Esistono auto che nascono con tutte le caratteristiche giuste, ma che, per motivi arcani, sono destinate all’oblio.
A noi di Boomerissimo piacciono le auto. Per questioni anagrafiche abbiamo una predilezione per quelle di qualche anno fa.

Ci ricordano momenti, emozioni e, in più di qualche caso sono oggettivamente più belle dal punto di vista estetico, di quelle che popolano e affollano le nostre strade e autostrade.
Auto d’epoca vs auto “moderne”
Il progresso è inarrestabile, è sciocco anche solo pensare che il ritorno al passato, ai “bei tempi” sia una conquista. Dal passato si impara o, si dovrebbe, ma qui le implicazioni sono troppe e noiose e decisamente fuori tema.
Le automobili del nuovo millennio sono indubbiamente più sicure, con un occhio di riguardo per la salvaguardia dell’ambiente. E va tutto benissimo. Le grandi industrie automobilistiche hanno inquinato fino a ieri e oggi sono tutte paladine dell’ambiente, perché messe alle strette. Ottimo anche questo. I grandi cambiamenti non avvengono per bontà d’animo.

E pur riconoscendo e accettando il progresso, non possiamo fare a meno di notare un appiattimento del livello estetico delle automobili. Se escludiamo le sportive, la gran parte delle auto, esteriormente, sembrano tutte uguali. Tedesche, italiane, giapponesi, francesi hanno tutte questa forma ovalizzata (imposta dall’aerodinamica) che ricorda neanche troppo vagamente una supposta. E noi tutti allegri e giulivi andiamo in giro in repliche più o meno grandi e spaziose di una uniplus. Uniplus elettriche ed ibride che hanno tutti i vantaggi tranne uno, hanno un costo adeguato per la tecnologia messa in campo, ma spropositato per il potere d’acquisto dei più. E fa nulla se una star come Leonardo Di Caprio sia stato reclutata per fare la pubblicità alla nuova Seicento elettrica. La suddetta vettura, reclamizzata come fosse una diva salvifica, ha le sembianze di un bacherozzo.
L’auto di mezzo
Nella terra di mezzo (per noi boomer) tra le auto d’epoca e quelle moderne, si colloca una vettura che molti non ricordano neanche sia esistita: la Fiat Sedici. La Fiat Sedici appartiene a quella categoria di automobili senza infamia e senza lode. Se la volessimo calare in ambito umano, sarebbe una di quelle ragazze né belle né brutte, né simpatiche né antipatiche o a uno di quei ragazzi che sono sempre disponibili, carini, gentili, ma che vengono relegati nella categoria di “migliori amici” per essere poi rapidamente dimenticati.
Nata da un matrimonio di interesse, una “fuitina” tra Fiat e Suzuki, l’auto-tabellina vide la luce nel 2005. Fiat aveva colto l’interesse, la tendenza del pubblico ad orientarsi verso il SUV, la trazione integrale. Dopo l’egemonia della station wagon, gli italiani si scoprivano esploratori di sterrati. Disegnata da Giugiaro per affiancare e poi sostituire la mitica Panda 4×4 venne lanciata come vettura alle Olimpiadi invernali di Torino. Inizialmente il B-Suv Fiat suscitò un discreto interesse, tanto che nel 2008 ne furono prodotte ben 32000.
Il suv compatto (era lungo 4,11 m), al principio, venne prodotto con due motorizzazioni, 1.6 da 107 cavalli e 1.9 turbodiesel multijet da 120 cavalli, da molti giudicato eccessivamente rumoroso.
La trazione integrale era on demand. Nel restyling del 2008 venne prodotta anche in versione 2×4 (ma si chiamava sempre Sedici…) per contenere i consumi e le emissioni.
La concorrenza però era agguerrita e ben presto mise in ombra l’italico fuoristrada che si appannò tanto che nel 2013 ne furono prodotti solo seimila. Nel 2014 la breve e poco gloriosa storia del Suv Fiat cessò, sostituito dalla 500X.
Insomma, Fiat inventò (o quasi) un segmento, un concetto automobilistico che di lì a poco si sarebbe mangiato tutto il mercato dell’auto. Dove vai, oggi, se almeno un B-Suv non ce l’hai? Eppure non fu capace di andare all’incasso. Se lo avesse fatto, forse il panorama dell’auto italiana sarebbe un po’ meno francese.
Quella della Fiat Sedici è una storia interessante, ma ricorda un po’ quelle di chi, avendo azzeccato il tredici al totocalcio (apprezzerete il riferimento vintage) si fanno fregare la schedina dal tabaccaio.
Fu vera gloria? La domanda sorge spontanea ma la risposta dentro di noi potrebbe essere quella sbagliata, qualunque essa sia.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


Rispondi