La relazione del Commissario Montalbano con la Fiat Tipo, ricorda un po’ quella con Livia. Una fedeltà difficile, sofferta, forse imperfetta, a un amore dalle molte facce.
Negli anni in cui il Commissario Montalbano, la fortunatissima serie interpretata da Luca Zingaretti, ha dominato la televisione italiana, il pubblico è rimasto come ipnotizzato dalla personalità di un commissario-antieroe, che non irrompe sulla scena all’americana, sgommando, sparando e spaccando tutto. Ma si acquatta, si confonde nella scena, attende la sua preda, e solo alla fine la cattura, incarta e porta a casa.

Presi del gioco ipnotico del personaggio immaginato da Andrea Camilleri, non molti spettatori si sono accorti di alcune incongruenze di una certa importanza, come il fatto che la fidanzata Livia, con cui Montalbano vive un rapporto alquanto singolare, di amore a quasi-distanza, quasi-fedele, non è interpretata sempre dalla stessa attrice. Livia cambia, senza preavviso. Un caso di sostituzione di persona assai interessante, di cui parleremo in uno dei prossimi articoli di Boomerissimo. Stay tuned.
Indagine sulle Fiat Tipo di Montalbano: un grosso virivirì
Del rapporto tra Montalbano e la sua Tipo abbiamo parlato in questo articolo. La femmineità di questa macchina dal sedere rotondo, la sua personalità senza eccessi, la sua qualità senza esibizionismo sembrano fatte apposta per sposarsi alla personalità di un commissario che predilige l’understatement in tutto, salvo che in cucina.

Ma in questo caso l’understatement della macchina è tale che pochi si sono accorti che le Tipo di Montalbano sono molte più di una, e talvolta con differenze macroscopiche.
Quella targa “rubata”
Lo sforzo maggiore di uniformità, la produzione sembra averlo fatto piazzando su un mezzo esercito di Tipo diverse, sempre (o quasi) la stessa targa.

In realtà anche in questo caso gli osservatori più attenti hanno notato che le targhe sono due: AD 511 DF è quella della prima stagione. Nelle successive diventa AK 696 FW: targa immaginaria, sottratta a una Fiat Ulysse reale, demolita anni prima a Campobasso.
Fiat Tipo DGT, il Commissario si tratta bene
Ma cerchiamo di mettere insieme gli indizi di questa complicata indagine sulle molte Tipo che interpretano la Tipo di Montalbano.
Il suo piatto forte, la pasta ‘ncasciata delle sue Tipo è la Tipo DGT, con motore 1.1 Fire. E del suo piatto preferito, la Tipo DGT condivide una certa opulenza.

Montalbano non si può definire un appassionato né un esperto di automobili, che preferisce lasciar guidare ad altri ogni volta che gli è possibile. Ma per la sua serie è stata scelta una versione che si discostava in modo netto dalla semplice e spartana versione “base” che, solo in teoria, sarebbe apparsa più adatta. In realtà, l’abbinamento è ben scelto, perché Montalbano è un tipo che i piaceri della vita ama coglierli, anche senza dare troppo nell’occhio. Per lui, tra i molti possibili, è stato individuato un allestimento piuttosto curato, il cui nome Fiat aveva in qualche modo sgraffignato a Citroen. Ingelosita dal successo della BX digit, dotata di avveniristiche strumentazioni, va da sé, digitali, Fiat era corsa ai ripari modificando il nome del suo allestimento top in DGT.
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Se sulla versione Base c’erano già accessori sfiziosi come tergilunotto, lunotto termico, La versioni DGT metteva in tavola un piatto ancora più ricco, almeno per il 1988: alzacristalli elettrici anteriori, chiusura centralizzata, tripudio di velluto per gli interni, paraurti verniciato in tinta, e soprattutto quegli avveniristici strumenti a cristalli liquidi che più di tutto contribuivano al nome di questa versioni, per i suoi tempi, piuttosto ambiziosa.
Il motore 1.1 Fire
Sotto il cofano della Tipo DGT di Montalbano batteva un altro orgoglio della casa, quel motore Fire da 1100cc che Fiat aveva sviluppato in collaborazione col gruppo Peugeot-Citroen, ma che aveva terminato in solitudine, quando i francesi avevano gettato la spugna, sfiancati dai costi del progetto.

