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La prima microcar

La prima microcar: l’investimento più intelligente che qualcuno abbia mai fatto

Impressionati dalle incredibile novità delle microcar elettriche degli ultimi tempi? Forse è il caso di riscoprire l’originale, che le ha ispirate tutte, e difficilmente sarà mai eguagliato.

Citroen Ami, Fiat Topolino (che poi sono essenzialmente la stessa macchina con nome e qualche dettaglio diverso) emozionano e sconvolgono con la loro inedita personalità.

La prima microcar
Peel P50 (Instagram @hatcherhistory) Boomerissimo.it

Inedita, a meno di avere qualche anno di marciapiede, pardon di strada, ed essere stati ospiti di sensazionali vetture come la Trabant, o avere scoperto tra vecchie riviste ingiallite la italianissima Iso-Isetta, di cui BMW pensò di fare un successo, che a nostra conoscenza non si è mai materializzato. Erano auto veramente micro, ancora più minute e risparmiose delle pur economicissime utilitarie italiane o tedesche, di cui abbiamo parlato in altri articoli.

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Minuscole progenitrici più che autorevoli dell’attuale voga della microcar cittadina a bassi consumi e più o meno tutte figlie del primo shock petrolifero che il mondo occidentale abbia conosciuto: quello del 1956. Una delle tante guerre arabo-israeliane, che vide un Nasser furioso sigillare il canale di Suez e il resto del mondo sprofondare nel panico da astinenza di benzina. 

Peel P50: l’originale (diffidate dalle imitazioni)

Per noi boomer, che insieme all’età abbiamo accumulato un po’ di cultura automobilistica, l’attuale voga delle city car ha un’origine chiarissima, una matrice da cui non si può prescindere ed è la Peel P50.

Peel P50 la prima microcar
Peel P50 ( Instagram @codziennikmotoryzacyjny) Boomerissimo.it

Forse l’auto più piccola che sia mai stata prodotta. Così piccola che potevi entrarci in ascensore. E certamente una delle più singolari, eccentriche e anticonformiste. E proprio da qui il parallelo con la piccola Citroën così in voga ai nostri giorni, viene immediatamente spontaneo.

Costa quasi meno che camminare

Nello slogan che la lanciò c’è quella abilità britannica a non prendersi mai troppo sul serio e a non proclamare rivoluzioni, se proprio non è necessario. Eppure a modo suo questa macchina ha segnato un’epoca, oltre ad anticiparne un’altra (la nostra).

Peel P50 la prima microcar
Peel P50 (advertising page) – Boomerissimo.it

Se il suo successo fu moderato si deve al fatto che i tempi non erano ancora maturi, la consapevolezza ecologica e il salasso alla pompa non avevano ancora raggiunto i livelli di oggi. E soprattutto alla dura realtà secondo cui, checché se ne dica nelle convention motivazionali, le idee sono molto importanti ma anche i soldi hanno un loro peso (il cauto eufemismo britannico è pienamente voluto).

Peel Engineering era una microfabbrica. Aveva una bella idea e la sua vetturetta, perfettamente usabile e perfino divertente, entrò nel Guinness dei primati come la macchina più piccola del mondo, inventando una categoria che sta prendendo piede solo oggi, sessant’anni dopo. Ora che i kombinat dell’automobile, quegli agglomerati di marchi che si sono mangiati tutto, hanno deciso che è venuto il momento buono per proporla. 

La grande scommessa di una piccola macchina

La Peel P50 era equipaggiata con un motore da 50cc (la stessa cilindrata che ha fatto dell’ape 50 il microfurgone di successo che conosciamo), “volava” a 65 km/h (pure troppi). Tra i suoi piccoli nei, c’era la mancanza della marcia indietro. Ma pesando 60 kg non era difficile risolvere il problema. 

Peel P50 la prima microcar
Il fascino conturbante di una Peel P50 ancora oggi in uso (© Car And Classic) – Boomerissimo.it

La microimpresa che aveva concepito questo minigioello riuscì a produrne solo 50 esemplari, prima di soccombere alle forze soverchianti della concorrenza internazionale.  Fu un fallimento, questo lancio pionieristico verso un futuro che ancora non era maturo per materializzarsi? Forse per la Peel Industries, che ne trasse ben poco profitto (a parte quello, immateriale,di entrare nella leggenda dell’auto), sì.

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Ma per i pochi, e decisamente lungimiranti acquirenti di quella straordinaria microvettura, il tempo si è mostrato decisamente più galantuomo. La Peel P50, che nel 1963 si poteva acquistare per meno di 200 sterline oggi si scambia nelle aste di auto storiche oltre i centodiecimila english pounds. Il valore è aumentato di 550 volte. Complimenti ai pionieri delle microcar di sessant’anni fa.

Qualche problema per la Citroën Ami

Succederà lo stesso a chi, seguendo le orme dei più noti influencer, acquista oggi una Citroën Ami o la sua copia italian sounding? Lo speriamo per loro, ovviamente. Ma ci permettiamo di dubitarne.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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