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128 rally bastava poco per sognare

Fiat 128 Rally, si sognava con poco: ma rimase un sogno

C’è stato un tempo in cui le auto avevano un’anima? Se sì, pochi l’avrebbero riconosciuta nella Fiat 128, un’auto tecnicamente meravigliosa, ma fatta più di ragione che di passione. Finché apparve lei, la mitica 128 Rally.

La Fiat 128 è stata un’auto che ha segnato un’epoca. A casa mia, dove si viaggiava ancora in una 850 di seconda mano, quella prima macchina nostra e vera rappresentò certamente un sogno. Anche se non era stata pensata come un’auto per fare sognare. 

128 rally bastava poco per sognare
Fiat 128 Rally e uno dei suoi irrisolti dualismi – Boomerissimo.it

Doveva sostituire la vecchia 1100, un’auto sopravvissuta a se stessa. Lo fece sicuramente in modo geniale. La 1100 era un’auto vecchia, la 128 era un’auto “moderna”, parola magica nel 1969.

Un’auto per uomini col cappello

Era la prima Fiat a trazione anteriore, un piccolo gioiello di razionalità e di ingegneria dovuto, tanto per cambiare, al genio di Dante Giacosa. Sarebbe diventata il modello di una nuova generazione di “medie”. Volkswagen l’avrebbe fatta a pezzi e ricostruita col nome Golf, per mandare in pensione un’altra vecchia gloria ormai fuori tempo, il Maggiolino. La 128 era un’auto per una classe che si stava affermando, che voleva crescere, che credeva nel futuro. Era un’auto ottimista ma per “uomini col cappello”, come appunto era mio padre. E poco importa se quando arrivò a casa nostra, lui era appena in grado di guidarla con il foglio rosa. 

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La pilota di famiglia era ancora mia madre. Ma quella sarebbe stata la prima auto tutta nostra, ovvero tutta sua. Fece finta di farci scegliere il colore, giallo. Era un’auto che voleva dire molto e che avrebbe viaggiato molto, che sarebbe sopravvissuta a tutto, che avremmo tutti amato. Ho pianto quando l’abbiamo cambiata. Ma la 128 era un’auto di famiglia, precisamente la nostra famiglia. Dentro di me, nella mia collezione di automobiline, tra le mie Lamborghini Espada (la mia preferita, gialla come la nostra macchina), la Lancia Stratos, stava crescendo la voglia di un alter ego. La nostra 128 era Clark Kent e io forse non lo sapevo ma cominciavo a sentire il bisogno di un SuperMan. O meglio di una Wonder Woman, perché la 128 è sempre e solo stata declinata al femminile. 

Erano tempi di solide certezze. La fluidità gender sarebbe arrivata molto tempo dopo. La 128 era una femmina, e su questo non si discuteva. 

Una belva appare sulla strada

Devo pensare che l’apparizione sia avvenuta in un tempo in cui ancora ogni mattina trotterellavo da casa a scuola con la mia cartella di cavallino. Guardavo tutte le macchine, le riconoscevo tutte, anche nelle loro versioni L, Gl, Sport… Era un mondo più semplice. In fondo c’erano quattro marche, con quattro modelli. Avevi sulla punta delle dita tutte le varianti, anche se avevi otto anni, bastava che le macchine ti interessassero un  po’. 

128 Rally si sognava con poco
La magia della 128 Rally era qui – Boomerissimo.it

Beh fu così che parcheggiata accanto al limite di quella strada curvilinea di periferia, accanto a uno di quegli spiazzi di cespugli ed erbacce che portavano verso i nostri condomini, vidi la mia macchina. O quasi. 

Gialla era gialla, ma non dello stesso giallo che a casa mia si definiva “becco di papero”. Era un giallo limone violento. 

E poi era la versione due porte, quella “povera” che nelle discussioni pre-prenotazione avevamo scartato subito. Una macchina senza tutte e quattro le porte era inaccettabile come passo avanti dalla 850. Ma queste due porte erano diverse. Era sì una 128 a due porte, ma cattiva. Con la riga nera da corsa. Il cruscotto sembrava pieno di strumenti, appunto da corsa. E dietro? Dietro capivi tutto: aveva le luci posteriori della Lancia Stratos (la mia preferita, dopo la Lamborghini Espada). E non solo, ne aveva il doppio. 128 Rally, c’era scritto sopra: avevo trovato la mia Wonder Woman. 

128 Rally, la prima Fiat “cattiva”

Quella che avevo incrociato era la capostipite di una specie che avrebbe fatto fortuna: le “piccole” Fiat  sportive (anche se la 128 tanto piccola non era), prodotte per stuzzicare la fantasia e il piede pesante di appassionati con la mania della velocità.

