Cosa c’entra il legno con le automobili? Si tratta di un nuova deriva ambientalista? Nulla di tutto ciò e qui ci tocca portare le lancette dell’ orologio parecchio indietro.
Molto prima che la station wagon diventasse di moda e di moda passasse, le auto che ricavavano in qualche modo un po’ più di spazio si chiamavano “giardinette”. Vai a capire cosa c’entrasse il giardino con un’automobile sgasante.

Abbiamo chiesto aiuto alla Treccani che ci ha rivelato quanto segue:
Tipo di autovettura (detta anche giardiniera) con carrozzeria a elementi di legno lucido oppure interamente metallica, con ampî finestrini e provvista, di norma, di un portello posteriore, più spaziosa delle vetture normali di uguale classe e capace di trasportare molto bagaglio.
Giardiniera no, non mi era mai capitato di chiamarla, ad ogni modo si trattava di una categoria di vetture destinata all’uso familiare ed in quanto tale decorata come il salotto buono, con i mobili della nonna. Cupi e scuri o intarsiati e vezzosi i mobili della nonna dovevano essere trattati con attenzione, guardati e non toccati, perché sopra ci lasciavi le “ditate”.
Il legno, perché?
Da una veloce ricerca tale decorazione risale agli albori dell’industria automobilistica, quando il legno era componente essenziale delle prime quattroruote. Con il veloce progresso dell’industria, il legno rimase come decorazione.
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Lungi da noi fare una disamina esaustiva, ecco alcuni esempi.
Tra gli anni Trenta e i Cinquanta è tutto un fiorire di “woodie”, auto dall’aspetto compito e rassicurante, che oltre ad essere lavate andavano anche spolverate…
Quasi tutte le fabbriche americane produssero vetture con inserti e rivestimenti di legno più o meno evidenti ed estesi, Ford, Chrysler, Buick.

La Chrysler produsse le “Town and Country” che rimasero woodie fino al 1951, per poi diventare delle semplici familiari metalliche.
Ford si cimentò con le “Country Squire” e la Buick con Roadmaster wagon, dove le modanature però, erano in finto legno e vera plastica.

Anche la Jeep ha avuto e continua ad avere la sua woodie, la Wagoneer.
E nel resto del mondo?
E siccome non ci facciamo mancare alcunché, anche da questa parte dell’oceano abbiamo avuto le auto decorate come la camera da letto nuziale padronale (mancavano gli specchi).

Noi avevamo, tra le utilitarie, la Topolino di Dante Giacosa che offriva le fiancate ai tarli, mentre la 130 familiare “Villa d’Este” era stata concepita e fabbricata esclusivamente per l’Avvocato Agnelli che la usava personalmente per andare a sciare d’inverno a St. Moritz. Notare che se ne serviva per andare da casa alle piste, caricando gli sci nella cesta.

La gloriosa Topolino aveva le fiancate con listelli in frassino e masonite e poteva avvalersi dei colori metallizzati. Si chiamava “Giardiniera” (come un delizioso antipasto) e non “Giardinetta” perché tale nome era stato depositato dalla Carrozzeria Viotti.
Il risultato era molto più vezzoso di tutte le utilitarie a cui saremmo stati abituati per lungo tempo.

Gli inglesi invece, per girare nel loro piovoso countryside armati di Barbour usavano la Morris Mini Minor Traveller 1000 la familiare con gli esterni in frassino (e perché non in radica, noblesse oblige).
Antonietta Terraglia


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