Nel febbraio 1986 la Rai portò Ella Fitzgerald in tv. Quello che successe sullo schermo è appassionante, ma ancora difficile da spiegare.
È febbraio 1986, un giovedì sera. Nelle case degli italiani — quelle con il televisore nel salotto buono, quello che si accende e intorno a cui si fa silenzio nelle grandi occasioni e per i grandi varietà— sta succedendo qualcosa di strano. Qualcuno alza il volume. Poi lo rialza ancora. Serve a poco. In video ci sono la regina della TV italiana, Raffaella Carrà, e la regina della musica jazz e non solo:

Ella Fitzgerald. La grandissima Ella ha 68 anni, una voce che contiene tre ottave, e cinquant’anni di jazz, tutti passati sotto il riflettore. Le cantanti sono tante, alcune meravigliose. Ma di Ella Fitzgerald c’è solo lei, e quando canta si dice che possa spaccare un bicchiere di cristallo. Qualcuno ci ha fatto persino uno spot. Eppure dal televisore tutta quella potenza sonora non si sente. La sua voce arriva come da un’altra stanza, come se cantasse dietro una porta socchiusa. Poi rientra Raffaella e il volume torna quello di prima. Anzi, meglio abbassarlo un po’. Cos’è successo è cosa che si chiedono ancora tutti. Forse non io, educato in una famiglia dove per ukase paterno i varietà e le canzonette in qualsiasi salsa non hanno diritto di cittadinanza. Ma se quel giorno la TV non fosse stata sigillata, o sintonizzata su qualche vecchio film in bianconero francese, due domande me le sarei fatte pure io, che Ella la conosco e la amo da quando i miei coetanei ascoltavano Cocciante e Venditti. E per questa la mia direttrice ed editrice qui a Boomerissimo mi ha affidato questo pezzo: per puri meriti jazzistici. Rimettiamo dunque insieme i pezzi, con l’aiuto delle testimonianze scritte e orali che di quel memorabile evento sono rimaste.
Una TV da bere
Siamo nel pieno dell’inverno del 1986 e Buonasera Raffaella è il programma più glamour della Rai: va in onda nella prima serata del giovedì. Una serata potente, quella che era stata di Mike e che infatti fa ascolti da capogiro.

