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Lee Majors

L’uomo da sei milioni di dollari: eroe poca spesa, molta resa

Quando non ci sono risorse, bisogna industriarsi. La grande vittoria della creatività sul budget

Le grandi opere sono sempre figlie di un’idea. Quell’eureka preso in prestito da Archimede e che ti mette davanti la soluzione ad un problema.

Lee Majors
L’uomo da sei milioni di dollari – Boomerissimo.it

Ma l’idea, la rivelazione, è stata applicata non solo a principi determinanti come la spinta idrostatica, ma anche nell’arte, sia essa maggiore o minore.

La creatività, pensiero in libertà

Il genio di Archimede è fuori di dubbio, solo una persona con un livello intellettuale superiore avrebbe trovato la soluzione ad un problema relativo al volume dei solidi facendo il bagno, la gran parte di noi esseri normali avrebbe semplicemente osservato l’acqua traboccare dalla vasca pensando che poi avrebbe dovuto asciugare il pavimento.

Un effetto speciale d’epoca – Boomerissimo.it

Ma il pensiero lasciato libero di vagare riesce a trovare soluzioni a molti problemi. Pensiamo alle pubblicità di una volta. In epoca in cui l’effetto speciale era poco più di un fondale mascherato, quello che doveva catturare il consumatore, il cliente finale, era la parola, lo slogan, capace di suscitare fascinazione, desiderio, suggestione.

Lo stesso valeva per il cinema degli albori. Inseguimenti, carambole erano fatte con un abile uso della macchina da presa e la prospettiva. Bisognava usare quello che si aveva.

Con lo sviluppo tecnologico, le idee sono passate in secondo piano. Parafrasando uno spot popolare di qualche annetto fa, si preferisce stupire con effetti speciali piuttosto che star lì a concepire trame ed intrecci. Una evidente consequenza di questa deriva sono i film sequel, soprattutto quelli pieni di effetti strabordanti e debordanti, i vari Avengers, Fast & Furious, Transformers, Wolverine e accoliti. Tolti gli effetti, c’è poco da ricordare.

Ma come facevamo a guardare i vecchi telefilm con eroi dotati di superpoteri prima dell’aiuto dei computer? Oltre alla risposta ovvia, eravamo scemi noi, registi e sceneggiatori si inventavano qualche trucco per rendere credibili gli eventi.

L’uomo da sei milioni di dollari

C’è stato un momento in cui ci siamo appassionati alle gesta di Steve Austin, un ex astronauta, che,  dopo un incidente quasi fatale viene ricostruito con impianti bionici alla modica cifra di sei milioni di dollari. Questi impianti gli conferiscono forza, velocità e vista sovrumane. Austin così riassemblato e migliorato diventerà agente segreto per l’Office of Scientific Intelligence.

L’uomo e la donna da sei milioni di dollari – Boomerissimo.it

Protagonista dello show era Lee Majors, attore noto soprattutto per aver dato il secondo cognome a Farrah Fawcett. L’attore fu scelto dopo essere stato selezionato tra oltre 400 giovani attori. Come spesso succede, la prima scelta dei produttori non era lui, ma Monte Markham, ma alla fine Majors si assicurò il ruolo, diventando un’icona della cultura pop degli anni Settanta.

La serie aveva origine letteraria, era tratta dal romanzo di Martin Caidin del 1972 “Cyborg”. Caidin, probabilmente per farsi pubblicità dichiarò che che il suo libro era basato su un progetto governativo e che in realtà esisteva un “Cyborg” vivente creato dal governo.

La serie andò in onda dal 1973 al 1978, con tre film a fare da pilot. La ABC dovette fare i conti con una produzione che vedeva un protagonista con poteri eccezionali e un budget da serie televisiva settimanale. Come superare questo impasse?

Non potendo spendere, al regista venne in mente di utilizzare il rallentatore. Era un modo intelligente ed economico per rappresentare le abilità sovrumane di Steve Austin. Quando l’azione cominciava a rallentare era un segnale per gli spettatori che Austin stava per utilizzare tutte le sue “migliorie”  bioniche. Inoltre aggiungeva un effetto drammatico allo show.

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Le sequenze al rallentatore erano accompagnate da un effetto sonoro elettronico “dit dit dit dit”, che sottolineava, forse in modo un po’ infantile, la natura bionica delle azioni di Austin.

Gli unici effetti speciali usati erano trampolini nascosti per le scene di salto, funi e scale e trucchi fotografici semplici.

La serie andò così bene da generare uno spin-off, La donna da sei milioni di dollari.

Oggi quei sei milioni di dollari spesi per ricostruire l’uomo e la donna bionici basterebbero a malapena per pagare gli effetti speciali di una singola scena Marvel. Ma almeno allora si poteva essere sicuri che l’attore protagonista non stesse recitando davanti a un muro verde parlando con palline da tennis su bastoni.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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