Sanremo è sempre sanremo. Dedichiamoci ad una edizione che è rimasta davvero nella storia e non per gli ascolti o il numero e la durata delle serate.
Abbiamo consegnato alla storia l’edizione del 2023 del Festival della canzone italiana, trasmesso dalla splendida cornice del teatro Ariston di Sanremo.

Onore e gloria ai vincitori, onore e gloria ai superospiti, in testa Al Bano che fa le flessioni, onore e gloria ai presentatori che, forti della tradizione, hanno sbancato gli ascolti. E già si parla del prossimo sempre a conduzione Amadeus.
Quando una serata bastava
Il Festival è stato sempre un grande evento, anche se, ha conosciuto anni di appannamento. Gli anni Settanta vedono gli Italiani impegnati in problemi ben più seri della scelta di presentatori e cantanti e il festival decade nell’interesse del pubblico. Di tre serate ne passa in tv solo una, le altre vanno solo in radio. I personaggi che vi prendono parte non sono di grande richiamo. I cantautori, che sbancano nella hit parade, snobbano Sanremo. L’organizzazione di quelle edizioni è raccogliticcia, improvvisata, niente a che vedere con l’era Baudo che sarebbe arrivata solo qualche anno dopo. Scenografia essenziale, niente scale da scendere. Nel 1977 finalmente prende in mano le redini di uno stanco festival, Vittorio Salvetti, già organizzatore del Festivalbar.
La parola proibita
La rassegna canora del 1978 non parte con il piede giusto. Salvetti si lamenta della scarsa qualità dei cantanti che gli hanno affibbiato, nella lista figurano Dora Moroni, Marco Ferradini, la 16enne Anna Oxa (scoperta da Ivan Cattaneo), Rino Gaetano, i Matia Bazar, la Schola Cantorum ecc.ecc.

In tutto quattordici concorrenti per una gruppo nutrito di presentatori: la signorina buonasera Maria Giovanna Elmi che introduce le serate con autorevole e puntuale lettura del regolamento, Beppe Grillo è in charge per gli intermezzi comici, l’attrice Stefania Casini si occupa delle interviste. In realtà il ruolo vero e proprio del presentatore, con introduzione dei cantanti e della canzone la fa lo stesso Salvetti, dalla sua postazione seduta, accanto al contatore dei voti. Le prime due serate non verranno trasmesse neanche in radio. Direttore d’orchestra, udite udite (vi sblocco un ricordo) El Pasador!(?) Nell’elenco degli artisti in gara figura un artista che ha già alle spalle canzoni di successo, Rino Gaetano. Le cronache riferiscono che l’artista non sia propriamente entusiasta di prendervi parte. La canzone che ha intenzione di portare in gara è Nuntereggae più. Per quei pochi che non dovessero ricordarla, nel testo c’è un elenco di nomi e cognomi di personaggi della politica e non solo seguiti da “nuntereggae più”. Il patron Salvetti e la casa discografica non giudicano il testo idoneo per la città dei fiori. Gaetano parteciperà con il brano, ritenuto più “giusto” per l’occasione, Gianna.
Ad un primo e superficiale ascolto, la canzone appare meno tagliente di Nuntereggae più, ma non è esattamente così. Rino stesso, parlando di Gianna dice “è una canzone che non significa niente”. L’apparente disimpegno nasconde la descrizione dell’essere umano con le sue debolezze, altri, invece, ci hanno letto eventi delittuosi ben più circostanziati, altri storie di prostitute e transessuali. Ma la grandezza di una canzone è nella capacità di contenere le emozioni e i pensieri di chi la ascolta.
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La sua partecipazione è un happening. Indossa la giacca del frac del padre con medaglie appuntate sul petto che distribuisce un po’ a tutti e il cappello a cilindro datogli da Renato Zero. Rino Gaetano è entrato nella storia, con una canzone “che non significa niente”, ma contiene, per la prima volta, la parola più temuta di tutte: sesso.
Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.it®


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