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Lou Grant telefilm da uomini

Lou Grant, un telefilm da uomini

Esiste un sentire maschile e uno femminile? Il dibattito resta aperto, ma Lou Grant per un certo periodo della vita è stato un telefilm molto “nostro”, di giovani aspiranti uomini, che stavano per trovare la propria strada nella vita.

Siamo boomer, non ci importa troppo di sfidare teorie alla moda secondo cui chiunque è, anche biologicamente, quello che desidera essere. Siamo nati in un’epoca con barriere molto concrete, quando forse il narcisismo e la convinzione di essere al centro del mondo, si scontravano più spesso con limiti culturali e finanziari.

Lou Grant telefilm da uomini
Ed Asner, indimenticabile Lou Grant – Boomerissimo.it

Potevo sognare quante Lemonsoda volevo, nella lunga strada dalla spiaggia al nostro appartamento di Monterosso (quinto piano, tutto scale, ascensore manco a pensarci). Ma per mia mamma la risposta era sempre la stessa “a casa abbiamo tanta acqua”. Forse ci siamo persi qualcosa, ma per noi le cose erano più semplici. 

A volte le femmine ci rubavano le pistole. Ma non ci si divertivano troppo, dopo un po’ tornavano ai loro giochi da femmine, alle Barbie o quant’altro avevano nel loro armamentario. Nella mia semplicità, sono sempre stato convinto che non fosse un’imposizione culturale quella che mi faceva scegliere macchinine, mitragliatori e soldatini, invece che bambole e nastrini vari. Ma può essere che le cose siano più complesse, e magari lo sono davvero. Vai a sapere. 

Ad ogni modo tra le molte cose che distinguevano un maschio da una femmina, oltre a particolari anatomici che oggi paiono diventati optional o irrilevanti, c’era il tipo di telefilm che ci piaceva. 

Che differenza c’è tra Mary Tyler Moore e Lou Grant?

Mary Tyler Moore suppongo fosse un buon telefilm, qualche volta l’ho visto passare in TV, in qualche ennesima replica, quando Lou Grant mi aveva già preso completamente all’amo. 

Mary Tyler Moore – Boomerissimo.it

Ci vedevo Lou Grant, e qualche altro personaggio della mia serie preferita. Ma talmente diversi da essere irriconoscibili, in modo anche un po’ irritante. Mary Tyler Moore era una commediola intelligente e leggera, si capiva bene, tutta fatta in studio, teatrale. Per qualche ragione che non saprei bene spiegare i suoi fan erano tutti femmine. Io non ne so quasi nulla, per esempio, mentre mi è nota la predilezione della Fondatrice di Boomerissimo® per questa mitica sit-com. Se vorrà, un giorno ne scriverà lei. 

Io ero un tipo da Lou Grant, lo strano spin off di Mary Tyler Moore, che da ogni punto di vista era agli antipodi. Quello era commedia, questo dramma, quello parodia leggera, questo scavo morale, sociale, esistenziale, tormento etico, talvolta suspence. Quello si svolgeva tra quattro pareti colorate di cartone col campanello che suona incessamente per segnalare il via vai dei personaggi. Lou Grant invece era un film, era la realtà vera. I telefoni che suonavano erano quelli della redazione del Los Angeles Tribune. C’erano le macchine da scrivere. Tutta una colonna sonora che avrei ritrovato tale e quale, da lì a qualche anno, nella mia agenzia di pubblicità. Le scene erano piene di esterni, corse in macchina, agguati agli intervistati, politici più o meno corrotti, gangster, inquinatori.

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Ma l’altra grande differenza da Mary Tyler Moore è che non ho mai conosciuto una ragazza che, nemmeno retrospettivamente, avesse amato Lou Grant. Una serie che per me, invece, era una specie di droga. 

La metamorfosi di Lou Grant

Il passaggio di Lou Grant dalla commedia al dramma è uno dei più curiosi della storia della TV. Il personaggio interpretato da Ed Asner si spogliava delle sue caratteristiche più eccentriche per indossare i panni di un giornalista serio e determinato. Era un cambiamento che rifletteva l’evoluzione di un pubblico educato dal cinema duro e a sfondo sociale degli anni ‘70.