Quella prima versione in verità stuzzicava più la fantasia che il piede pesante. La 128 era essenzialmente una 128 normale con un sogno di potenza. 

Dicono i maligni che l’idea nascesse da una questione molto pratica: nessuno voleva la “povera” 128 due porte, esattamente come nessuno l’aveva presa in considerazione, nemmeno per un attimo, a casa mia. Dopo la 600 e la 850, la classe media italiana aveva deciso di avere diritto ad uscire da una portiera, anche se sedeva dietro. Eppure le due porte si producevano, le catene di montaggio erano ancora lontane dalla flessibilità “on demand” di oggi, ed occorreva trovare un modo per riuscire a venderle. L’idea fu quella di una “piccola sportiva”, una 128 normale ma con 200cc di cilindrata in più e un sontuoso aumento di potenza di ben 12 CV, per un totale di 67, capaci di spingere la berlinetta da 820 Kg alla velocità da brivido di 150 Km/h (invece dei 140 della versione da famiglie). Il resto lo facevano qualche strumento in più, un acceleratore “aggressivo” adatto al punta-tacco, un assetto delle sospensioni leggermente più rigido, i colori squillanti, le bande nere, la scritta “Rally” e ovviamente quel dettaglio che mi aveva colpito così tanto: le luci posteriori tonde, prese alla 850 sport, ma che apparivano anche su un bel po’ di sportive vere, dalle Stratos (che ben conoscevo nella sua versione in scala), alle Ferrari che, da allora, ho visto solo in fotografia. 

La 128 Rally, insomma, più che una vera sportiva, era il sogno di possedere una macchina sportiva. E da allora sarebbe stato anche il mio sogno, intensificato dalle versioni successive, che senza avere molta più sostanza delle prime 128 Rally, aggiungevano nuovi lustrini da competizione: qualche ulteriore cavallo in più e soprattutto i cofani neri. Il top per un’auto veramente “cattiva”.

Il dualismo misterioso della 128 Rally

La 128 Rally nacque così, una sportiva un po’ per finta, ma che se non altro aveva la grinta e le qualità della sua grande madre. Nacque senza una vera motorizzazione sportiva perché la Fiat aveva già deciso di far nascere sullo schema della 128 anche una sportiva “vera”: la 128 sport, un coupé di cui probabilmente prima o poi parleremo.

Giorgio Porcaro, Diego Abatantuono, e una generazione di nuovi comici – Boomerissimo.it

A me non è mai piaciuta, perché la coupé non era “mia” 128. La sua forma un po’ a ciabatta mi pareva brutta, lontana dalla grazia cattivella della 128 Rally, che con un po’ di fantasia poteva ricordare la Fulvia HF, italiana di razza che nei rally vinceva veramente. I cofani neri che la citavano, in questo senso furono un’aggiunta importante.

C’era insomma un dualismo nelle 128 sportive che nella mia memoria si è stinto in un altro dualismo, che non sono mai riuscito a risolvere. Chiedo l’aiuto da casa, o meglio agli attentissimi lettori di Boomerissimo. 

A riprova della personalità un po’ fantasiosa delle 128 da corsa, c’è il fatto che una di esse fu scelta da un personaggio che avrebbe fatto epoca, ma con due facce diverse: il “terrunciello” inventato da Giorgio Porcaro, e poi reso famoso da Diego Abatantuono

Sono quasi sicuro che colui che magnificava la sua 128 da corsa, dotata di coprivolante e soprattutto di una antenna che arrivava al primo piano delle case, decorata alla sua sommità da una coda di volpe “che ti frustava il naso” fosse quel Porcaro, che ascoltavo spesso alla radio, durante lunghi pomeriggi che avrei dovuto dedicare allo studio. Non mi pare che il personaggio si fosse già trasfigurato nella figura, decisamente adatta al ruolo, di Abatantuono. 

Ma non riesco, e forse non riuscirò mai più a ricostruire, se la 128 in questione fosse la Rally o la Sport. Google non mi è stato di nessun aiuto.

128 Rally si sognava con poco
128 Sport Coupé, l’altro dualismo – Boomerissimo.it

Il mio sogno della 128 Rally, dopo tanti anni è rimasto un sogno. Alle quotazioni attuali, che hanno raggiunto altezze ancora più alte dell’antenna di con coda di volpe, credo che lo rimarrà per sempre. 

Forse riuscirò almeno a dirimere la questione della 128 misteriosa, che secondo me era la Rally (anche per questo ho scritto questo articolo). Ma non ne sono del tutto sicuro. E se fosse stata la Sport?

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Diradate la nebbia che ha avvolto quel ricordo. Aiutatemi almeno a realizzare questo, di sogno.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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