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Potëmkin contro Fantozzi

Potëmkin vs. Fantozzi: la verità è pazzesca

Uno dei film più premiati della storia del cinema, un’opera della durata di 75 minuti (non “diciotto bobine”) contro il ragionier Fantozzi. Chi aveva ragione?

Il film La corazzata Potëmkin è uno dei più chiari esempi di quanto un’opera possa essere vittima di convinzioni basate sulla superficialità e (per assurdo) sulla stessa finzione cinematografica.

Potëmkin contro Fantozzi
Potëmkin contro Fantozzi, chi aveva ragione? Boomerissimo.it

Citato (con il nome storpiato) nella seconda pellicola della saga di Fantozzi. Tale film, con il titolo storpiato in La corazzata Kotiomkin, viene citato nella commedia (del 1976) Il secondo tragico Fantozzi quale una delle pellicole d’autore delle quali il professor Guidobaldo Maria Riccardelli (interpretato da Mauro Vestri) impone la visione ai dipendenti della Megaditta: per sottolineare la noiosità di tale opera (della quale viene rigirata la scena della scalinata di Odessa e viene storpiato il nome del regista, che da Sergej M. Ejzenštejn diventa Serghei M. Einstein), si mette in risalto la sua durata di “diciotto bobine”, in realtà ammontante a solamente 75 minuti. Il ragionier Ugo Fantozzi (impersonato da Paolo Villaggio) si sfoga apostrofando la pellicola in questione quale “una cagata pazzesca”, mentre in realtà il vero film è un autentico capolavoro.

La vera storia della Potëmkin

Ma andiamo ad analizzare la storia narrata in tale opera. Presentato il 21 dicembre 1925 al teatro Bol’šoj (letteralmente “Teatro Grande”) di Mosca e proiettato per la prima volta al pubblico il 21 gennaio 1926, il film consiste in una rielaborazione dei fatti realmente accaduti poco prima della Rivoluzione Russa del 1905, in particolar modo dell’ammutinamento dei marinai della corazzata Potëmkin.

Potëmkin contro Fantozzi
La Potëmkin di Eisenstein e il Prof. Guidobaldo Maria Ricciardelli – Boomerissimo.it

Sulla corazzata (ancorata al largo dell’isola di Tendra) ha luogo la distribuzione del rancio: accortisi che la minestra distribuita è preparata con carne chiaramente avariata (addirittura colonizzata da vermi), i marinai si rifiutano di cibarsi di tale pietanza, ricevendo quale risposta dagli ufficiali solamente l’ordine di mangiare senza tante storie, pena la fucilazione per chi si rifiuti di farlo. I marinari rifiutatisi di cibarsi di tale alimento nettamente immangiabile vengono, quindi, portati sul ponte dell’imbarcazione, in modo da venir fucilati, ma il plotone d’esecuzione si rifiuta di sparare, comprendendo le ragioni dei rivoltosi. In poco tempo, i marinai (pur male armati, ma in soprannumero rispetto agli ufficiali) prendono il sopravvento, pur con grandi perdite: uno dei caduti è Vakulenčuk, coraggioso portavoce degli insorti. La nave viene diretta a Odessa, ove gli ammutinati espongono le spoglie di Vakulenčuk, mettendo al corrente la cittadinanza delle loro ragioni e delle nefandezze compiute dai loro preposti: la popolazione accorre, rendendo onore al marinaio ucciso ma involontariamente attirando le attenzioni della polizia zarista. A tal punto irrompono i cosacchi, che iniziano a marciare senza pietà verso la gente inerme, che fugge (mostrando di non aver mai avuto intenzioni bellicose, ma volendo solamente rendere onore a Vakulenčuk): i soldati zaristi sparano senza alcun riguardo, travolgendo donne, vecchi e bambini (emblematica la scena della folla massacrata sulla scalinata di Odessa). Per porre fine al massacro, dalla Potëmkin aprono il fuoco verso i cosacchi, mentre a bordo giunge la notizia dell’arrivo della flotta dello zar, incaricata di stroncare le velleità dei rivoltosi, i quali dimostrano il loro valore andandole incontro. Invece, con grande sorpresa, i marinai delle navi zariste si rifiutano di far fuoco verso i loro compagni, mostrando solidarietà verso gli ammutinati e consentendo alla Potëmkin di fuggire.

La verità: trattasi di un film capolavoro

Il film, quindi, è un capolavoro sia dal punto di vista storico (poiché narra fatti realmente accaduti, benché rielaborandoli) sia per quanto riguarda la parte prettamente cinematografica: opere d’arte sono la non inquadratura in viso dei cosacchi (praticamente rendendoli impersonali), il massacro sulla scalinata di Odessa e il primo piano dell’anziana donna colpita da una sciabolata che le frantuma gli occhiali.

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Lo stesso Ejzenštejn definì “cine-pugno” queste scene forti e improvvise. In conclusione, La corazzata Potëmkin è un capolavoro, che non merita affatto di venir deriso, né tantomeno di venir conosciuto quale film lungo e noioso: la sua durata è, infatti, di un’ora e quindici minuti (non “diciotto bobine”).

Giuseppe Livraghi per Boomerissimo.it®

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