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Fiat 850

Fiat 850, il brutto anatraccolo che non diventò mai cigno, o sì?

Le abbiamo voluto bene perché è stata la nostra prima macchina. Ma anche allora sapevamo che era un’ auto di mezzo, di transizione. Un po’ carne, un po’ pesce, senza essere né l’una, né l’altro. Eppure è stata un’ auto, a suo modo, importante.

A casa mia le automobili arrivarono abbastanza tardi. Mio papà aveva avuto una vita abbastanza complicata e forse mancava del senso pratico necessario a a intraprendere un percorso tecnicamente complesso e irto di ostacoli burocratici come quello che ti porta alla patente. A un certo punto ci pensò mia mamma. Dopo qualche mese di guide a suo dire mozzafiato e pericolosissime sui tornanti sopra le Cinque Terre, conquistò, prima assoluta della famiglia il sospirato documentino rosa.

Fiat 850
La gloriosa Fiat 850, la mia prima auto di famiglia | Boomerissimo.it

Mio papà allora si occupava di altro, era troppo perso nelle sue fantasie e nei suoi disegni. Solo trascinato dal senso pratico della mamma, che aveva deciso che una famiglia senza auto non poteva dirsi pienamente tale, si diede in seguito una smossa. Non solo, ma scoprì nell’automobile, nel suo disegno, nel suo mondo romantico (certamente, non meccanico) un suo interesse primario. Importantissimo.

Quella 850 blu nel box

Dunque la nostra prima macchina fu la macchina “della mamma”. Mamma la acquistò consultandosi con la sua famiglia, entità numerosa e potente, che mio padre ha sempre considerato un contropotere, se non ostile, sicuramente “altro”.

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Dopo lunghe deliberazioni il consesso decise che la macchina giusta per la fresca patentata, fosse una Fiat 850. Era qualcosa di più di una 500, che era il grado minimo della motorizzazione. Soprattutto, era la macchina che una delle sorelle stava dismettendo. Il marito ingegnere, che cominciava a fare carriera, stava upgradando alla Giulia Alfa Romeo (come era necessario per un ingegnere che si rispettasse). La Fiat 850 che lo aveva servito decorosamente fin a quel momento, poteva trovare una nuova casa, la nostra.

“Ma invece che comprarsi il macchinone di un altro non poteva comprarsi un’ auto sua?”

-Papà e le macchine usate

Quando mia madre aprì il box per farci vedere la nostra nuova (o quasi) macchina, ricordo abbastanza bene il senso di meraviglia di noi bambini, ma anche alcuni commenti di papà, che non saprei come definire se non come “rosicata”. La patente era della mamma e pure la macchina. Quel che è peggio la macchina era pure la 850 di sua sorella, o peggio la ex dello zio.

Fiat 850
Fiat 850 e il mondo dei giovani (immagine pubblicitaria) Boomerissimo.it

Mio padre non ha mai molto compreso il concetto di “auto usata” (diceva: “ma invece che comprarsi il macchinone di un altro, non poteva comprarsi un’ auto sua?”). Ancora meno lo comprese in quel magma emotivo che mescolava la fierezza per l’impresa della moglie alla fresca consapevolezza che stava facendo un po’ una figura da pirla.

Fiat 850, l’auto di mezzo

La Fiat 850, oltre al fatto di essere quella della zia, aveva molte cose per non piacere a mio padre: un uomo per cui la parola “mediocre” era uno degli insulti peggiori che si potessero pronunciare. Era un’ auto di mezzo, concepita da mamma Fiat, forte del semi-monopolio del mercato italiano, ma consapevole che tra la 600, auto fantozziana solo leggermente arricchita, e la 1100 (entry level del mitico “guidatore con cappello”) c’era un buco che andava a tutti i costi colmato.

Fiat 850, lo schema costruttivo
Fiat 850, lo schema costruttivo è quello della 600 (Pinterest) Boomerissimo

In Fiat, in un primo tempo, fecero progetti ambiziosi denominati “progetto 122” ma realizzando che sarebbero stati eccessivamente costosi, decisero di mollarli alla Simca, allora un marchio-parente che si occupava del mercato francofono. In soccorso fu chiamato il consueto salvatore della patria: l’ingegner Dante Giacosa, uomo geniale e pratico a cui la Fiat doveva tutti i suoi successi, dalla Topolino in poi. Giacosa non fece altro che prendere lo scheletro di una 600, creare un nuovo frontale, aggiungere un codino, ripensare le portiere (fu eliminata la suicida “apertura a vento”), installare dietro lo stesso motore, solo un po’ modernizzato e voilà, nel 1964 il rattoppo alla gamma fu subito pronto. Era nata la 850, che avrebbe servito il marchio come ponte verso la prima utilitaria davvero innovativa, la Fiat 127 del 1971.

