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Hagler Antuofermo la battaglia

Vito Antuofermo vs. Marvin Hagler: la battaglia che ci insegnò a soffrire

Vito Antuofermo non era un grande pugile. Era un manovale del ring, ma tosto, caparbio, deciso a non mollare come pochi. Una sera del 1979 dimostrò al mondo che la sofferenza può essere più forte di tutto, persino di Marvin “The Marvellous” Hagler, il più grande peso medio del suo tempo (e forse di sempre).

Il mondo ha bisogno di eroi, di geni, di personalità uniche e meravigliose che con il loro genio sappiano ispirarci a spiccare il volo.

Hagler Antuofermo la battaglia
Quella sera al Ceasar’s Palace fu una battaglia totale – Boomerissimo.it

Ma forse ancora di più, il mondo ha bisogno di persone normali. Che ci insegnino a vivere e a superarci, con la fatica di ogni giorno, con la capacità di incassare colpi devastanti, restare in piedi, ripartire. E a volte, alla fine, vincere. O quantomeno pareggiare.

Practice, practice, practice

Sul muro dello studio di Piergiorgio Elia, il mio maestro di sax c’è una scritta ammonitrice: “Practice, practice, practice”. È la sua filosofia, in qualche modo opposta a quella che ho assorbito da mio padre.

Prima lo studio: nulla di interesante si ottiene senza la fatica, la sofferenza, il duro lavoro. E non solo: è il duro lavoro che ti porta su, che ti fa ottenere risultati, che trasforma i sogni in realtà. Essere geni non è una scelta, esserlo è qualcosa che non dipende da noi. Lavorare sì, e sarà quello, alla fine, a fare la differenza. Sempre. E a maggior ragione se abbiamo avuto il dono o la fortuna di essere anche dei geni.

Mio padre la pensava allo stesso modo, i suoi tempi di studio e di pratica avrebbero ammazzato un cavallo. Ma aveva la curiosa idea che nulla di quello che facevi valesse la pena se non avevi avuto il talento per essere un fuoriclasse e il migliore di tutti. Un’ idea che, dal punto di vista didattico, è leggermente ansiogena e demotivante, a mio avviso. Questo tipo di filosofia, se applicata, sicuramente ci avrebbe privato di un pugile che non è stato un genio, non è stato il migliore di tutti. Ma proprio per questo abbiamo amato ancora di più: Vito Antuofermo.

«Il pugilato mi ha lasciato molti bei ricordi, ma quelli che porto dentro con particolare piacere sono i momenti che ho vissuto sul ring con Vito Antuofermo. Sono stati grandi momenti di boxe. Lui era un ragazzo molto difficile da affrontare, era goffo e grezzo. Ma aveva un coraggio e un cuore da leone. Era sempre disposto a battersi sino all’ultimo respiro, sarebbe morto sul ring prima di lasciarsi battere”

— Marvin “The Marvellous” Hagler

E se lo diceva “The Marvollous”, possiamo crederci tranquillamente.

Vito Antuofermo: nato per soffrire

Vito Antuofermo nasce a Palo del Colle, vicino a Bari, nel 1953. Emigrerà presto negli Stati Uniti, insieme alla famiglia. Qui comincia la sua carriera pugilistica cominciando dalle risse di strada.

Antuofermo Hagler la battaglia
Vito Antuofermo, un duro di Little Italy – Boomerissimo.it

Fu un poliziotto-allenatore di Brooklyn a notarlo durante una di queste scazzottate e a farlo provare con la boxe vera: combattere il primo match in 10 riprese, contro un pugile navigato. Antuofermo fini, ovviamente, distrutto e con la faccia ridotta in poltiglia sanguinolenta. Ma il giorno dopo, con il volto ancora devastato dai colpi presi, il coriaceo italiano si ripresentò in palestra. Fu questo a convincere il suo mentore che Vito aveva la stoffa per essere un pugile di quelli seri. Non sapeva ancora fare a pugni, ma sapeva benissimo soffrire.

Il mio mito era Benvenuti. Quando ho iniziato a tirare di boxe volevo essere come Nino, anche se mio padre mi diceva sempre non illuderti. Come lui o Cassius Clay ne nasce uno ogni 100 anni!. Il punto di contatto con Nino arrivò indiretto. Quando battei Griffith nel ’74. Emile era da poco uscito sconfitto contro Carlos Monzon, ai punti in 15 rounds.

