Si può amare un oggetto? Forse amore è una parola troppo grossa, ma una certa forma di affetto di sicuro.
🇬🇧 English version -> [click here]
Le automobili segnano il costume dell’epoca e, se i sogni di una generazione di automobilisti sono legate a vetture che difficilmente ci si potrà permettere, i ricordi, belli o brutti, sono legati (con la cintura) alle auto che abbiamo guidato, a quelle che ci siamo potuti permettere, magari scassate e di seconda mano.

Il tempo, poi le libera dalla patina di ruggine, dagli improperi di quando ci lasciavano a piedi e resta solo la tenerezza. Si può avere affetto per una macchina? Io direi decisamente di sì.
Icone
Parliamo di ciò che è stato perché “di doman non c’è certezza”. Se pensiamo al nostro parco macchine, se immaginiamo di vederle sfilare in passerella, molte di loro sono diventate oggetti di culto. La 127, la A112, la Cinquecento (vecchia, s’intende), persino la Prinz e la Simca 1000, hanno acquisito, accumulando anni sul cofano, un certo allure. Poco importa se meccanicamente erano piene di difetti, se la carrozzeria si dissolveva sotto la ruggine.
Con tutta la buona volontà, con tutto lo sforzo immaginifico, in un’iperbole di pensiero, faccio fatica a pensare che un domani qualcuno possa scrivere un pezzo nostalgico sulla Yaris ibrida, sulla Prius, su una qualsivoglia Tesla o su una ID.4. Il tempo mi darà torto? Lo scopriremo solo vivendo.

Volutamente, tra le “icone” del passato, ho tralasciato la più rappresentativa, lei, oggetto di una campagna che ha fatto la storia della pubblicità, venduta in milioni di esemplari, personificata fino a diventare protagonista di film e, suo malgrado, anche complice di un serial killer, lei, il Maggiolino Volkswagen.
Il mio ricordo personale è legato ad uno dei miei zii. Professore d’arte, amante del vino, del bello, un po’ dandy e un po’ sciupafemmine, fu indotto da mio nonno a comprare proprio il maggiolino. La convinzione del mio avo era che il figlio non era buono a guidare e che l’unica auto possibile per lui era proprio un “beetle”. In quanto solida autovettura era certo che con quella in mano più di tanti danni non potesse fare. Se la sua idea fosse fondata o meno non me la sento di dirlo, ma mio nonno qualche km in macchina lo aveva fatto, girando tra gli anni Cinquanta e Sessanta in lungo e in largo come agente di commercio. Un avallo a questa sua idea è il maggiolino del 1963 che Mr. Albert Klein ha donato al Museo Volkswagen. Il contachilometri segna 2.562.885 km.
Affetto
Nel 1955 VW fa uscire di fabbrica il suo milionesimo scarabeo, una sorta di primo milione di Zio Paperone, perché in totale videro la luce oltre ventuno milioni del “lemon”.
Tra questi milioni di esemplari, oltre a quelli di Ted Bundy, c’è anche quello di un personaggio amatissimo dalla generazione boomer, quel Ron Howard che ha prestato le sue fattezze a Richie Cunningham in Happy Days.
Appena patentato, nel 1970, Ron compra un maggiolino nuovo di pacca. Lo terrà negli anni gloriosi del college, per poi rivenderlo nel 1976, quando stava già conquistando la notorietà grazie alla sit-com.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link
Molti anni più tardi, il cognato di Howard ha trovato il classico ago nel pagliaio. Proprio quell’esemplare, guidato in gioventù dal regista premio Oscar, riconoscibile dall’adesivo del college. L’auto era usata come furgone per la consegna di uova.
Prontamente acquistato e rimesso in sesto, lo ha regalato all’ex Richie. Howard lo usa regolarmente e non ha avuto alcuna remora a dichiarare che è stata l’unica auto che abbia veramente amato. Certe auto rimangono nel cuore.
Chissà cosa ne avrebbe pensato Fonzie.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


Rispondi