Ambra in tempo reale. L’esperimento rivelò che la TV era entrata in una nuova fase in cui persino il “gobbo”, il famoso telemprompter, da cui i conduttori hanno letto per generazioni, era stato superato dalla tecnologia e dal genio disruptive. La conduttrice era non solo un’annunciatrice ma una vera e propria creatura del regista-autore. 

“Boncompagni ha dimostrato che il Gobbo elettronico è stato superato dal gobbo”
–Piero Chiambretti

Era un controllo totale, eppure inesistente. Che poteva cercare di dirigere, di devastare, o altre volte permetteva persino pause di direzione, forse le più temibili per gli artisti sotto le luci, costretti a inventare senza nemmeno le “bombe” che gli piovevano nell’orecchio. Fu vera gloria quella di “Non è la Rai?”. Di malignità e cattiverie, sul regista ormai in fase boomerissima ne sono sono piovute tante. Sicuramente nei nostri tempi politicamente corretti, gender-equal, un po’ woke e sempre attenti a non provocare nessuno (specialmente chi si sveglia la mattina con un desiderio matto di essere provocato), la sua TV di ragazzine adolescenti, addestrate a colpi di rutti, parolacce, e istruzioni irriferibili, tremende, non sarebbe più concepibile. 

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Come non sarebbero più concepibili Robin Williams e tanti altri geni fuori dagli schemi, che la realtà preferivano scuoterla, provocarla, sconvolgerle, per vedere con genuina e infantile curiosita cosa ne sarebbe uscito. Qualunque cosa si pensi di Non è la Rai (uno show che come si dice oggi “non era nella mie corde”), non ci abbiamo gudagnato. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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