Lou Grant, telefilm da uomini
Il cast di Lou Grant come appare su YouTube (YouTube screenshot) – Boomerissimo.it

Lou Grant, quello vero, nasceva nel 1977 e sarebbe andato avanti per cinque stagioni, fino al 1982, quando fu sopraffatto da una crisi di ascolti (il sociale non andava più così di moda nei primi fantastici anni ‘80) o forse, così si mormorò, dall’eccessivo impegno politico di Ed Asner, che a forza di spostarsi a sinistra era uscito dal teleschermo, e comunque dalle grazie dei produttori. Chi lo sa. 

Lou Grant era il capo redattore del Los Angeles Tribune. Mi insegnò ad amare la durezza e l’integrità del giornalismo americano. E anche la complessità di un lavoro con molte incognite professionali e morali, con molti dubbi, chiaroscuri. L ’opposto di quello che mi sembrava essere spesse il giornalismo italiano di allora (continuazione della campagna elettorale con altri mezzi). Lou Grant assegnava i compiti alle costar: Joe Rossi, Billie Newman, Charlie Hume e gli altri. C’erano rivalità, conflitti, incertezze.  Ogni giorno sfide professionali e personali.

“Lou Grant” non aveva paura di sporcarsi le mani con temi scottanti e problemi sociali: dalla proliferazione nucleare alla prostituzione, dai diritti gay alla pena di morte. 

Una scelta di temi forti che attirava particolarmente un pubblico molto più adulto di quello che ero stato io fino a pochi anni prima, quando il mio massimo era Happy Days. Eravamo un pubblico di quasi adulti e, ma lo abbiamo già detto, quasi sempre maschietti. 

A parte noi ragazzotti, quasi al confine dell’età adulta, ma con la testa ancora piena di idee balzane e di sogni, di noi che cominciavamo a sognare una professione nobile e combattiva, Lou Grant era un telefilm amatissimo anche da chi in quella professione aveva già un piede. Negli USA molte classi di giornalismo terminavano le lezioni in anticipo, quando andava in onda il nuovo episodio di Lou Grant. 

Un po’ come succede anche da noi, ma per i mondiali di calcio. La stessa cosa insomma.

L’eredità di Lou Grant

Lou Grant è stato un grande show del suo tempo, e di quel mio tempo. Mi ha aiutato a trovare la mia strada? Forse anche sì.

Lou Grant, la sigla – Boomerissimo.it

È diventato un cult? Tutti ricordano Lou Grant? Anche no. E non penso che la colpa sia di quel telefilm, a mio modestissimo avviso il massimo che la televisione abbia raggiunto, almeno prima della grande rinascita degli anni ‘2000, de I Soprano e di Mad Men.

La colpa, o responsabilità, o mettiamola come vogliamo, credo sia più del protagonista di quello show: il giornale quotidiano, con la sua funzione sociale, di contropotere, etica ed economica insieme (mai dimenticare l’esigenza di arrivare col pezzo prima della concorrenza).

I giornali sono, temo, definitivamente morti. O quanto meno è morta la loro necessità e autorevolezza. Chi ne legge più uno al bar o in metropolitana? Ci informiamo a spizzichi, in piedi, sui social, non sempre sapendo cosa stiamo buttando giù. 

Le rare volte che torniamo alle grandi testate, scopriamo che avremmo fatto meglio a non farlo. Leggiamo di cose che sappiamo già, perlopiù capite male e scritte peggio. La campagna elettorale continua con altri mezzi, ma non si sa più nemmeno per che cosa o per chi. 

Qualcuno mantiene giornali semifalliti, passando da una querela a una condanna e sicuramente non pagando i conti grazie ai suoi lettori. E sostiene pure di fare “giornalismo di inchiesta”. Lou Grant lo avrebbe preso a sberle, e più modestamente anch’io. 

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Ma Lou Grant ormai è nell’olimpo. Se accendi il televisore, lui non c’è più: se n’è andato da tempo, insieme a Rossi e Billie e a quell’idea di giornalismo. 

Gli altri ceffi invece continuano a saltare fuori, se hai la sventura di accendere il teleschermo. E anche di questo, non si capisce il perché.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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