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Sanremo 1979

1979, Sanremo da schifo: l’imbarazzo di Mike

Un’edizione condotta da Mike, un titolo pronunciato con imbarazzo e un pubblico che rideva. Ecco a voi Sanremo 1979

Che piaccia o non piaccia, che si voglia o meno, come ogni anno ci troviamo davanti la corazzata Sanremo. Si apre la splendida cornice nella città dei fiori dove si terrà la splendida kermesse. I big, piùcchebbig, i best si avvicenderanno, come avviene, semel in anno, per assicurarsi vittoria, ascolti e diritti. Fantastico. Dio benedica le piattaforme streaming.

Sanremo 1979
I Pandemonium a Sanremo – Boomerissimo.it

Non ha alcuna importanza chi lo conduca, sarà il solito mappazzone che dura oltre mezzanotte. Ma si sa, Sanremo non ha più nulla a che vedere con la musica, molto di più con gli ascolti televisivi. C’è a chi piace e buon per loro. Così sia.

Sanremo e i quasi dimenticati

Nel nostro Controsanremo, negli anni passati, ci siamo concentrati su fatti e personaggi che hanno lasciato un segno, di quale fattura non è dirimente. Abbiamo parlato di Luis Miguel, Sterling Saint Jacques, dei superbidoni, di Vasco Rossi e il microfono, insomma abbiamo affondato a piene mani nella nostra memoria.

Luis Miguel nel 1985
Luis Miguel a Sanremo (Di sconosciuto – sconosciuta, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=495307) – Boomerissimo.it

Come direbbe Corrado “E non finisce qui”. La memoria boomerissima è elefantesca. Ricordo una canzone che da allora ho assunto come anthem mio personale, una perenne valutazione sull’umanità intiera (come diceva Mike Bongiorno). Correva l’anno 1979, il Festival di Sanremo era condotto proprio dal Mike nazionale e Anna Maria Rizzoli, modella, cantante e attrice di commedie sexy, poi di teatro con Strehler. A quei (beati) tempi in tv veniva mandata in onda integralmente solo la serata finale. Delle due precedenti (erano solo tre…)  veniva trasmessa una breve sintesi di mezz’ora.  Per amor di cronaca i partecipanti furono 22 e sul podio arrivarono Mino Vergnaghi, Enzo Carella e i Camaleonti. Non ricordo le loro canzoni, zero. Ricordo bene invece “Tu fai schifo sempre” dei Pandemonium dove schifo era pronunciato con la “shk” per il massimo ribrezzo . Un mantra che demoliva ogni residuo di romanticismo sanremese.

I Pandemonium e la canzone liberatoria

La canzone diventò il vero simbolo dell’edizione 1979, nonostante un decimo posto finale che sembrava punirne l’audacia.  Il gruppo nacque nel 1976 alla RCA Italiana con un’idea ambiziosa: mettere insieme fino a venti giovani talenti emergenti in una sorta di comunità artistica dove poter sperimentare contaminazioni fra generi. Il progetto era seguito da autori e arrangiatori di peso come Piero Pintucci e da coreografi come Franco Miseria, futuro scopritore di Heather Parisi. Tra i partecipanti di questa “palestra creativa” molti diventarono famosi: Dario Farina (futuro autore di tutti i successi dei Ricchi e Poveri negli anni Ottanta), Michele Paulicelli (autore di musical come Forza venite gente), Amedeo Minghi (che incide con il gruppo L’immenso, suo primo successo). Tra il 1978 e il 1979 i Pandemonium iniziarono collaborazioni prestigiose con Gabriella Ferri e Gigi Proietti. Nel 1998 vinsero il Premio Quartetto Cetra per i gruppi vocali nel settore Cabaret musicale, e la critica li considerò come i naturali eredi dei mitici Cetra. Ma il momento di massima visibilità arriva proprio grazie a quel Sanremo

L’esibizione sanremese – Boomerissimo.it

La canzone  fu scritta da Gianni Mauro (testo), Angelo Giordano e Michele Paulicelli (musica), con l’arrangiamento di Enzo Polito. Gianni Mauro costruì il brano su una struttura teatrale precisa: lui dichiara alla sua lei amore sdolcinato, lei risponde demolendolo. La prima parte è una dichiarazione d’amore classica, quasi patetica: «Certe volte mi chiedo se sto sognando / Possibile che tu abbia scelto me come l’uomo della tua vita / Io una persona così insignificante vicino a te che sembri una stella / Perché tu sei bella, tu sei fragile, sei un fiore / Ecco, sei un fiore» Ma poi arriva la risposta di lei, ed è una mazzata: «Svegliati una buona volta / E smettila di sognare / Io sai cosa ti dico? / Tu fai schifo sempre / Da mattina a sera» E da lì, il testo vira completamente nel demenziale: ogni azione quotidiana dell’uomo viene accompagnata da un insulto. Il culmine arriva quando anche l’uomo risponde per le rime: «Tu fai schifo pure di notte!»

Imbarazzo sul palco dell’Ariston

La loro esibizione fu un vero happening. I Pandemonium recitavano, gesticolavano, agitandosi come in uno sketch. Mike Bongiorno, presentando il pezzo, sottolineava: «Il titolo del brano che ci presentano è abbastanza singolare: Tu fai schifo sempre».

Mike e Annamaria Rizzoli – Boomerissimo.it

La raffica di “tu fai schifo” ripetuti in prima serata Rai fu qualcosa di inaudito per il 1979, anno in cui la televisione pubblica era ancora fortemente soggetta a censure e autocensure linguistiche. Eppure il pubblico reagì con entusiasmo. Dopo la prima esibizione, i Pandemonium balzarono al primo posto nella classifica parziale. Le radio private impazzirono, come ha ricordato lo stesso Gianni Mauro: «Questa canzone fu la prima canzone ironica e dissacrante presentata ai Festival di Sanremo. Ebbe un effetto deflagrante!». Ma il primato non durò. Nella serata finale, le giurie furono fatte rinsavire e Tu fai schifo sempre chiuse al decimo posto. In fin dei conti Sanremo è sempre stato legato alle tradizioni. Il brano comunque vendette centinaia di migliaia di copie, aprendo la strada a una nuova generazione di canzoni “demenziali” che negli anni successivi sarebbero approdate sempre più spesso a Sanremo.

Sanremo da skifo per Mike – Boomerissimo.it®

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Decenni prima che il rap e l’urban italiano portassero sulla scena mainstream il concetto di “diss track” (canzone-insulto diretta a un rivale o a un ex), i Pandemonium avevano già costruito un pezzo interamente basato sulla demolizione verbale del partner. Non c’è pianto, non c’è nostalgia, non c’è il classico schema della canzone d’amore tradizionale italiana (ti amo/mi hai lasciato/soffro/ti perdono). C’è solo una sequenza inarrestabile di accuse, insulti e rovesciamenti comici. I Pandemonium hanno continuato la loro carriera con altri grandi della musica e del teatro. Mariano Perrella ha ricordi affettuosi di tutti i colleghi, ma un affetto particolare per uno: «Sono legato alla figura di Gino Bramieri che, nelle cene del dopo spettacolo, rideva a crepapelle per le barzellette che si faceva raccontare». Il gruppo è ancora attivo, continuano a esibirsi in teatri e serate, mantenendo viva la tradizione del cabaret musicale. E a ricordarci quello che siamo.  

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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