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Fiat 1100D

Fiat 1100, certi vecchiacci non muoiono mai

C”è chi nasce per cambiare il mondo e chi vede la luce già vecchio, sconfitto, senza speranze. Eppure a volte il carattere è capace di smentire anche le più cupe premesse. E’ il caso della Fiat 1100D, un’auto nata morta, ma che ebbe una gloriosissima vita.

La “categoria 1100” è sempre stata un segmento di estrema importanza in casa Fiat. Rappresentava un po’ il massimo delle aspirazioni reali di un marchio che aveva nelle utilitarie (spesso geniali) la sua roccaforte, che talvolta sognava in grande o in grandissimo con megaberline o supersportive che avevano più che altro il compito di gettare luce sull’immagine di marca.

Fiat 1100D
La mitica Fiat 1100D-R, un’auto nata vecchia ma che seppe smentire i pronostici | Boomerissimo.it

La categoria 1100, auto media per l’uomo medio, appartenente a una classe media modesta, ma che ci teneva a differenziarsi dal popolo e dalle sue motorizzazioni di minima, era invece il vero campo di battaglia della Casa Torinese. Lì i margini erano più alti ma la concorrenza era dura, aspra, sia in casa che all’estero. Intorno alla macchina da piccoli commercianti, artigiani, impiegati, combatteva tutto il meglio che l’industria motoristica europea potesse mettere in campo. Specialmente i “maledetti francesi” ma in seguito anche le case tedesche, scese dall’olimpo delle berline di lusso, per andare e cogliere i grandi numeri dove c’erano.

Le 1100 del dopoguerra

In principio, cioè prima della guerra, Fiat frequentava già il “segmento 1100” e lo faceva con una vettura che aveva nel suo nome tutta l’atmosfera dell’epoca: “Nuova Balilla”. Un’auto arcaica (vista con gli occhi di oggi), con parafanghi esterni. Il suo nome, oltre a collocarla saldamente nella sua epoca storica, rivela che per Fiat, prima del boom della Topolino, il segmento medio era ancora concepito come entry level, una versione ridotta dell’ambizione automobilistica vera, che ruotava intorno alle grandi berline da industriali e finanzieri.

La Fiat 1100/103 del dopoguerra – Boomerissimo.it

La Nuova Balilla era qualcosa di meno, di più junior, poteva andare bene per un capufficio del catasto, o qualcosa del genere. L’idea della motorizzazione di massa e delle sue infinite opportunità non era ancora chiara, nemmeno in una Torino che ne sarebbe stata protagonista.

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L’idea della “1100” come vettura di mezzo (e non “piccola”) nasce nel dopoguerra con la 1100/103 del 1953. In questo senso, la “103” con le sue forme tondeggianti, la meccanica solidamente conservatrice ma i parafanghi integrati nella carrozzeria e la struttura monoscocca che ne fanno un’auto “moderna” è la prima vera 1100 Fiat. Media in tutto, avrà una vita lunga e fortunata, in una gamma di versioni che andava dallo spartano-punitivo della “Tipo A” fino al lusso, ahem, sfrenato della “Tipo Lusso” del 1959, giunta su una vettura che era stata anche leggermente aggiornata.

L’ultimo (o quasi) ruggito della 1100

Eppure tutte queste sono macchine conosciute ormai quasi solo agli storici e agli appassionati di auto d’antan (coi quali ci scusiamo per eventuali imprecisioni). Persino chi, come noi, ha abbandonato la gioventù anagrafica da lunga pezza, di quelle 1100 non conserva un ricordo reale, vissuto. Tranne per qualche esemplare conservato o dimenticato a bordo strada, qualcosa di paragonabile a un rudere dell’antichità.

