Una presa di posizione di giustizia? Un passo avanti nella storia della civiltà? Il politicamente corretto spinto all’estremo? In medio stat virtus.
Personalmente faccio fatica a comprendere certe esasperazioni del politicamente corretto. Un fenomeno che talvolta si avvicina a quello linguistico dell’ipercorrettismo, cioè l’errata correzione di una forma linguistica per l’errata convinzione che si tratti di un errore. Una errata correzione fatta, come dice la Treccani, con “l’intenzione di avvicinarsi ai registri alti e di imitare lo standard”.

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Questa tendenza, pensata con le migliori intenzioni, rischia di raggiungere, in qualche caso, il grottesco. Da più parti si portano avanti battaglie per “bannare” alcuni film girati nel passato, in cui la società era diversa, fino all’idea di cambiare il finale alle favole.
Un’altra forma di questa ricerca di giustizia in ogni sua forma è la battaglia per affermare il terzo genere nella grammatica, la “schwa” o l’asterisco, per evitare il genere univoco, soprattutto maschile.
Nella mia idea, molto personale e molto da peone, saremo liberi solo quando non dovremo più temere una “o” al posto di una “a” e saremo in grado di ascoltare una favola facendo la tara tra reale e fantastico.
Una ulteriore presa di posizione
Ho letto che da più parti, nel mondo della disabilità, si fa avanti l’esigenza che i ruoli di disabili siano interpretati da disabili reali (quando possibile).
Nel 2018 l’attrice, nonché campionessa paralimpica priva delle gambe, Katy Sullivan, ha inviato una lettera aperta a Dwayne Johnson su Deadline, chiedendo a lui e agli altri suoi colleghi di rifiutare ruoli da disabili. In questo modo forzerebbero la major a chiamare attori diversamente abili per queste parti.
Ma perché The Rock? Perché nel film Skyscraper del 2018, Johnson interpreta un veterano a cui sono state amputate le gambe. La domanda che mi pongo è se sia lecita una presa di posizione così dura e arroccata. Personalmente chiederei a Dwayne Johnson di smettere di recitare punto, ma io di cinema capisco poco.
Quello che mi intristisce è che, se questa idea passasse, anzi se fosse passata anni addietro, il cinema si sarebbe privato di alcune delle interpretazioni più straordinarie da parte di altrettanti attori. E facciamo anche qualche esempio.
Dustin Hoffman
Il primo film che viene alla mente è Rain Man, in cui Dustin Hoffman interpreta Raymond, un uomo affetto da disturbo dello spettro autistico, fratello di un rampante Tom Cruise. Hoffman era seriamente preoccupato di poter fare un pessimo lavoro e di non rendere giustizia al personaggio scadendo nella caricatura. Vinse un Oscar.
Robert De Niro
Uno dei miei film preferiti è Risvegli tratto da un libro di Oliver Sacks. Robin Williams da’ il suo volto al dottore che prova a risvegliare pazienti catatonici a seguito dell’encefalite letargica. Uno di questi pazienti è interpretato da Robert De Niro che delinea da par suo la parabola di Leonard dalla catatonia al risveglio e ritorno.

Per lui nomination all’Oscar. Nel film c’è anche un cameo di Dexter Gordon che interpreta Rolando. Il grande sassofonista però, non fece in tempo a vedere il film. Morì qualche mese prima dell’uscita del film.
Daniel Day-Lewis
Straordinaria prova d’attore per l’attore britannico che interpreta ne Il mio piede sinistro, Christy Brown, un artista irlandese affetto da paralisi cerebrale, che riesce ad affermarsi nonostante le evidenti difficoltà. Oscar per l’attore.

A concludere questa brevissima e sicuramente non esaustiva carrellata c’è l’interpretazione di Patty Duke e Ann Bancroft in Anna dei miracoli.
Ann Bancroft e Patty Duke
Il film di Arthur Penn porta sullo schermo la vera storia di una bambina sordo-cieca, Hellen Keller e della sua insegnante, anch’essa quasi cieca, Anne Sullivan.

Anne riuscirà ad insegnare alla bambina come comunicare con il resto del mondo e aprirle la porta verso l’autonomia. Oscar per entrambe.
Comprendiamo la sforzo di chi nella vita deve lottare il doppio per raggiungere qualsiasi tipo di risultato. È un impegno titanico, che il mondo non sempre riesce a capire a fondo, e nel quale ogni sforzo deve essere fatto per spianare la via, rendere possibile quello che fino a ieri sembrava impossibile. È bellissimo pensare che possa esserci un grande film, con milioni di spettatori, che vede come protagonista un attore diversamente abile, in una delle mille possibile accezioni del termine (purtroppo la realtà è ricchissima di fantasia in questo campo, ben oltre quanto possa immaginare qualsiasi sceneggiatore). Ci permettiamo però di auspicare che la via per raggiungere questo risultato non sia “mettere le mutande all’arte”, stabilire quote, creare riserve… soluzioni che non hanno mai portato da nessuna parte e che semmai hanno portato regressi, mai progressi. Aspettiamo con ansia e con curiosità che chiunque possa interpretare la parte di chiunque, non necessariamente il diversamente abile la parte di un diversamente abile. Rimuoviamo le barriere e proviamo ad andare avanti. E come si suol dire, tessa chi ha filo per tessere. Che si chiami De Niro, Robin Williams, o (aggiungete voi il nome del prossimo grande).
Antonietta Terraglia


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