Lo studio da 1200 metri quadri in quella stagione di grandeur anni ‘80 si sposta addirittura a New York. È una prima volta assoluta: la Rai trasmette via satellite il suo show-simbolo dagli studi della Rai Corporation americana. È un azzardo costoso, finanziariamente spericolato tipico di quegli anni in cui tutto sembra possibile e i soldi paiono non finire mai (il conto lo abbiamo pagato dopo). Nelle aule fioccano le interpellanze parlamentari, le accuse di sperpero di denaro pubblico. Ma Raffaella Carrà non si tocca: in quel momento è al vertice assoluto e può permettersi di osare. Ha già venduto 60 milioni di dischi in 46 paesi, ha già conquistato la Spagna e l’America Latina. Quell’anno finisce intervistata anche da Johnny Carson e David Letterman nei loro talk show. È un’italiana che gioca davvero nella major league. I soldi non li spende, li fabbrica. Tutta l’Italia in quel momento gira così. A New York Raffaella impazza, acchiappa leggende e le porta a casa una dopo l’altra: Ginger Rogers, Stevie Wonder, Sammy Davis Jr., Joe Cocker, Henry Kissinger. Finché si arriva alla ciliegina, il tocco finale, forse un po’ blasfemo: Ella Fitzgerald.
Ella, il passo troppo lungo?
Bisogna capire chi era Ella Fitzgerald nel 1986 per capire la portata dell’operazione. Non è solo una grande cantante: è la leggenda di almeno un paio di generi, è la cantante. La “First Lady of Song”, la “Queen of Jazz”, l’unica performer che riesce a innervosire persino Frank Sinatra. Sinatra, che accanto a lei si sente inadeguato.
Il duetto “impossibile” – Boomerissimo.it®
Lui: Frank, Ol’ Blue Eyes, The Voice, un mito, un mostro, the King of the Hill, vicino a Ella di sente un po’ più piccino. Ma Raffaella? Beata, sfrontata, incoscienza. Raffaella, forse dotata dell’unico ego al mondo più sviluppato di quello di Frank Sinatra decide di chiamare proprio lei. E le propone di cantare insieme qualcosa che alle mie orecchie, francamente, risulta alquanto improbabile: When the Saints Go Marching In. Può darsi che sia un residuo di buon senso, appaiarsi su quella marcetta un po’ da bambini, o da film vintage, che non è proprio jazz ma quasi, o comunque può sembrarlo. Non uno di quegli standard che Ella stira come lenzuola al sole, agita e trasforma lasciandoti senza fiato, persino se non hai mai avuto la pessima idea di provare a cantarle accanto. Un timore reverenziale che Raffaella non ha, e non sappiamo se per dono di innocenza o per pura incoscienza. Eppure qualcuno con le cuffie, in regia, ha capito e sa fin troppo bene. Il risultato è un video che è diventato un capolavoro involontario di squilibrio sonoro. Ella apre la bocca e parte quella voce calda, enorme, tagliente e libera. Una nota sola e capisci perché non ce n’è un’altra così. Poi entra Raffaella. E da quel momento Ella sparisce. Assurdo.
Ti piace Boomerissimo? sostienilo con un click a questo link
Non è una questione di tecnica vocale. Sarebbe come se un motorino a miscela (con tutto l’amore e il rispetto per Raffaella Carra) sorpassasse la Ferrari di Schumacher. La spiegazione è tutta nel mixaggio. La voce di Raffaella è portata avanti pompando sui cursori fino ai limiti umani. La Carrà è brava: limpida, presente, da prima serata Rai, padrona del campo. Ma non è Ella. E quando Ella arriva senti lo sforzo dei tecnici di tenere a freno qualcosa che arriva da un altro mondo. La voce della Fitzgerald scende, scompare, diventa un’eco gentile, come se cantasse con un cuscino sulla bocca, o nella stanza accanto. Ti pare di sentire le istruzioni, quasi l’accento romanesco: “Ahò, Raffa se deve sentì!”. E nelle case degli italiani, quella sera, qualcuno gira la manopola del volume per fare uscire la regina del jazz dal sottofondo, ma non basta mai.
Il coraggio di essere Raffa
Il video, che abbiamo ritrovato e come si suol dire embeddiamo, è il documento di un momento storico, del coraggio temerario e quasi incosciente di una soubrette e una conduttrice che anche per queste cose non possiamo non amare. Una che si è fatta da sola, e che non ha paure delle scarpe troppo grandi. Che non teme di mettersi accanto a Ella, lei che sa fare tante cose ma non è proprio una vera cantante. Non ha la paura di scomparire o di essere, come si dice nel linguaggio da jam session, essere “soffiata via” (cosa che con Ella potrebbe capitare anche in senso non proprio metaforico). In quel gesto letteralmente da pazzi c’è tutta Raffaella Carrà: l’italianissima, meravigliosa, un po’ folle convinzione che con abbastanza energia, un costume scintillante e un sorriso a 32 denti si possa stare sullo stesso palco di chiunque. Anche di chi è oggettivamente su un altro pianeta. Ella sorride serafica, regala perle di classe ogni volta che le lasciano lo spazio di una sillaba, e intanto Raffaella si prende la scena come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Il vero miracolo che possiamo continuare a guardare e anche provare ad ascoltare è questo: non che Ella abbia accettato di cantare , ma che Raffaella abbia avuto il coraggio di chiederglielo. Cose da pazzi, un po’ incoscienti. Specialmente se non sai che a tendere una rete di sicurezza e ad evitarti di scomparire, ci sono tecnici solerti con le loro manopole del volume e con i filtri, che si sforzano di contenere l’energia atomica che tu sei stata così pazza da chiamare sul palco accanto a te. Pazza e adorabile Raffaella…
Antonio Pintér – copyright Boomerissimo.it®


Rispondi