Parliamo della prima Tipo, niente a che vedere con l’anonima riedizione di qualche anno fa. C’è da interrogarsi sul calo di creatività in casa Stellantis, un nome nuovo no?
Quando si parla di Tipo ho un tuffo al cuore. La prima auto non si scorda mai. La compatta di casa Fiat è stata la prima auto che ha avuto l’onere di vedermi seduta al posto di guida.

Breve excursus personale: non ho preso la patente allo scoccare dei diciotto anni. In casa mia nessuno guidava, abitavamo in un posto in cui tutto era raggiungibile a piedi o con i mezzi pubblici. Il lavoro del capofamiglia non necessitava di spostamenti in auto ed in vacanza si andava in treno. Certo, il giorno della partenza sembrava la carovana diretta all’ovest, valigie di abiti, lenzuola, vettovaglie, perché allora non si andava a fare la “vacanzina”, si andava in villeggiatura. Ma questa è un’altra storia.
Insomma, nella non necessità di spostarsi e nel non possesso di denaro per l’acquisto dell’autovettura, ho procrastinato il momento della patente. Quando ho preso la rivoluzionaria decisione di rendermi auto-mobile, l’autoscuola aveva la Tipo, di un bel punto di verde/azzurro.
Era proprio un bel Tipo
La prima autovettura commercializzata con questo nome risale al 1912, la Tipo 0, montava un radiatore Pininfarina ed era venduta all’esorbitante cifra di 8000 lire, poi calate a 6.900.

Ma non è su quella che ho fatto scuola guida… boomer, non greatest generation. La “mia” Tipo è quella che ha visto la luce a gennaio del 1988. Una vettura che riscuote subito un grandissimo successo, tanto da essere eletta auto dell’anno nel 1989.
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Caratteristica della nuova vettura, dal punto di vista estetico, sono gli angoli smussati e il baule in vetroresina. E’ costruita su un pianale modulare, su cui verranno realizzate anche le molto più aggressive Alfa Romeo 155 e GTV. E’ una vettura che deve combattere con le tedesche dello stesso segmento, quindi viene allestita con il meglio che di cui si disponeva per l’epoca. La versione base monta addirittura il lunotto termico, mentre la versione più “in”, la DGT ha l’avveniristico cruscotto a cristalli liquidi, roba da incontri ravvicinati del terzo tipo.
Un’ altra importante innovazione di questo bel Tipo di auto è la zincatura, grazie a questo trattamento si evita che col passare degli anni e delle intemperie l’auto diventi un camouflage di ruggine, come succedeva alle Fiat fino ad allora.
Un ammiratore d’eccezione
Mentre i vari James Bond sfrecciano su Aston Martin e Magnum P.I. gira in Ferrari, un italianissimo e finissimo investigatore nostrano ha scelto lei, la Fiat Tipo.

Salvo Montalbano, nato dalla fervida mente di Andrea Camilleri, antieroe per definizione, amante del cibo poco stellato, si reca nei luoghi delle “ammazzatine” nella sua fida compatta Fiat. Non è un abile pilota Salvo, non ha il “piedino pesante”, quando ha bisogno di correre chiede aiuto alla sua amica Ingrid.
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La vettura che viene usata nella serie è di color grigio ratto, ma non è sempre la stessa. Nel corso delle varie stagioni è cambiata. Come non è sfuggito all’occhio accorto di appassionati, le auto guidate da Montalbano sono state più di una. Si passa dalla 1.1 Fire al 1.9 TD. Il cambio di potenza è stato pressoché irrilevante, dato che in quel particolare allestimento la vettura è ritratta da ferma. Altro casus belli è la targa che è cambiata nel tempo. La prima che appare è AD 511 DF, ma dura solo per la prima stagione. Nelle successive la Tipo sarà targata AK 696 FW. Nessuna delle due targhe pare corrispondere a vetture realmente esistite. Solo di una si ipotizza che sia stata il segno di riconoscimento di un vecchio Ulysse ormai demolito.
Antonietta Terraglia


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