La Rai mise insieme due fuoriclasse per salvare il sabato sera, ma qualcosa sul palco del Teatro delle Vittorie si incrinò subito
Il mio sabato televisivo ormai da anni è scevro di varietà televisivi.

Sostanzialmente per due motivi, non c’è più il varietà del sabato sera e non abitando a casa dei miei ormai da eoni, sono libera di vedere quello che mi pare. Anche niente.
Fantastici Fantastico
Per 13 edizioni non continuative, il principe dei varietà è stato Fantastico, abbinato alla lotteria Italia e al sogno di vincere il primo premio. Vincerlo aveva le stesse possibilità di essere colpiti da un asteroide, ma per qualche settimana si potevano fare i piani di un miliardario.

Complice l’età (o la memoria selettiva), in realtà non ne ricordo molti. Ricordo il primo, quella con Loretta Goggi, Heather Parisi, Beppe Grillo e Truciolo. Di tutti gli altri ho solo un gran mischione in testa. Qualche episodio di un Fantastico con Raffaella Carrà, Corrado e Renato Zero (geniale con Viva la Rai), l’immancabile Baudo, credo qualche Anna Oxa, pioniera delle extension. O le incursioni di Roberto Benigni in versione non ancora santone/cantore, ma anarchico satiro ammiratore di “patonza”.
Per capirci qualcosa ho dovuto studiare, fare ricerche. Ho scoperto che una delle edizioni meno riuscite, tragiche, iniziate male e finite peggio è stata l’edizione n. 12, condotta da due “primedonne”, la Raffa nazionale e Johnny Dorelli. Quella che doveva essere la stagione del rilancio di Fantastico, dopo anni di ascolti calanti, si trasformò nel simbolo del declino del varietà classico italiano. E protagonisti e attori di questa parabola discendente furono proprio loro: due professionisti che scoprirono molto in fretta di non poter lavorare insieme.
L’antefatto
Estate 1991. Nella sua villa all’Argentario Raffaella Carrà pianifica e studia per il suo ritorno a Fantastico. Suo compagno di merende stavolta non sarà Corrado, ma un altro monumento dello spettacolo italiano: Johnny Dorelli. La scelta è stata fatta direttamente da mamma Rai, che come diceva la canzone, non ti abbandona mai… se no guai! Compenso di Raffaella 650 milioni più gli sponsor, costo per puntata 800 milioni, cachet di Dorelli non pervenuto.
Il primo agosto, durante la conferenza stampa di presentazione, tutto sembrava filare liscio. Raffaella Carrà arrivò per prima, sorridente e disponibile con fotografi e giornalisti e possiamo quasi giurarci con le mani ai fianchi nella sua tipica posa. Prometteva “un programma scanzonato, allegro, festoso”, spiegando di voler capitalizzare il pubblico giovane conquistato con Ricomincio da due.
Johnny Dorelli, arrivato più tardi, fu meno enfatico e zuzzurellone. Disse qualche frase di circostanza e qualche battuta. Disse, per scherzo o premonizione, di poter essere rimpiazzato, nel corso del programma, da uno dei giovani talenti in gara. Mamma Rai nutriva aspettative altissime sulla coppia d’oro. Raffaella era reduce da tre edizioni di grande successo legate alla Lotteria Italia (Canzonissima nel 1970 e 1971, Fantastico 3 nel 1982, quest’ultimo con il record di 27,4 milioni di telespettatori alla finale). Per lei il 1991 era anche il ritorno trionfale su Rai 1 dopo il breve passaggio alla Fininvest. Il curriculum di Dorelli non era meno ricco. Da cantante con successi a Sanremo (“Nel blu dipinto di blu” con Modugno, “Piove”, “L’immensità”), come attore teatrale (“Aggiungi un posto a tavola”, record di pubblico), cinema (oltre 40 film), conduttore TV con varietà di successo in RAI (“Johnny 7” , “Canzonissima” con Vianello e le Kessler, “Gran Varietà” con Mina) ed anche in Fininvest. Due professionisti, niente da dire, ma non è bastato.
Era l’impostazione dei due ad essere totalmente contrastante. Raffa e Japino, regista del programma, erano fautori di una idea di show profondamente strutturata, in cui però, chi era sul palco, si sentisse libero di improvvisare e “sentire” il pubblico. Dorelli era d’accordo con la solida struttura, ma era convinto della necessità di attenersi a un copione, imparare le battute a memoria .
Tutto pronto, si inizia
In dirittura d’arrivo per l’esordio, il Teatro delle Vittorie brulicava di addetti ai lavori, tutti nervosi, tutti in fermento. Sergio Japino, in qualità di regista e compagno di Raffaella, era teso. Superstizioso come molta gente di spettacolo, ordinò di spargere sale nei corridoi del teatro perché la prima puntata andasse al meglio. Chissà se si era ricordato di buttarlo oltre la spalla sinistra, altrimenti ha l’effetto contrario. Japino lasciò liberi tutti il pomeriggio del sabato, era certo della buona riuscita della prima puntata. Nelle settimane precedenti nulla invece era andato liscio. La stampa raccontava di riunioni burrascose, di Dorelli che arrivava agli incontri con l’avvocato, di discussioni furiose sul tipo di conduzione.
Enrico Vaime, uno degli autori, cercò di minimizzare: “Probabilmente Dorelli ha pensato di non essere con Raffaella Carrà nella sintonia necessaria per portare avanti un programma importante come Fantastico. Certo, ci sono state riunioni burrascose e abbiamo gettato via gran parte delle scalette già preparate, ma non siamo in un convento”. Il problema era irrisolvibile.
A dieci minuti all’inizio della prima puntata. Dorelli dietro le quinte, ripassava mentalmente le battute. Raffaella gli si avvicinò. Aveva quello sguardo che Dorelli aveva imparato a riconoscere: lo sguardo di chi sta per ribaltare tutto. “Johnny, sai, ho intenzione di non seguire il copione. Dirò cose tutte diverse.” Ci sarebbe piaciuto poter vedere Dorelli mutare completamente espressione. “Le rispondo che non ci sono problemi”, racconterà poi a La Stampa il 5 gennaio 1992. “E lei parte in quarta a parlare delle mie mogli… insiste tanto che alla fine, per cambiare discorso, le faccio capire che anch’io potrei mettermi a discutere della sua vita sentimentale”.
È un esordio da incubo. Sul palco, davanti a 8 milioni e 694 mila telespettatori, i due si scambiano battute al vetriolo malamente mascherate da ironia. La tensione non era solo palpabile, ma solida. Le critiche non furono d’aiuto. La stampa sottolineò “diversi momenti di stanchezza” e soprattutto “segni di attrito tra i conduttori proprio nel momento in cui per la prima volta compaiono insieme sulla scena”.
Un clima sempre più difficile
Nelle puntate successive, gli ascolti calarono. Raffaella alla disperata ricerca di una via d’uscita si rivolse a Gianfranco D’Angelo, il comico dello show. Insieme si cimentarono in parodie di coppie famose: Gorbaciov e la moglie, Liz Taylor e l’ultimo dei suoi mariti, personaggi del jet set, politici e veline.
Raffaella si travestiva e rideva a crepapelle. “La più divertita secondo me era lei”, dirà causticamente Dorelli a La Stampa. “Se invece intendeva far mascherare anche me da Gorbaciov, io la plastica preferisco farmela fare da Pitanguy. Il travestimento non è nelle mie corde e poi nessuno mi ha chiesto di partecipare alle scenette, forse perché sapevano che non avrei mai accettato”.

