Era il maestro del brivido ma odiava le sorprese che un’auto può dare. Non ha mai imparato a guidare, o quasi. Eppure aveva un’auto del cuore (che gli invidiamo tutti)
Che cos’è la suspence, se non una sottile tensione tra quello che sai e quello che non sai, tra quello che il regista ti ha già fatto vedere, e quello che ancora non sai come andrà a finire?

Alfred Hitchcock di questa tensione era il maestro indiscusso. Forse perché di tensioni e fobie era piena la sua vita e la sua personalità.
L’uomo che non voleva guidare
Le macchine, spesso bellissime, giocano un ruolo importante nelle pellicole di Hitchcock, ma nella sua vita sono sempre state un problema. I suoi biografi sono arrivati alla conclusione che all’origine di un rapporto a dir poco fobico con i mezzi a quattro ruote ci fosse un trauma infantile dovuto a uno scherzo maligno e veramente crudele di suo padre.

All’età di sei anni, per punirlo di non si sa bene quale marachella, Mr. Hitchcock Sr. fece rinchiudere il bambino in una cella della polizia. Furono solo cinque minuti, ma cinque minuti di incubo, trascorsi dal piccolo Alfred senza sapere se e quando sarebbe mai stato liberato. Una ferita drammatica che segnò la sua vita in diversi modi.
Il primo fu quello di indurgli una fobia permanente per l’autorità, le false accuse, il processo kafkiano che ti stringe in una spirale ingiusta da cui sembra impossibile liberarsi. Sarebbe diventato un tema ricorrente dei suoi film.
Un altro effetto collaterale, meno comprensibile e umano, fu quello di insegnare ad Hitchcock il gusto degli scherzi crudeli, al limite del sadismo. Uno fu quello che impose all’attrice Elsie Randolph, mentre girava Frenzie. L’attrice aveva avuto la cattiva idea di rivelargli il suo terrore per il fuoco: Hitchcock trovò il modo di chiuderla in una cabina nel telefono e di soffiare al suo interno del fumo attraverso una macchina di scena. La Randolph perse ogni controllo, e a momenti ci rimise la pelle dal terrore. Un vero atto di ferocia psicologica, efficace proprio perché di fobie, Hitchcock se ne intendeva.
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Dai suoi cinque minuti in cella derivò infatti anche un permanente terrore per le autorità e le sanzioni. Il regista era talmente terrorizzato di avere a che fare con la polizia che cercò sempre di evitare di guidare la macchina. Il rischio era quello di essere fermato dalla polizia per una qualunque infrazione al Codice Stradale. Non avrebbe potuto reggerlo, e per questo decise di muoversi a piedi, con mezzi propri, o perlomeno con qualcun altro alla guida.
Nel caso sarebbe stato l’altro a finire nelle grinfie della polizia, preso in una spirale che in lui scatenava il terrore.
Niente suspence in fatto di auto
Diventato un regista di successo, e per di più abitando per la maggior parte del tempo a Los Angeles, città poco adatta alle passeggiate a piedi, il maestro del brivido decise di cedere al fascino dell’automobile.

Non aveva nulla in contrario a possederne, gli bastava non doverle guidare. La sola idea gli causava incubi, al punto che in molti dei suoi film, le scene di auto sono legati ad automobilisti che perdono il controllo del loro mezzo, scatenando nello spettatore un’ansia almeno pari a quella che provava l’autore al pensiero di avere in mano un volante.
Forse per questo i gusti in fatto di auto del Maestro erano estremamente tranquilli. Decisamente Hitch non era un amante delle macchine sportive e dell’emozione della velocità. Il suo ideale erano le grosse berline lussuose, una su tutte lo rappresenta, sia per la personalità elegante e panciuta, sia per la sua assoluta inglesità.
Alfred Hitchcock e la Bentley S1 Continental Flying Spur
C’è un auto che rappresenta tutto questo, meglio di qualunque altra. E non è un’auto acquistata da un concessionario, ma che Hitch si fece costruire su ordinazione, fornendo specifiche, com’era suo costume, esattissime. Era la Bentley S1 Continental “Flying Spur, un vero simbolo di affidabilità. Un’auto senza brivido, tradizionale, prevedibile e lussuosa, assolutamente senza tensione. Un’auto da cui sapevi cosa aspettarti: il massimo. Ed eri sicuro di ottenerlo.

La sua Bentley S1 Continental “Flying Spur” era fatta per lui, progettata con la guida a sinistra, visto che doveva viaggiare sulle strade americane e non su quelle albioniche. A beneficio dell’autista era stata dotata di un vigoroso servosterzo, mentre l’aria condizionata potenziata teneva fresco il Maestro e le sue idee, oltre che i suoi ospiti. Il tachimetro dell’auto era in miglia orarie, un raro punto di contatto tra la vecchia Inghilterra e i suoi coloni ribelli.
Ci sono solo 54 Bentley al mondo che siano mai state costruite con la struttura a “sei luci” denominata Flying Spur. Di queste solo 16 hanno la guida a sinistra e una sola è stata equipaggiata secondo i gusti di Alfred Hitchcock.
Quando Alfred Hitchcock guidava
Nonostante tutte le sue fobie, Hitchcock era riuscito a crearsi un’automobile quasi perfetta, che in rarissime occasioni poteva decidere persino di guidare personalmente.
Mentre molti guidano più tranquilli quando sono da soli, Hitchcock era eccentrico anche in questo. I giorni in cui decideva di sedersi al volante per guidare erano quelli in cui decideva di accompagnare a scuola sua figlia. Sono queste le rarissime volte in cui qualcuno ha mai visto Hitchcock alle prese con cambio, volante e Codice Stradale. Sono testimonianze oculari molto rare, ma anche molto preziose. Le uniche che possono testimoniare che il Maestro aveva in tasca una patente di guida, e sapeva persino che farne.
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Una sorpresa, l’unica, nel rapporto di Hitchcock con le auto. E in particolare la sua tradizionalissima e prevedibilissima Bentley.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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