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Ceausescu auto da impiegato

Nicolae Ceausescu: dittatore grandioso, macchina da impiegato 

Nicolae Ceausescu era un dittatore con sogni grandiosi ma costretto in una macchina piuttosto modesta. Com’è successo, com’è nata e com’è finita la sua Dacia 2000

Per molti di noi, nati in Italia in un quasi tranquillo tranquillo dopoguerra, il massimo dei drammi,  delle tragedie e dei conflitti sono stati le scazzottate allo stadio e le risse alla balera, tra bande etniche raccolte intorno alla bandiera di comuni distanti quattro chilometri.

Ceausescu auto da impiegato
Ceausescu, sogni grandiosi auto modesta – Boomerissimo.it

Certo, abbiamo anche avuto la mafia e gli anni di piombo, le spranghe, la guerriglia urbana ogni sabato. Qualcuno, per sua sfortuna, in questa follia ci ha pure rimesso la pelle. Ma a me, che ho una metà che viene da oltre la Cortina di Ferro, da quella d’Europa che tra Prima Guerra Mondiale e 1989 ha conosciuto tragedie di ogni genere, spostamenti di confini, stragi, olocausto, e poi il terrore di massa dello stalinismo, le convulsioni italiane (o francesi o tedesche) sono sempre sembrate una tempesta in un bicchiere d’acqua

Romania, l’ultimo incubo staliniano

A casa mia si sentivano le radio che oltre cortina erano clandestine. Eravamo ungheresi e le tragedie della Romania le conoscevamo bene. Gli anni ‘80 da noi, erano gli anni di un comunismo molto meno sanguinoso di quello da cui era scappato mio padre.

Quando Ceausescu piaceva: una memorabile intervista-soffietto della Rai – Boomerissimo.it

La Romania era all’opposto:  uno dei pochi paesi ad avere un passato ancora più feroce del nostro e un presente di tirannia assoluta. In Romania, lo sapevamo (e lo avremmo ben presto sperimentato di persona) si faceva la fame. Tutto era razionato: due litri di benzina al mese in un paese con i pozzi di petrolio di Ploiesti. Frigoriferi spenti, razioni alimentari da tempo di guerra e la Securitate di Ceausescu che teneva il paese sotto il suo tacco di ferro. Negli anni ‘80 la Romania stava vivendo in pieno lo stalinismo e il comunismo di guerra. Lo stava vivendo per molte ragioni. Ma la prima tra tutte era che la Romania stava ripagando a tappe forzate il disegno faraonico del suo dittatore. Ceausescu aveva distrutto il paese indebitandolo fino al collo, per inseguire il sogno di una Grande Romania industriale e, almeno parzialmente, autonoma da Mosca. 

La carne, il latte, il petrolio, la farina e quel minimo di libertà possibile anche sotto un regime tirannico erano state sequestrate e caricate sui Tir e trasportate oltreconfine, scortate dall’esercito, per pagare in natura gli interessi e il capitale di quell’indebitamento forsennato. Il Faraone Nicolae stava arrivando alla sua fine, ma per chi viveva in Romania quella fine era ancora abbondantemente oltre l’orizzonte. L’unica cosa chiara erano la fame e il terrore. 

L’ascesa di Ceausescu al potere

Questo articolo parla di una macchina, la Dacia 2000 e andrebbe decisamente troppo per le lunghe esplorando la storia dei conflitti interni al Partito Comunista Romeno, che portarono al potere nel 1965 un ancor giovane Nicolae Ceaușescu. Nel mondo comunista le speranze della destalinizzazione si stavano già raffreddando nel Grande Inverno brezneviano.

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Ma la Romania era una provincia lontana, dove le onde di Mosca arrivavano attutite e in ritardo. Qualcuno forse sperava che quella giovane generazione avrebbe portato ad un allentamento della dittatura. Avvenne esattamente il contrario. 

Il Grande Dittatore

Ceausescu aveva una sua idea di autonomia nazionale da Mosca che l’Occidente ha sempre erroneamente interpretato come desiderio di liberalizzazione. Era il contrario. Quel po’ di distanza geopolitica da Mosca, le mani un po’ più libere nel commercio e nella diplomazia, vennero costruite rafforzando in modo drammatico la presa sul paese. 

Ceausescu macchina da impiegato
Ceausescu, il culto della personalità – Boomerissimo.it

Perché la Romania potesse muoversi, i romeni (e ancor più le minoranze) dovevano essere oppressi e schiacciati da un culto della personalità ossessivo, perfino grottesco, di tipo norcoreano (non a caso Kim era uno dei modelli) e da un regime di terrore assoluto. 