— Vito Antuofermo

Un inizio che avrebbe segnato tutta la sua carriera: tante botte, tanto sangue, a causa di arcate sopraccigliari fragili, che lo avrebbero sempre tormentato. Vito Antuofermo amava Nino Benvenuti ma non aveva una potenza devastante, gli mancava il colpo distruttivo da KO. In compenso aveva una enorme capacità di incassare, incassare e non arrendersi, mai. Sono queste doti che portano l’italiano prima a battere Emile Griffith, poi al titolo europeo e infine al titolo mondiale nei pesi medi, che conquista in una epica e discussa sfida con Hugo Corro. Un pugilatore argentino coriaceo quanto lui, che cede ai punti.

Antuofermo vs. Hagler: la battaglia

Il 30 novembre 1979, quando Antuofermo è chiamato a difendere il suo fresco titolo al Ceasar’s Palace, il suo ruolo è quello della vittima sacrificale. È solo un campione di passaggio: di fronte a lui c’è il peso medio più talentuoso del suo tempo (e non solo).

I momenti chiave della battaglia Antuofermo – Hagler

Hagler ha classe, velocità, un pugno devastante, è tecnicamente raffinato. Antuofermo è grezzo, assorbe colpi terribili ma soffre di un problema all’arcata, fragile e facile a sanguinare. In più è sfiatato: reduce da una broncopolmonite. Nessuno pensa che ce la possa fare.

Hagler attacca subito come una furia: colpisce e ferisce Antuofermo. Ogni colpo di gong serve non solo a riprendere fiato ma a ricucire le arcate che stanno sempre per cedere, che fanno temere l’interruzione per KO tecnico. 

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Antuofermo incassa, soffre, sanguina. Hagler ha promesso un massacro e lo sta portando a termine. Tony Brown all’angolo di Antuofermo somma i punti di sutura (saranno 20 alla fine dell’incontro, che vede Antuofermo trasfigurato).

Ma Antuofermo resta in piedi

Il pugile italoamericano, come ha raccontato in molte successive interviste, invece che spegnersi, trae forza dai colpi ricevuti. Vede che Hagler gli scarica uno dopo l’altro i suoi pugni migliori, senza riuscire a ottenere niente. Pian piano “The Marvellous” perde convinzione.

Antuofermo ce l’ha fatta: ha fermato Marvin Hagler – Boomerissimo.it

Le ultime riprese sono tutte di Antuofermo. Hagler è scosso dal fatto di non avere schiacciato l’avversario “come un moscerino”. E’ anche lui allo stremo. A bagno nel sangue, con la lucidità che ormai se ne andata da tempo e lascia il posto alla pura volontà di restare in piedi, Antuofermo emerge. Il gioco è durissimo e il pugliese dimostra di essere il più duro dei due.

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Finite le 15 riprese i giudici si dividono, le polemiche infuriano. Ma il risultato è parità. Antuofermo ha fermato l’assalto impossibile di “The Marvellous”, e la cintura resta sua.  Rocky non avrebbe potuto fare di meglio.

È l‘ultimo grande episodio di una carriera che non ha lasciato il segno negli annali tecnici della boxe. Ma resterà per sempre nel cuore di chi affronta le avversità di ogni giorno sapendo che il migliore è sempre quello che resta in piedi, nonostante tutto e tutti. Alla fine.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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  1. Vito Antuofermo attore: la vittoria dopo il pugilato – Boomerissimo

    […] è riuscito a scrivere nella leggenda un match come la difesa del suo titolo assoluto dei pesi medi da Marvin “The Marvelous” Hagler. Il più grande peso medio del suo tempo (e forse di tutti i tempi). Quel pareggio, che gli consentì di mantenere il titolo, fu l’ultimo […]

  2. Essere Vito Antuofermo (e non Eugene “Cyclone” Hart) – Boomerissimo

    […] Il suo destino era quello di essere carne da macello da ring, un sacco vivente perennemente destinato al ruolo di underdog e il cui ruolo avrebbe, al massimo, potuto essere quello di mettere in luce per contrasto la grandezza di cristallini talenti della boxe come Eugene “Cyclone” Hart (o Marvin Hagler, qualche anno più tardi). […]

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