Prima era un animale da salvare, poi è diventata la macchina di tutti e per tutti. Lei, la Fiat Panda.
Complice la sacrosanta volontà di salvare il pianeta, le auto di oggi finiscono con il somigliarsi tutte. Non dico per la tecnologia applicata, di cui non mi intendo, ma essendo disegnate dalla galleria del vento, per essere aerodinamiche, per consumare meno, finiscono più o meno per avere la stessa faccia e lo stesso lato B.

Noi, inquinatori colpevoli o inconsapevoli, di una macchina guardavamo anche la forma e ne ascoltavamo il rumore. Era un’esperienza a 360° che chiamava a raccolta tutti i sensi.
Questo per chi si poteva permettere di scegliere. Gli altri, quelli che di soldi ne avevano pochi, facevano scelte meno estetiche o sentimentali, ma semplicemente contavano quello che avevano e si buttavano sull’usato più o meno sicuro.
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Veniva un momento, però, con il primo lavoro regolare, in cui si decideva di comprare la macchina nuova, andare dal concessionario e pronunciare la fatidica frase “Buongiorno, vorrei acquistare una macchina”. Per quelli che non avevano i portafogli gonfi o i soldi di papà, le opzioni non erano molte. La prima macchina, poi, doveva essere un po’ bellina o quantomeno presunta tale, qualcosa che non ti facesse ridere dietro dagli amici e che si fosse un po’ orgogliosi di guidare.
La Panda
“Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla” così recitava una delle pubblicità della Panda.
La sua prima versione, uscita nel 1980, era stata progettata da un team di ingegneri Fiat guidato da Giorgetto Giugiaro. Il perché sia stata chiamata così è ammantato dal mistero. Una versione vuole che il nome fu scelto durante una riunione in Fiat, alla presenza di Giugiaro. Pare che uno degli astanti abbia visto la foto di un panda appesa al muro e abbia suggerito di utilizzare quel nome per la vettura. La proposta piacque perché il panda era un animale molto simpatico e che piaceva a tutti, proprio come si voleva che fosse la nuova vettura che la Fiat stava sviluppando.

La”Panda 30″ aveva un motore bicilindrico raffreddato ad aria da 652 cm³ derivato dalla Fiat 126 che arrivava a poco di 110 km/h (se vi piaceva la sensazione di essere in un frullatore) e costava 3.970.000 lire.
Gli interni? Inesistenti. Sembrava di stare seduti sulle spiaggine, quelle economiche che compravi al mercato, o ai bordi delle strade. Il cruscotto era un’idea e all’interno vibrava tutto, ma era nuova.
Ed in effetti la Panda era proprio questo, quello che qualche decennio più tardi, Corrado Guzzanti usò per un suo celebre sketch. Quattro ruote e un motore.
La più comprata
Ma gli Italiani l’hanno subito amata ed è diventata la Fiat più venduta di sempre con oltre sette milioni e mezzo di vetture vendute nel mondo.
Il suo pubblico era molto variegato, piaceva ai giovani, agli artigiani e piccoli imprenditori perché consentiva il trasporto di attrezzi e merci, in un momento in cui si cominciava a sentire il problema del parcheggio, la Panda si infilava ovunque e the last, but not the least, consumava poco.
Ma non era adatta solo all’everyday life dell’ordinary people, ne sono state costruite versioni personalizzate per persone davvero speciali.
Anche Giovanni Paolo II preferì la Panda alla Mercedes. Successe nel 1982, il papa polacco era in visita in Spagna. Doveva incontrare la folla di fedeli al Santiago Bernabeu di Madrid e Camp Nou di Barcellona. La pianificata Mercedes 230 G risultò troppo ingombrante per girare e allora il Papa montò in Panda. Ma anche Pavarotti nella sua tenuta girava con la Panda 4X4, così come Dario Fo che usava la stessa versione, da lui definita “l’auto che ti fa sentire liberi”.
E anche noi ci sentivamo liberi, con quella prima auto comprata con i nostri (pochi) soldi.
Antonietta Terraglia


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