Forte della sua presa, Ceausescu imbarcò il suo paese in progetti follemente grandiosi: spianò la Bucarest storica con l’energia di una esplosione nucleare per costruire la sua città dei sogni, sormontata dal cubo bianco che la dominerà per sempre: il suo Palazzo del Parlamento, uno dei più grandi e costosi edifici (oltre che uno dei più orrendi) mai realizzati al mondo. Un sogno megalomane in parallelo con quelli di Saddam Hussein e dei suoi edifici altrettanto allucinanti. Lo pagarono migliaia di abitazioni private, monumenti, chiese e sinagoghe ridotte in polvere. Lo pagarono i romeni, molto presto, aggiungendo la fame al regime carcerario e di terrore che li schiacciava. 

Dacia, l’auto del popolo di Ceausescu

Ceausescu era da pochi mesi al potere quando, come altri dittatori prima di lui (anche se con 30 anni di ritardo) fu colpito dalla visione di un paese industriale e motorizzato. La sua personale visione del comunismo avrebbe cominciato il viaggio verso la grandezza creando un’automobile per tutti

Ceausescu auto impiegato
Ceausescu alla guida della prima Dacia, sapeva dunque guidare? – (wikimedia commons) Boomerissimo.it

C’era un problema: nessuno in Romania sapeva fare auto. Il know how era inesistente e anche il passato non era d’aiuto (a differenza di quello di altri paesi come la Cecoslovacchia, che vantavano una forte tradizione ingegneristica e motoristica a cui attingere, per le non esaltanti ma pur sempre abbastanza marcianti berlinette socialiste).

Ceausescu trovò la sua risposta in Francia, un altro paese in perenne ricerca di soluzioni creative per perseguire il suo sogno di grandeur. L’offerta Renault alla Romania di Ceausescu fu fortemente sostenuta dal governo francese, come succede normalmente solo con i progetti militari

La cooperazione tra Renault e la Romania di Ceaușescu era una brillante mossa strategica per entrambe le parti governative. La Francia tornava a Est, dove aveva sempre coltivato qualche progetto di influenza, Ceaușescu poteva sognare una Romania industrialmente autonoma (soprattutto da Mosca). 

Ma anche il partner industriale Renault ricavò considerevoli vantaggi: entrando in forza un mercato ancora da “terzo mondo”, ma deciso a immensi investimenti, poteva collocare le sue linee di linee produzione più obsolete e liberarsi di modelli ormai invendibili, facendoseli pagare un prezzo interessante.

Cronologia delle Renault romene

La collaborazione iniziò con l’assemblaggio della Dacia 1100, basata sulla Renault 8, nel 1968. Si trattava praticamente di una versione in scatola di montaggio della R8: tutti i componenti erano importati dalla Francia. Nulla veniva prodotto in Romania. Solo montato sul posto. Un progetto simile ad alcune “sostituzioni dell’import” (ma totalmente importate dall’estero, in ogni componente) volute recentemente da Putin. Great minds think alike, come si suol dire. Prima del 1971 di queste R8 romena ne furono prodotte ben 37.546, con il nome di Dacia 1100.

La “splendida” Dacia 1100 – Boomerissimo.it

Il modello di punta della partnership, partì un anno dopo, nel 1969. Era la Dacia 1300, sorella gemella della Renault 12, ma Made in Romania. Quando mi capita di scrivere nei gruppi di auto mi sorprendo sempre di come questa vettura per me assolutamente inguardabile goda invece di un certo apprezzamento almeno nella sua versione francese. Per me, che l’ho vista sulla strade romene degli anni ‘80 forse è rimasta macchiata dal senso di oppressione e orrore che la circondava. E’ probabile che però funzionasse bene visto che è stata prodotta fino al 2004 (!) a tre, cinque porte e persino in sfiziosa versione pick-up.

La supercar di Ceausescu non era così super

Considerato il tipo, ci sarebbe stato da aspettarsi che l’auto personale di Ceausescu e della sua cerchia, fosse qualcosa di grandioso e (almeno nelle intenzioni) immaginifico.

Ceausescu dittatore grandioso macchina impiegato
L’accattivante Dacia 1300 – Boomerissimo.it Tobias Nordhausen from Sondershausen, Deutschland, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

Qualcosa che superasse le Super Mercedes di Saddam, di Tito e dei dittatori africani. Dieci metri di macchina, sei sportelli, 9000 di cilindrata, più tutto l’ambaradan elettrotecnico che ci si aspetta da progetti del genere.  Evidentemente Renault, che pur traeva cospicui vantaggi dall’impresa comune, non fu troppo malleabile nel realizzare qualcosa all’altezza di un uomo per cui nessun progetto era abbastanza grandioso. 