L’ultima stilettata pubblica. Dietro le quinte, le distanze si ampliano. Raffaella e Dorelli riscrissero i ruoli. Dorelli, da conduttore alla pari, fu ridimensionato a partecipazione straordinaria. Appariva nello show in tre occasioni: in compagnia di un ospite importante, in duetto con Raffaella e in un momento musicale.
Poi arrivò il dramma. O forse la scusa. O entrambe. Dipende da chi racconta la storia. Durante le prove di un balletto previsto per la prima puntata, Johnny Dorelli subì una distorsione al ginocchio sinistro. Nonostante il dolore condusse le prime tre puntate, ma ogni movimento era faticoso. La TAC rivelò il distacco di un frammento osseo all’interno dell’articolazione. Dorelli fu costretto a saltare la quarta puntata che fu condotta da Raffaella e Gianfranco D’Angelo. Le prime parole di D’Angelo all’apertura disse: “I funzionari della RAI mi hanno chiamato, mi hanno detto: ‘Johnny ha male al ginocchio, vai lì e… finiscilo!’ No, scusate: ‘sostituiscilo’. Ho sbagliato, ho sbagliato!”
Il ginocchio di Dorelli diventò un vero e proprio giallo. Qualcuno insinuava che l’incidente fosse solo una scusa per defilarsi da un programma che non sentiva suo. Dorelli tornò nella quinta puntata. Alla nona, il dramma si trasformò in tragedia. Dorelli dovette operarsi. L’intervento per rimuovere la scheggia ossea si rivelò complesso. L’Unità del 1° dicembre 1991 fece uscire la notizia: “Dorelli operato al ginocchio. Probabilmente è l’addio definitivo. Non si esclude che il conduttore non possa tornare a lavorare qualora si protraessero i tempi di recupero della piena efficienza del ginocchio”. La stampa continuò a scrivere di guerra aperta tra i due conduttori.
Raffaella fu costretta ad intervenire in prima persona: “Certa stampa ce l’ha con noi. Con Johnny non c’è stato alcun litigio. Si tratta soltanto di differenze di personalità e di atteggiamento nei confronti della trasmissione”.

Quelle “differenze di personalità” erano un modo elegante per dire: non ci sopportiamo. Dorelli tornò all’undicesima puntata, zoppicante e visibilmente provato. Ma era ormai chiaro che il rapporto professionale era finito prima ancora che lo fosse il programma. L’ultima puntata di Fantastico 12 andò in onda tra l’indifferenza generale, con un crollo di ascolti rispetto alle edizioni precedenti.
Raffaella tirò le somme: “Dovevamo fare una trasmissione in due e io, invece, mi sono trovata sola. Dovevamo essere una coppia affiatata, e invece non c’era il clima giusto. Ho avuto contro tutto e tutti”. Dorelli chiuse con una battuta definitiva: “Mi sarebbe piaciuto potermi affidare di più agli autori perché se si inizia un duetto occorre anche sapere come lo si conclude. Ma la Carrà detesta avere un copione”. Alla fine, l’unica cosa su cui furono d’accordo fu che non volevano più vedersi.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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