Quella di Waco è stata un’immensa tragedia da cui solo nove persone si sono salvate. Abbiamo provato a capire dove vivono e cosa fanno oggi.
A trent’anni dal quell’assurdo assedio e il rogo in cui persero la vita settantasei persone tra cui molti bambini, abbiamo provato a rintracciare i nove superstiti di quell’assurda strage annunciata.

Ma prima di farlo, facciamo un passo indietro. Chi erano i Branch Davidian? Come sono nati? E Koresh come è arrivato a loro?
Davidiani o Branch Davidian?
Cominciamo da qui, non sono la stessa cosa, imparentati sì, ma diversi.
I Branch Davidian sono un gruppo per così dire gemmato dai Davidiani, un movimento avventista fondato da Victor T. Houteff, nel 1929. Il fondatore godeva all’interno del suo movimento, di un immenso potere. Houteff aveva convinto quelle persone che lui non non sarebbe mai morto, ma li avrebbe guidati dapprima nell’antica Gerusalemme e poi nella Canaan celeste. L’improvvisa (e improvvida morte) di Houteff nel 1955 scatenò il panico nel suo “popolo”, favorendo il terreno per una scissione. Prima di raggiungere la Canaan celeste, Houteff aveva nominato sua moglie reggente del movimento, in attesa dell’ arrivo di un nuovo profeta.

Nel frattempo si erano stabiliti in una proprietà di quasi 400 ettari a est di Waco. Lì tutti i Davidiani si riunirono il 22 aprile del 1959 convinti che in quella data sarebbero arrivati i “segni” dell’arrivo del Regno di Dio. Visto che tali segnali sovrannaturali non arrivarono, Benjamin Roden, un ex avventista del settimo giorno, si autoproclamò come colui che i Davidiani stavano aspettando, così nacquero i Branch Davidian. Roden, successivamente, lasciò gli USA con uno sparuto gruppo di adepti e si stabilì in Israele dove rimase fino al 1978, anno della sua morte.
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Il timone del movimento fu preso dalla moglie Lois. In un primo momento questo ruolo era condiviso con il figlio George, il quale, però, non era ben visto all’interno del gruppo. Stava invece acquisendo sempre più potere il giovane seguace Vernon Howell. Le opposte fazioni arrivarono allo scontro, armi alla mano, per il possesso di Mount Carmel. Roden e i suoi furono accusati di tentato omicidio mentre Howell e il suo seguito, furono assolti, e pagando le tasse arretrate (George aveva dimenticato di pagare…) entrò in possesso della proprietà.
Nel 1990 Howell cambiò il suo nome in David Koresh.
I superstiti della tragedia
Se i suoi predecessori avevano professato il pacifismo, Koresh, diversamente, era un amante delle armi, attrezzò un vero e proprio arsenale nel compound.
Superstiti di quel massacro che abbiamo raccontato ampiamente qui sono David Thibodeau, Renos Avraam, Jaime Castillo, Graeme Craddock, Clive Doyle, Misty Ferguson, Derek Lloyd Lovelock, Ruth Ellen Ottoman Riddle e Marjorie Thomas. Di questi Avraam, Castillo e Craddock sono stati in carcere, mentre gli altri hanno condotto una vita tranquilla, cercando di far perdere le loro tracce.
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Solo di due sopravvissuti sappiamo qualcosa di più. David Thibodeau, durante l’incendio riuscì a scappare da un buco nell’edificio. Ed è grazie a lui che si sa qualcosa di quanto successe all’interno dell’edificio in quei giorni, grazie al libro-testimonianza che ha scritto, A Place Called Waco. Thibodeau viveva nel compound con la moglie. Michele Jones. Michele era la sorella di Rachel, la moglie di Koresh.
Secondo la versione di Thibodeau, Koresh aveva una relazione con Michele sin da quando lei aveva appena 12 anni. Per evitare a Koresh un’accusa penale, Thibodeau sposò Michele all’età di 14 anni, con l’approvazione dei genitori. Purtroppo lei e i suoi figli perirono nell’incendio.
Può essere considerata sopravvissuta anche Joann Vaega. Joann era una dei bambini che furono rilasciati prima dello scontro finale. Aveva sei anni all’epoca degli avvenimenti e in una intervista a Today.com ha raccontato la sua esperienza. In realtà Vaega non ha molti ricordi precisi di quel periodo, se non del momento in cui arrivarono gli agenti dell’ATF e ci fu il primo scontro a fuoco. Le sue parole:
“After that it was just a hail of gunfire. … At some point I was walking around I saw a lot of dead bodies.”
“I wasn’t scared,” she said. “That’s what David said was going to happen. These people were gonna come and they were gonna kill us and we were all gonna die. To me, it wasn’t anything outside of the norm.”
Joann ha perso entrambi i genitori ed è stata cresciuta da una sorellastra. Secondo gli esperti che l’hanno esaminata dopo il disastro, difficilmente la bambina avrebbe potuto riprendersi dal trauma.
Contro ogni previsione Joann ha saputo trarre da quell’esperienza la forza per diventare una persona migliore. Oggi è direttrice formazione e sviluppo in un ristorante in California, ed è moglie e madre felice di due bambini.
Antonietta Terraglia


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