Fiat 850 vano motore
Il vano motore della Fiat 850, di non facilissimo accesso (photo ruotelassiche) | Boomerissimo.it

Rispetto alla 600, la 850 aveva dei tocchi di superlusso, come i rivestimenti in plastica del cruscotto (wow), qualche accorgimento seppur rudimentale, mirato alla sicurezza (il serbatoio spostato dietro), ma condivideva il motore posteriore, che avrebbe presto attirato le maledizioni dei meccanici per la necessità di smontare mezza coda per accedervi. La 850 fu lanciata con un occhio al marketing in due versioni “normale” e “super”. La normale andava a benzina normale, la super dava subito un’idea di maggiore brillantezza e velocità perché andava a benzina, appunto, super.

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In realtà le due macchine si differenziavano per un paio di adesivi sul vetro e una targhetta sul motore, totalmente identico, oltre che per una leggera differenza di prezzo. Fu la super, ovviamente, ad attirare la maggior parte dei clienti. In seguito sarebbero nate pure una “special” con un gustoso volante in legno, motore potenziato e due freni a disco. E poi le versioni, quelle sì, mitiche sport e spider che, simili a piccole Ferrari, sono tuttavia un’ altra storia. Furono loro i cigni nati dal brutto anatroccolo che la 850 era, e sarebbe continuata ad essere per la sue breve ma non del tutto ingloriosa carriera.

Il primo viaggio in 850

Ricordo il primo viaggio in quella 850 blu come un’ avventura con promesse straordinarie: la nostra prima domenica fuori porta: un pranzo ad Erba, accuratamente organizzato e prenotato, probabilmente con settimane di anticipo. Guidava, ovviamente, la mamma e, a parte la gioia smisurata di quel pranzo solare, a distanza siderale da Milano, in un ristorante con giardino e vista sulle montagne vicinissime, non credo potrò mai dimenticare il viaggio.

Fiat 850
Fiat 850, quantomeno aveva spostato il serbatoio dietro | Boomerissimo.it

La mamma guidava con estrema prudenza: non credo passammo mai gli 80 km/h, né all’andata né al ritorno. Papà sedeva di fianco e ricordo che mi comunicò distintamente la sensazione che quella nostra macchina nuova non era poi una gran macchina. Si lamentava che quell’auto’, che lui non sapeva guidare, non andava abbastanza veloce, non aveva abbastanza ripresa. La mamma guidava e protestava di lasciarla in pace. Penso che quel primo (e per quanto ricordo, ultimo) viaggio maturò la consapevolezza in tutti che per mio padre era ora di prendersi la patente e comprarsi una macchina “tutta sua”, non quella degli zii.

Fiat 850 e filobus in Via Galvani a Milano – Boomerissimo.it

Anche per noi, come per la Fiat, quella 850 fu una macchina di transizione verso la nostra prima “vera” auto, una Fiat 128. Quella se la scelse mio padre, consultandosi con tutti noi sul colore esterno e degli interni. La mamma lo aveva aiutato a prendersi la patente, e finalmente si era liberata di un passeggero alquanto scomodo. La 128 papà la voleva bianca (almeno mi pare), con i vetri azzurri e gli interni rossi. Ma alla fine ne accettò una gialla, con gli interni neri e i vetri bianchi. Quello era arrivato in concessionaria e quello bisognava prendere, se non si volevano aspettare altri mesi. Allora funzionava così. L’urgenza di andare oltre la 850 era tale che il perfezionismo coloristico di papà dovette cedere il passo alla realtà.

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Salutammo così la 850, il brutto anatroccolo che ci motorizzò. Un’ auto utile e a cui vogliamo tutti bene ma che, ancora oggi, quando persino la NSU Prinz è diventata un classico, fatica a trovare il suo posto nel cuore degli appassionati. C’ è, tutto sommato funziona e non costa nemmeno molto. Questo era, è, e forse sarà sempre la Fiat 850 “berlina”.

Antonio Pintér

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