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Liedholm ballerina non sapeva volare

Niels Liedholm, il barone che non sapeva volare

Come il calabrone, Niels Liedholm non avrebbe dovuto volare ma lo faceva lo stesso. Cose che capitano soltanto ai geni. 

Per me, uno che nei primi anni ‘70 era ancora un bambino, ma già appassionatamente rossonero, Niels Liedholm è stato tante cose. In principio, sottoposto all’educazione sentimentale di uno zio ancora più milanista di me, Liedholm fu un sogno di riscatto. In pochi anni lo sarebbe diventato davvero.

Liedholm ballerina non sapeva volare
Niels Liedholm, genio e ballerina – Boomerissimo.it

Era un periodo gramo per noi. Tempo di pane duro e di scudetti lontani, lontanissimi. Quanto lunghi possono essere lunghi cinque, sei anni per un ragazzo che ha proprio quella età? Una vita. 

Lo zio, che viveva il mio stesso dolore, ma dalla prospettiva di un trentenne abbondante era il mio faro. A casa sua avevo visitato una specie di tempio, una camera, la sua di adolescente, adornata di poster, bandiere e con gli scaffali stracolmi di libri. Libri di storia, storia del Milan ovviamente. 

Il genio svedese del Milan

Me ne regalò un paio, per qualche ricorrenza e fu su quei testi sacri che imparai ad amare Liedholm. Come ebbi modo di imparare, scorrendo la storia avanti e indietro, imparandola praticamente a memoria, Liedholm era stato il fulcro della rinascita di un Milan che molti anni prima, aveva vissuto una stagione ancora più drammatica di quella che stavo vivendo io. Già questo mi confortava. 

Niels Liedholm il barone che non sapeva volare
Gunnar Gren, Gunnar Nordhal e Niels Liedholm: il Gr-No-Li – Boomerissimo.it

Forte dei miei primi rudimenti matematici, avevo calcolato che tra l’ultimo scudetto della prima epoca d’oro e il primo degli anni ‘50 e della rinascita erano corsi qualcosa come una quarantina d’anni. Una eternità, che da un certo punto di vista mi spaventava. Ma poi tutto era finito: a interrompere l’incubo erano arrivate le bombe imparabili e le reti sfondate da Gunnar Nordahl, il poderoso centravanti svedese, al vertice di un triangolo altrettanto scandinavo, formato da Niels Liedholm e Gunnar Gren. Il sorriso beffardo di Liedholm, ancor più delle cosce oversize di Nordhal, immortalato in qualcuno dei suoi tiri imparabili, mi dicevano che la notte sarebbe dovuta finire. Era finita una volta, poteva succedere ancora. Chi avrebbe mai detto che sarebbe stato proprio lui, Niels Liedholm ad accendere la luce a San Siro, un giorno di primavera del 1979, il giorno della stella. Ma stavolta Liedholm sarebbe stato seduto sulla panchina.

Liedholm, tra sfinge e Barone

Liedholm da tempo era più di un semplice giocatore. Scelta la carriera della panchina era rapidamente diventato anche molto più di un semplice allenatore. I suoi interventi nelle rapide interviste a 90° minuto e alla Domenica Sportiva, erano già pronunciati in una specie di linguaggio iniziatico ed enigmistico. Difficile capire cosa stesse dicendo davvero. L’intervistatore col “gelato” in mano annuiva, Liedholm distribuiva spiccioli di filosofia, di pretattica. L’unica cosa chiara era che ci stava prendendo tutti in giro.

“Io schiero la mia squadra in modo perfetto. Il problema è che quando l’arbitro fischia l’inizio della partita i giocatori si muovono”
–Niels Liedholm

Lo conoscevamo come il Barone, sapevamo che non bisognava credergli mai. Era parte di una sua particolarissima scienza del calcio, che gli permetteva di governare ciurme difficilissime con un guanto solo apparentemente di velluto, e senza mai perdere un briciolo di eleganza. Per capirne meglio la grandezza, tornai a studiarlo sui miei libri, dopo che durante un ennesimo tentativo di rinascita, fu ingaggiato dal Milan di Felice Colombo nel 1977. 

Pelé giovanissimo contro la Svezia – Boomerissimo.it

Era uno dei “nostri”, e questo era importante. Sapevo già a memoria, molto meglio delle poesie che non sono mai riuscito a studiare, che Liedholm era stato la  mente del “Gre-No-Li”. Dagli spezzoni che la tv cominciò a ritrasmettere vidi come orchestrava gli attacchi col tocco leggero, quasi femmineo di una ballerina impegnata in una piroetta. Con il Milan,aveva trascorso quasi tutta la sua carriera italiana di giocatore, vincendo quattro scudetti e una delle primissime coppe europee. Potevo ripeterle tutte senza mancarne una. 

