In questi giorni si deve essere a Milano ed evitarla come la peste per il medesimo motivo: il salone del mobile e il suo accessorio Fuorisalone.
Qui la discriminante รจ il carattere. Se avete voglia di “vedere gente, fare cose”, questo รจ il momento giusto per essere a Milano. Eventi cool, gente cool, tutto cool (anche il tempo) in concomitanza con il salone del mobile. Design ovunque e tutto deve essere tale.

Se di contro siete il genere “via dalla pazza folla”, andate in qualche paesino anonimo e sperduto in attesa che passi la follia. Parcheggi imballati, code ovunque e tanta, tanta, tanta gente. Troppa.
Io sono del genere “Ursus arctos marsicanus” e ho fatto l’errore di dimenticarmi dell’evento, trovandomi a dover aspettare mezz’ora in fila per un buco in un parcheggio di scambio, con mie conseguenti invocazioni dirette al piรน alto dei cieli.
Ma non ho ragione io, Milano รจ fantastica anche per questo.
Il salone del mobile
Come recita il sito dedicato, il salone nasce nel 1961 con l’intento di “promuovere le esportazioni italiane dellโindustria dellโarredo e dei suoi complementi, …รจ … punto di riferimento per il settore dellโarredo e del design.”
Un evento che attira nella capitale morale d’Italia oltre trecentomila visitatori e che avanza proposte innovative nel campo dell’arredo e affini. Marchetta finita.
Il Fuorisalone รจ un’altra cosa, รจ il corollario di appuntamenti che si snoda parallelamente al salone del mobile dislocato non in Fiera ma in centro cittร .
Nasce come manifestazione spontanea e si sviluppa intorno agli anni……Ottanta, ma รจ la direttrice della rivista Interni, Gilda Bojardi a creare logo e nome “โMilano capitale del designโ, e a stilare nel 1991, la prima guida a tutti gli avvenimenti dellโevento.
Ma Fracchia?
Una parte di VIB (Very Italian Boomer) รจ entrata in contatto con l’arredo di design grazie alla mitica poltrona sacco su cui tentava invano di darsi un contegno Giandomenico Fracchia/Paolo Villaggio.
La poltrona sacco รจ stata ideata dai designer italiani Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro nel 1968 per Zanotta. Oggi si trova esposta in quanto opera d’arte al Moma di New York, al Musรฉe des Arts Dรฉcoratifs di Parigi, al Victoria and Albert Museum di Londra e alla Triennale di Milano.

Il principio filosofico sotteso a questa creazione รจ l’adattamento dell’oggetto alle esigenze del corpo umano. La poltrona prevede anche una maniglia che, proprio come un sacco, consenta di trasportarla ovunque.
Ma il nostro primo incontro con questo pezzo da museo (del design) รจ stato tramite gli sketch di Paolo Villaggio nella trasmissione ร domenica, ma senza impegno. Il povero Fracchia veniva convocato da uno spietato Gianni Agus che lo invitava a sedere sulla satanica sedia. Ben lungi dall’essere per Fracchia il fenomeno di ergonomia pensato dai suoi creatori, Fracchia si produceva in contorsionismi arditi il cui finale era sempre lo stesso: finire a gambe all’aria tra gli insulti di Agus. E lรฌ risate fino alle lacrime.
Una mia zia, una di quelle che aveva la casa di rappresentanza fatta da architetti, ma che di fatto viveva in cucina perchรฉ la casa “non si deve rovinare”, aveva preso due di questi ordigni. L’unico piacere nell’andare a trovarla era proprio buttarsi sui sacchi e fare Fracchia. Com’รจ umano lei…
Antonietta Terraglia


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