La catena di montaggio della Fiat 1100 al Lingotto, nel 1962 – Boomerissimo.it

No, quella che tutti noi “ragazzi degli anni 60” abbiamo conosciuto come “La millecento” (cioè qualcosa di già allora arcaico) è in realtà il canto del cigno della vettura media che si era battuta fino a quel momento sul mercato. Alla fine degli anni 50 quel progetto già tradizionale comincia ad apparire irrimediabilmente invecchiato, soprattutto esteticamente. Le rotondità rassicuranti che ne avevano fatte la (media) fortuna cominciano ad apparire anzianotte. Fiat sente il desiderio di svecchiarsi, di andare avanti. E lo fa con un passo avanti anche nella cilindrata, che deve sottolineare l’evoluzione: nel 1958 nasce la Fiat 1200 Granluce.

Fiat 1200
Fiat 1200 Granluce, prima serie (1958 – ph wikipedia) Boomerissimo.it

La 1200 Granluce si ispira al gusto americano: bicolore, supercromata, più vetrata, coda con pinne.Per tutto il resto è una “vecchia” 1100/103: una specie di manifestazione di impazienza del Centro Stile, che di quella berlinotta attempata non ne può veramente più.

La vettura sarà un flop, massacrata dalla Giulietta Alfa Romeo che nello stesso segmento di prezzo offre ben altre emozioni e poesia. Ma il destino della “vecchia” 1100 è ormai segnato.

Fiat 1100D, nata vecchia

La “1100” che conosciamo tutti nasce dall’incrocio di due auto già finite. La vecchia 1100 “tonda” e la 1200, notevole insuccesso commerciale. Fiat ormai non ne può più della sua vecchia “media” ma, poco propensa alle mosse rivoluzionarie, decide di piazzare il motore leggermente ampliato e la carrozzeria della 1200 Granluce, sulla scocca del suo invecchiato cavallo di battaglia.

La Fiat 1100 D e il suo look esasperatamente tradizionale – Boomerissimo.it

La speranza di presentare questo accrocchio come una vettura completamente nuova e dalle grandi ambizioni è davvero coraggiosa. Ma inaspettatamente funzionerà. La 1100D si rivela un successo e per ben quattro anni si batte con avversarie come Renault 8, VW Maggiolino, Ford Taunus, Opel Kadett. Ha qualcosa di meglio di ognuna di loro, non spicca in nulla. Ma la sua medietà sarà la sua forza. Questa macchina così poco entusiasmante, che ognuno di noi ricorda ulteriormente invecchiata, come un’ auto che veniva da un’altro mondo, che appariva più vecchia anche di macchine che erano in effetti uscite sul mercato molto prima, farà il pieno di ordini e diventerà la macchina ideale dell’uomo pratico e moderato a cui è destinata.

La 1100 R, l’ultima “Millecento”, con la coda non più pinnata e le luci sottratte alle 850 – Boomerissimo.it

Con la 1100R, uscita nel 1966, Fiat comincia a preparare l’uscita di scena della sua “anziana”. La 1100R è una vettura ancora più vecchia, ancora più modesta nelle ambizioni, che torna al motore 1100 per non rischiare di fare ombra alla nuova 124, la vettura su cui Torino ripone le sue vere ambizioni. Una macchina di risulta, riciclata per la seconda volta, destinata a occupare un piccolo spazio minore e sparagnino. Anche i cerchi sono ridotti da 14 pollici a 13. Unica novità, il cambio a cloche e non più al volante. Ancora più inaspettatamente, la macchina sarà un nuovo successo e con la sua vecchiezza ormai davvero anacronistica, tiene banco nei listini, sfidando persino l’innovazione rivoluzionaria della 128, a trazione anteriore e motore trasversale.

La 1100R è nata come una macchina di riciclo, che viene concepita per il mercato pakistano. Fiat è convinta che nessuno in Europa voglia più saperne di quella macchina che ha già stancato anche loro, e da tempo. Invece questa versione finirà per essere ancora più coriacea delle altre. Vende in Europa e viene prodotta su licenza anche in Germania, prima di passare ai mercati emergenti come Argentina e India, dove è stata prodotta fino al 1999, facendo della 1100 Fiat una delle vetture più longeve della storia dell’auto. Certi vecchiacci sono davvero tosti.

Antonio Pintér

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