Il pubblico, soprattutto quello televisivo, ha la memoria corta. Molto banalmente, siamo un po’ tutti assuefatti a guerre, stragi e morti ammazzati.
Il 28 febbraio scorso è stato l’anniversario di un evento tragico avvenuto trent’anni fa: l’inizio del lungo assedio di Waco, in Texas al compound dei Branch Davidians.

Una battaglia d’altri tempi terminata dopo più di 50 giorni e un rogo che uccide 76 persone.
David Koresh
Al secolo Vernon Wayne Howell, nasce a Houston nel 1959. Sua madre è una ragazzina di 15 anni e di fatto il futuro leader dei Davidiani viene cresciuto dai nonni. La sua infanzia non è semplice, è figlio di una ragazza madre ed in più è dislessico. Gli episodi di bullismo nei suoi confronti non mancano, i compagni lo chiamano “Mr. Retardo.”

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Ma Howell non è il fondatore del culto. I Davidiani nascono da una scissione della chiesa degli avventisti del settimo giorno da parte di Victor Houteff, un immigrato bulgaro. Alla morte di quest’ultimo iniziano le lotte per la successione che portano alla nascita dell’Associazione generale dei davidiani avventisti del settimo giorno, diretta da Benjamin Roden. Alla morte di Roden, nel 1978 a scontrarsi furono moglie e figlio dello stesso Roden. Ed è in questa fase che entra in ballo Howell. Secondo quanto affermato da uno dei superstiti del massacro di Waco, David Thibodeau, Howell avrebbe avuto una storia con la vedova di Roden, Lois, che all’epoca era capo dei Davidiani. Intanto Howell guadagna peso all’interno del gruppo religioso, rivendicando il dono della profezia e cambiando il suo nome in David Koresh, utilizzando i nomi dei re David e Ciro (Koresh).
David afferma di essere il nuovo messia e usa questa sua autoproclamazione per generare quanti più figli, le donne devono accettare con gioia il dono che viene fatto loro. Inutile dire che Koresh distribuiva ecumenicamente il suo seme a tutte le donne della comunità. Ci sono voci, mai peraltro confermate, che avesse rapporti anche con bambine poco oltre i dieci anni. E’ anche un patito di musica rock che continua a suonare anche quando diventa il messia.
Come è iniziata la fine
Già, ma come è iniziato l’assedio che ha portato al massacro? E qui comincia la nebbia.
Quel 28 febbraio di trent’anni fa l’ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosive, una specie di guardia di finanza) si presenta al compound essendo stata informata che i davidiani hanno un deposito illegale molto congruo di armi e munizioni (non tanto per i presunti abusi sessuali sui minori). Gli agenti hanno intenzione di perquisire gli edifici e arrestare Koresh. Qualcosa va storto e sul terreno restano sei davidiani e quattro agenti. Chi abbia cominciato a sparare, ancora oggi dopo trent’anni non è certo. I superstiti si accusano l’un l’altro.
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Gli agenti dell’ATF avvertono l’FBI e qualche ora dopo comincia l’assedio. Lo spiegamento di forze schierato intorno all’insediamento di Mount Carmel è degno di una vera e propria battaglia, ottocentonovantanove persone tra agenti dell’FBI, dell’ATF, Texas rangers, ufficiali del dipartimento di sicurezza del Texas, personale dell’ufficio dello sceriffo, armati con dieci carri armati Bradley, due Abrams e vari altri veicoli da combattimento.
Seguono giorni interminabili in cui l’FBI intavola centinaia di ore di negoziazione con Koresh che portano all’uscita dall’edificio di 35 davidiani tra cui molti bambini. Per stanare gli irriducibili, i federali trasmettono musica ad alto volume ininterrottamente, inframmezzata da altri suoni atroci come le grida degli agnelli al macello.
L’assedio costa moltissimo al governo ed è forse per questo che il 19 aprile di decide di intervenire. Clinton in persona autorizza l’attacco con il procuratore generale Janet Reno.
L’epilogo
La struttura dei davidiani viene attaccata dai carri armati e vengono sparati al suo interno lacrimogeni in grande quantità.
In breve si sviluppa un gigantesco rogo, la cui origine resta controversa. C’è chi dice che siano stati gli stessi appartenenti al culto ad appiccarlo in un delirio di suicidio collettivo e chi sostiene che i gas lacrimogeni, altamente infiammabili, saturati gli ambienti ristretti, siano la causa dell’incendio. Ad alimentare le fiamme ci si mette anche il vento e ad aggravare la situazione il fatto che nessuna delle forze schierate in così grande numero è attrezzata per spegnere le fiamme.
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Quando finalmente il rogo viene domato si contano i morti: settantasei, di cui ventotto bambini. Non tutti sono morti per le conseguenze dell’incendio. Alcuni corpi presentano ferite di arma da fuoco e da taglio. Lo stesso leader, David Koresh viene trovato con un proiettile in testa. Non è chiaro se si tratti di suicidio o di omicidio.

Segue il corollario di indagini e tesi complottistiche. L’FBI viene scagionata, ma gli Stati Uniti si interrogano circa la gestione dell’evento. L’apposita commissione costituita presso il Congresso per esaminare quanto accaduto conclude con queste parole: “The committee’s 13-month investigation of Waco was
unnecessary, expensive, and fruitless(…) Many of the report’s findings duplicate those of the Special Counsel, former Senator John C. Danforth. In his report, Senator Danforth determined,(…), that government agents did not cause or
contribute to the fire that consumed the Branch Davidian compound on April 19, 1993, did not direct gunfire at the Branch Davidians on April 19, and did not unlawfully employ U.S. armed forces at any time during the standoff.”
Alcuni media riportano che Koresh era solito andare a correre tutti i giorni alla stessa ora. Se l’intento era di arrestarlo, sarebbe stato molto più semplice farlo in quella circostanza senza uno spiegamento di forze degno della battaglia di Alamo. Inoltre pare che gli agenti dell’FBI non conoscessero la dottrina dei davidiani, altrimenti non avrebbero mai agito forzando la situazione ed innescando il (presunto) suicidio di massa.
Il punto è che nessuno sa con certezza cosa sia avvenuto negli ultimi tragici momenti, ma il Bureau ha rivisto le sue procedure nei casi di situazioni di stallo.
I davidiani superstiti continuano ad incontrarsi sotto il nome di “Branch, The Lord Our Righteousness” e secondo quanto dichiarato alla rivista People, attendono che il loro messia, Koresh, risorga dai morti per guidarli ancora. Ma i tre giorni canonici sono diventati trent’anni.
Antonietta Terraglia


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