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Eugene Hart e Vito Antuofermo

Essere Vito Antuofermo (e non Eugene “Cyclone” Hart)

Vito Antuofermo e Eugene “Cyclone” Hart sono stati due pugili opposti nel talento, nel fisico, nel carattere, nella forza e nelle debolezze. Uno ha vinto, l’altro ha perso.

“Cyclone, con quel gancio sinistro può tirare giù le mura di Gerusalemme”

–Bennie Briscoe

Eugene Hart era un pugile che picchiava duro. Dotato dalla natura di un fisico roccioso e di un sinistro devastante, allevato da figure leggendarie del pugilato come Cus D’Amato e Sam Salomon, mostrò subito, sin dai suoi primi passi sul ring di essere un ragazzo che era nato per fare il pugile. 

Eugene Hart e Vito Antuofermo
Eugene “Cyclone” Hart e Vito Antuofermo – Boomerissimo.it

I suoi match di debutto lo misero in luce come uno dei più duri picchiatori della storia di Philadelphia (il cuore pulsante del pugilato americano e la città dove Silvester Stallone, non a caso, ha ambientato Rocky). Dopo 19 match in carriera il suo record avrebbe impressionato chiunque: 19 KO consecutivi. Hart era un pugile dotato di qualcosa che non tutti hanno la fortuna di avere, la sua strada nella storia del pugilato avrebbe potuto essere storica. Ma per arrivarci occorreva prima affrontare difficoltà e ostacoli. Match rognosi, difficili, contro avversari privi forse di talento e di fascino, ma decisi a non mollare mai, qualunque cosa li investisse. Insomma occorreva affrontare gente come Vito Antuofermo. 

Cyclone Hart e Vito Antuofermo: il sole e la luna

I maligni hanno scritto di Vito Antuofermo che l’unica qualità tecnica che aveva come pugile era quella di sanguinare bene. Una definizione su cui lui stesso ha sempre scherzato volentieri. 

La potenza di Eugene Cyclone Hart

Figlio di emigranti pugliesi di Palo del Colle, non era arrivato alla boxe dalla porta principale ma dalle risse di strada. In una cittadina dei sobborghi di New York, un poliziotto che a tempo perso faceva l’allenatore di pugili, era rimasto impressionato dalla sua capacità di venire gonfiato di botte senza perdere la volontà di allenarsi (e prenderne ancora). Così Antuofermo entrò nella boxe. Era grezzo tecnicamente, non aveva un fisico impressionante, non aveva il pugno devastante, aveva un’arcata sopraccigliare che gettava sangue come una fontana se veniva presa male.

Vito Antuofermo e "Cyclone" Hart
Sonny Floyd messo KO da Eugene Hart Boomerissimo.it

Il suo destino era quello di essere carne da macello da ring, un sacco vivente perennemente destinato al ruolo di underdog e il cui ruolo avrebbe, al massimo, potuto essere quello di mettere in luce per contrasto la grandezza di cristallini talenti della boxe come Eugene “Cyclone” Hart (o Marvin Hagler, qualche anno più tardi).

Quel match del 1977

Il Match tra Hart e Antuofermo era una di quelle pagine che sembrano già scritte. Un po’ di soldi e tante botte per il ruvido pugliese, un altro KO in prima serata per la stella nascente, e la strada spianata verso la sfida mondiale. Finì diversamente. 

Vito Antuofermo e "Cyclone" Hart
Vito Antuofermo, la vittoria del carattere Instagram Boomerissimo.it

Per quattro riprese il ciclone investì Antuofermo e sembrò letteralmente distruggerlo. I suoi ganci violenti in certi momenti sollevarono letteralmente l’italoamericano da terra. Hart sfoderò il meglio della sua forza e del suo repertorio tecnico. Poi, il match virò verso quel momento magico in cui l’underdog rialza il viso e sembra dire “E allora? Tutto qui?”.

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Verso la fine del quarto round avvenne quell’invisibile ma fatale frattura interiore, come il carico di un mercantile che si sgancia nella stiva, si sposta, e porta la nave al ribaltamento. Alla quinta ripresa Antuofermo reagì per la prima volta: Hart finì KO, uno dei pochi della carriera del roccioso pugliese.

Il pianto di Hart negli spogliatoi

Bill Purcell, il leggendario coach dei Dallas Cowboys, amava raccontare l’epilogo di quel match. Negli spogliatoi, due team erano separati solo da una tenda. Dalla parte di Antuofermo si discuteva animatamente di chi e come avrebbe dovuto portarlo all’ospedale (le sue condizioni erano pietose). A un certo punto si sentì Antuofermo parlare: 

“Ogni volta che mi prendeva con il gancio sinistro ero sicuro che avrei gettato la spugna. Dopo il secondo round ho pensato che se mi prendeva ancora così avrei smesso. E l’ho pensato ancora dopo il quarto round. Poi ha finito di colpirmi”

–Vito Antuofermo

A quel punto dalla parte di Hart, che fino a quel momento era stata in silenzio totale, si sentì un singhiozzo, e Hart scoppiò a piangere. 

La forza di Antuofermo veniva da dentro

Quel match, in modo del tutto imprevisto, lanciò Antuofermo verso le sfide mondiali. Altre sorprese aspettavano gli appassionati di boxe venuti ad assistere ai suoi match “sacrificali”. 

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Hart invece cominciò quella sera la fine della sua carriera, che si concluse effettivamente dopo un solo altro match. Nella boxe è rimasto un posto per lui, tra i 100 più grandi pugili di ogni tempo. È il posto di un pugile devastante fuori ma fragile dentro. Quando il gioco diventava duro, lui smetteva di giocare.

Vito Antuofermo, invece… Beh è stato Vito Antuofermo. Non c’è bisogno di dire molto altro.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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