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Era anche stato la stella ormai anziana di una Svezia che, ahilei, si era fatta fregare in casa un mondiale che si dava già per vinto, nel 1958. Ma non era colpa della Svezia, né tantomeno di Liedholm. Era colpa della magia di un giovanotto di nome Pelé e di un Brasile che stava proprio in quel momento fondando il suo mito calcistico. 

Nonostante tutto,  pur vecchiotto, il Barone era riuscito a 38 anni a infilare ai gialloverdi un gol che Pelé stesso avrebbe reso immortale con questa definizione: 

 ” il miglior gol mai segnato contro il Brasile”
– Pelé

Uno degli ultimi colpi di un ballerina che sapeva ancora colpire con la letalità di un cobra. 

Sapeva ballare ma non sapeva volare

Per noi ragazzi del Milan, Liedholm era un mistero e una certezza quasi religiosa. Rivera era il condottiero ma Liedholm lo stratega, quello che riuscì a condurre allo scudetto una squadra che mancò del suo capitano quasi per tutto il campionato. I due non si amavano troppo. E quando il capitano era pronto, talvolta ci pensò Liedholm a lasciarlo a casa, per innestare la marcia atletica in più di Ruben Buriani. 

Niels Liedholm il barone che non sapeva volare
Niels Liedholm e il treno – Boomerissimo.it

Liedholm allenava con astuzia. Era uno dei pochi ad avere capito la rivoluzione olandese, l’unico ad averla applicata con risultati apprezzabili al calcio italiano. Adottava un rivoluzionario sistema di marcatura a zona, ma lo faceva con furbizia: le sue squadre non correvano avanti e indietro senza costrutto. Imbrigliavano, confondevano. Ti segnavano dalla fascia, specialmente se il centravanti di ruolo non era dei più infallibili. Con le sue squadre, prima il Milan e poi la Roma, Niels Liedholm ha vinto quasi tutto, e più volte. Ma non ha mai vinto la paura di volare. 

La sua superstizione era leggendaria, e non aveva nulla di svedese. Forse l’aveva assorbita in Italia, il paese che una volta provato non ha più voluto lasciare. La sua superstizione aveva un principio irrinunciabile: mai salire su un aereo. Perché gli aerei si sa, volano alto. Ma delle volte cadono.

Il Liedholm della Roma – Boomerissimo.it

Alle sue trasferte, le squadre andavano solo in pullmann o in treno, qualunque fosse la distanza. Lui era il Barone, un uomo di tempi in cui non si viaggiava tra le nuvole, ma in carrozza. Alle 22 andava a dormire, se gli altri riuscivano o no a prendere sonno nel vagone letto, era un problema loro, che non lo riguardava. Per dei giocatori abituati a modi di spostamento più moderni si trattava più o meno di un incubo. Carlo Ancelotti lo ha conosciuto bene. Era in qualche modo il Liedholm della Roma, quando il Maestro sedeva in panchina (e organizzava viaggi improponibili). Ed è stato proprio Ancelotti a raccontare che talvolta i giocatori passavano intere notti in bianco alla vigilia di partite importanti, scendevano in campo provati ed esausti dal lungo viaggio in tradotta. Pochi manuali di preparazione lo avrebbero consigliato. Ma dei manuali Liedholm se ne è sempre fregato, dimostrando spesso di avere ragione lui. I giocatori potevano essere anche distrutti, lui era sempre rilassato: una lezione che Ancelotti ha portato con sé quando ha scelto la carriera di allenatore, perdonando al suo mentore le notti infernali che gli aveva fatto passare. 

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Forse solo a quel punto Ancelotti ha capito la vera grandezza di Liedholm. Un uomo che aveva giocato e allenato a modo suo, e che aveva insegnato ai suoi giocatori a fare lo stesso. Essere uomini, e non macchine. Usare la testa, non solo i piedi. Credere che la formula giusta è quella che si trova nella tua testa, nel tuo cuore e un po’ anche nella tua astuzia. Non nei libri di tecnica. 

E poi vincere, anche se avevi passato la notte in bianco, a contare i tuntun di un treno.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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Comments (

3

)

  1. Ruben Buriani, pannocchia olandese alla corte di Liedholm – Boomerissimo

    […] (forse non a caso scoperto proprio da Buriani). Ma certamente non era più quella squadra che anche allenata dal barone Liedholm continuava a essere plasmata sulla figura di Nereo Rocco. Una squadra che mangiava pane duro, che […]

  2. Stefano Chiodi, il serial killer del dischetto a cui volevamo bene – Boomerissimo

    […] Liedholm aveva in mente una squadra quadrata e rognosa, che doveva convergere su un unico attaccante. E fu per questo che al centro dell’attacco fu trovato posto per uno dei pochi costosi gioielli di quella squadra fatta un po’ di virgulti cresciuti in casa e un po’ di quasi-vecchie glorie.  […]

  3. Milan-Inter 1979: il derby della Stella (e di Walter De Vecchi) – Boomerissimo

    […] a luci spente, il Milan di Liedholm comincia subito a macinare punti. Nessuno osa ancora crederci, ma alla fine del girone d’andata […]

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