Strano destino quello della 126. Doveva essere l’erede della 500, ma seppure molto usata, non ha mai conquistato il cuore di appassionati dell’automotive. Non è mai assurta alla gloria di auto da collezione.
La Fiat, nei primi anni Settanta, ha sentito la necessità di sostituire la vettura che aveva motorizzato l’Italia, la mitica 500, con una dalle linee più moderne e apportandovi anche dei miglioramenti tecnici.
Nasce la 126.

Fuori una dentro l’altra
C’è stato un vero e proprio passaggio del testimone, al salone dell’automobile del 1972 (sigh, cinquantuno anni fa…). Vengono presentate in contemporanea l’ultima serie della 500 e la prima della 126.
Dal punto di vista tecnico sono abbastanza simili: motore posteriore bicilindrico raffreddato ad aria, cambio a quattro marce più agevole rispetto a quello della 500 grazie ai sincronizzatori sui tre rapporti finali. La vetturetta raggiunge i 110 km/h, a tuo rischio e pericolo.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo cliccando qui
La Fiat decide anche di investire nella sicurezza della nuova city car spostando il serbatoio e rinnovando l’architettura del piantone dello sterzo. Finalmente ne viene montato uno in grado di collassare in caso di incidente e non entrare nell’abitacolo a mò di katana, uccidendo il guidatore superstite.
L’estetica, soprattutto per quanto riguarda la parte posteriore, viene presa in prestito dal prototipo ideato da Pio Manzù qualche anno prima, la Fiat City Taxi. La City Taxi è una concept car pensata come taxi. Nell’idea dei progettisti deve sostituire la 600 multipla che gran parte dei tassisti, fino ad allora, hanno usato come veicolo di lavoro.

In prima battuta la 126 viene prodotta negli stabilimenti di Cassino, ma con gli anni la produzione si sposterà in Polonia. Soprannominata Maluch, diventerà la vettura di tutti. Verrà anche prodotta una versione aggiornata, la 126 bis, che finalmente ha il motore raffreddato ad acqua con cilindrata e potenza aumentate. La produzione, compresa quella effettuata negli stabilimenti all’estero, cessa nel 2000.
Una macchina per donne?
Una considerazione che alla scrivente è stata fatta più volte, durante i primi anni da patentata. La cosa più odiosa è che tale affermazione mi è stata fatta da altre donne. Non sono passati così tanti anni, ma l’idea, allora, era quella che la macchina sarebbe dovuta servire per fare la spesa e portare in giro i figli. Non doveva essere né bella, né potente, solo facile da maneggiare.

L’ultima 126 prodotta (fca heritage) Boomerissimo.it
Ricordo amiche dire di aver imparato a guidare solo la 126 e che quindi erano “condannate” ad usare solo quella. Forse è per questo che per tanti anni ha avuto un fiorente mercato dell’usato. Se ne scassava una? Se ne comprava un’altra, magari messa meglio. Mentre la 500 è stata più di una utilitaria: la prima macchina ecumenica e pansessuale, la 126 è rimasta allo status di necessità. Il marito aveva l’auto di rappresentanza, la moglie la macchinetta per portare a termine incombenze.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo cliccando qui
Sul sedile dietro trovavano posto bambini, carciofi e zucchine, cartelle, zaini, varie ed eventuali. Mai assurta al rango di desiderata, ma rimasta a quello di necessità, non è mai diventata “vintage”, perlomeno non ancora.
Antonietta Terraglia


Rispondi