Ceausescu da parte sua, perso nel suo delirio di onnipotenza nazionale, non poteva comprare sul mercato una vettura diversa da quelle che produceva orgogliosamente e con gran fanfara nel nuovo impianto di Mioveni, a 120 Km da Bucarest. La scelta cadde sul meglio che Renault potesse offrire alla fine degli anni ‘70, quando Ceausescu decise che da quel momento avrebbe sostituito la sua variegata collezione di vetture (una storia che racconteremo) con una grande berlina di lusso, ma prodotta in Romania. Sogno comunque grandioso in un paese ancora in lotta per la prima motorizzazione. 

L’auto da destinare ai dignitari e agli alti papaveri dello stato sarebbe stata la Renault 20, da ribattezzarsi in Romania Dacia 2000. Era una versione ridotta e depotenziata della Renault 30, la vera top di gamma. Nonostante la sua influenza, la sua minacciosità e i molti denari investiti, Ceausescu non riuscì a ottenere di più dai coriacei francesi, che evidentemente ci tenevano alla propria di grandeur

Sotto il suo cofano pulsava un motore da 1995 cc e 109 CV, interessanti per la classe media europea, ma indubbiamente poco impressionante per i sogni titanici del regime romeno. Ma tant’era. A Mioveni venne avviata una produzione limitata con il nome di Dacia 2000. Sarebbe stata la vettura di uso esclusivo degli alti papaveri, dei capi della polizia segreta e di Ceausescu stesso. Quello che le vetture mancavano in imponenza sarebbe stato riguadagnato dalla temibilità dei loro “proprietari”.

La cilindrata fu aumentata a 2200 cc, i cavalli diventarono 115. L’auto, dotata di servosterzo e servofreno, avveniristici per la Romania del tempo, raggiungeva i 175 Km/h, che sulle strade romene di allora era comunque una velocità impressionante

Una poco impressionante Dacia 2000 di fronte all’orripilante Palazzo del Parlamento – Boomerissimo.it

Ma Ceausescu non la guidò mai. Non sappiamo se, come altri personaggi che hanno fatto della paura il loro mestiere, sarebbe in realtà stato in grado di farlo ma preferiva il sedile posteriore per questioni di dignità e decoro, diciamo così, istituzionale. Quel che è certo è che Ceausescu vide gli ultimi anni della sua Romania da lì, portato in giro dai suoi autisti.  

La fine di Ceausescu e quella della sua Dacia

La caduta di Ceausescu fu altrettanto drammatica del suo regno. Il dittatore adorato e infinitamente riprodotto in ogni dove, costantemente celebrato dalla sua stampa (vedere un edicola romena era interessante, ma non offriva uno spettacolo molto vario), fu fucilato piuttosto misteriosamente mentre fuggiva da Bucarest in un’auto decisamente più modesta.

Ceausescu macchina impiegato
Il luogo dell’esecuzione di Ceausescu e della moglie Elena Bonner – Boomerissimo.it

Non era più il momento di dare nell’occhio. Ma una raffica di mitra lo raggiunse ugualmente il giorno di Natale del 1989, inaugurando una transizione alla democrazia non priva di qualche dubbio e di numerose incertezze. Mentre il suo corpo, insieme a quello della moglie Elena, vennero esposti a tutto il mondo in uno spettacolo raccapricciante che tutti ricordiamo ancora, della sua auto si persero le tracce

Quella Dacia 2000 è riapparsa recentemente a un’asta su Internet, venduta da qualcuno che, chissà come, ne era entrato in possesso, ma assolutamente ignaro del suo valore, se non altro storico.  Perfettamente restaurata, oggi fa parte della collezione di Ovidiu Magureanu, presidente di un’associazione che ha deciso di salvare le vecchie temibili automobili di regime che la Romania moderna aveva deciso di seppellire, insieme al corpo del dittatore e a tutto il proprio passato. 

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Sono ricordi che evocano un passato difficile e insanguinato. Memorie che non tutti hanno voglia di risvegliare. Ma la Dacia di Ceasescu ha sicuramente il pregio di non potere parlare, il che è una dote non trascurabile, in qualsiasi paese cerchi di ripartire da un passato pieno di ombre, di fantasmi, di vittime e di colpevoli (non sempre così facili da separare). 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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