Si tratta di un motore a 4 cilindri in linea, un grande classico, con albero o alberi a camme in testa, di recentissima produzione.
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Se tutto si può dire di Montalbano, tranne che sia un rivoluzionario, il motore della sua macchina era nato per esserlo. Concepito con un occhio alla produzione robotizzata (il FIRE è un propulsore costruito Coin molti meno pezzi di un motore tradizionale) e uno all’estetica, e qui ci troviamo su un terreno che al personaggio di Camilleri è decisamente più congeniale. Il FIRE, supervisionato da Riccardo Boretta per avere forme armoniche e gradevoli alla vista, ben si sposa con il lato edonistico di Montalbano, che apprezza la grazia che nasce dalla semplicità.
Le prestazioni
A parte le questioni ingegneristiche, la Tipo 1.1 DGT di Montalbano è in grado di fornire prestazioni di un certo rilievo, almeno per la sua categoria. È una macchina che funziona con la buona (?) vecchia benzina al piombo, e sviluppo 56 CV a 5500 giri. La massima velocità di rotazione è difficilmente ipotizzabile col Commissario al volante, ma rappresenta una buona riserva di brillantezza per il piede di Gallo, che soffre del “complesso di Indianapolis”.
La velocità massima di 150 Km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 17,2 secondi non sono cose con cui vincere un gran premio, ma più che sufficienti per far patire a Montalbano il brivido della velocità. E talvolta sfiorare l’incidente.
Le altre Fiat Tipo di Montalbano
Se la 1.1 DGT è il suo piatto principale, non di rado la produzione della serie ha voluto offrire al Commissario qualche variazione, solo raramente (o diciamo pure mai) notata dagli spettatori, catturati nella narrazione.
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In alcuni episodi della serie, la Tipo DGT ha lasciato il posto a una versione AGT. Un allestimento piuttosto simile nella dotazione ma che si caratterizzava per un tocco estetico più sofisticato, come gli interni in sfiziosa fantasia pied de poule. Poco variava nella qualità della strumentazione, che era però a lettura analogica, con le buone vecchie lancette al posto dei numeretti LCD. Ci piace pensare che questa variante fosse decisamente più gradita a un personaggio che poco ama le innovazioni non necessarie, dal sapore robotico. Resta il fatto che ha potuto godersela poco. La vita non sempre porta quello che ci piacerebbe, nemmeno se siamo famosi commissari, al vertice delle classifiche di vendita e di ascolto.
Un diesel per Ingrid: Tipo 1.9 TD
I detective e cacciatori di curiosità più attenti hanno segnalato un’altra Tipo con cui Montalbano avrebbe tradito, almeno in alcune occasioni la 1.1 Fire: si tratta della potente versione 1.9 TD, quasi 2000cc di diesel, con turbocompressore. Un vero “mostro”, almeno al confronto della sua Tipo normale, capace di sviluppare ben 90 CV, proiettando la vettura fino a 175 Km/h, almeno nelle mani di Ingrid, la pilota di fiducia di Montalbano quando si va di fretta.
Deflettori, tetti apribili e altre camurrìe
I modelli, le versioni, i motori diversi, sono alcune delle particolarità che si possono notare guardando con attenzione investigativa tutte le puntate di Montalbano.

A un certo punto della serie appare senza preavviso un tetto apribile. Si sarà accorto il distratto commissario (distratto per le cose che poco gli interessano) della strana corrente d’aria e del sole che picchiava in testa? Forse sì, perché per venire a capo dei circoli ventosi e delle turbolenze appaiono e scompaiono in diverse puntate della serie anche voluminosi deflettori in plastica. E persino il colore, che a proposito di understatement è quasi sempre uno spento grigio topo, diventa in alcuni casi blu. Un Montalbano in missione per il suo governo, con tanto di auto nel colore ufficiale, verrebbe da dire.
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Questo, più o meno, è quanto siamo riusciti a notare e sapere, seguendo le tracce automobilistiche del Commissario più famoso d’Italia. Personaggio solo in apparenza semplice e alla mano, in realtà enigmatico e sfaccettato. Come i suoi amori e le sue auto.
Antonio Pintér


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