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Coco Seedorf scambio

Coco – Seedorf: lo scambio del secolo: quando l’Inter mise il Milan nel sacco

Era l’estate del 2002 quando un Inter frastornata dal 5 maggio decise di risorgere con un colpaccio: fregare al Milan l’erede di Paolo Maldini. Nacque così lo scambio Coco – Seedorf, il capolavoro tecnico di Lele Oriali. 

Lele Oriali è stato un coriaceo centrocampista di interdizione. Per i miei amici dell’ Inter era una bandiera. Per noi ragazzi milanisti è stato spesso una spina nel fianco. Silenzioso, serio, era l’uomo di un’altro calcio, anche se portava la maglia nemica. 

Coco Seedorf scambio
Clarence Seedorf e Francesco Coco – Boomerissimo.it

Ci ha dato diversi dispiaceri, ma senza volermi troppo intromettere nei sentimenti dell’altra sponda del naviglio, ho l’impressione che ne abbia dati almeno altrettanti ai cugini, nel suo ruolo da dirigente del settore tecnico e mente pensante del calcio mercato.  Particolarmente letale fu la sua cooperazione con Hector Cuper, allenatore dalle immense ambizioni, che finì per lasciare i nerazzuri con l’infausto primato di “zero tituli”. Drammatica era stata la prima annata: partito con grande fanfara, assoldato da un presidente-figlio che vedeva in lui il figlio adottivo dell’Helenio Herrera che aveva reso l’Inter immortale, L’Inter di Cuper si schiantò contro la Lazio all’ultima giornata. Quel fatale 5 maggio regalò lo scudetto alla Juve, e a noi che non eravamo né interisti né juventini, qualche decennio di divertimento e sfottò. Fu la “Fatal Verona” dell’Inter.  Ma a differenza di Nereo Rocco, Cuper ricevette carta bianca per ricostruire e potenziare la sua squadra. In combinazione col direttore tecnico Oriali mise a segno gli audaci colpi che abbiamo raccontato qui e qui. Infortuni che possono capitare, ma che forse non possono competere con il massimo capolavoro dell’Inter in quell’estate del 2002. Lo scambio tra Seedorf, centrocampista confinato ai margini della panchina, di cui Cuper non sapeva che farsi, con una grande promessa, ancora non del tutto espressa, ma pronta ed esplodere.

L’affare del secolo (ma non per l’Inter)

Sulla carta, l’operazione architettata in sede tecnica e autorevolmente sponsorizzata da quel grande mecenate che è stato il presidente Moratti (un uomo che sull’altare dell’Inter ha finito per immolare la sua fortuna)  sembrava un affare perfetto: l’Inter si liberava di un centrocampista ormai ai margini per prendere quello che all’epoca veniva considerato l’erede di Maldini. 

Coco Seedorf scambio
Il trio degli strateghi: Lele Oriali, Massimo Moratti, Hector Cuper – Boomerissimo.it

Il Milan, tecnicamente guidato da una personalità terra terra come Adriano Galliani, decisamente meno visionario e lirico dei grandi strateghi interisti,  invece si “accontentava” di poco: una riserva nerazzurra che nemmeno al Real Madrid aveva brillato particolarmente.  I tifosi interisti, in quell’estate magica, si fregavano le mani, convinti di averci rifilato la sòla. Era come scambiare una Fiat Panda con una Ferrari, sussurravano ad affare concluso. Galliani era stato un pirla. 

Anatomia del “colpo” di mercato

Le cose, come spesso accade nel calcio, si svolsero in modo poco lineare. Il Milan, con un Maldini in campo, aveva confinato il suo giovane gioiello in prestito al Barcellona, nella stagione 2001-2002. Guidato da un team di accaniti esterofili, l’Inter teneva d’occhio con cura il calcio spagnolo, e cominciò a mostrare il suo interesse per Coco. Con una mossa poco ortodossa, Oriali e Moratti presero a corteggiare il promettente virgulto rossonero, seducendolo si presume con mirabolanti promesse economiche. 

All’inizio della primavera, esplode la “bomba”: Coco esprime la volontà di tornare a Milano, ma all’Inter anziché al Milan. Una scelta che immediatamente irrita il Barcellona, e ancor di più il Milan, proprietario del cartellino. Una irritazione che, comprensibilmente, galvanizza l’Inter nella convinzione di essere sulla giusta strada, e spinge in avanti una poderosa trattativa triangolare con Milan e Barcellona, per trasferire il cartellino di Coco all’Inter. Alla fine di discussioni defatiganti, e siamo già verso maggio, l’Inter ha l’idea geniale di liberarsi del suo inutile centrocampista per arrivare al sospirato erede di Maldini. Una pedina di scambio che il Milan sembra disposto ad accettare, per quanto malvolentieri, anche perché non è pensabile trattenere in squadra un giocatore che non vuole più starci.  Il 31 maggio, due settimane dopo la debacle con la Lazio, i vertici di Milan e Inter si incontrano nella sede della società petrolifera di Massimo Moratti. Sono presenti tutti:  Adriano Galliani e Ariedo Braida per il Milan; Massimo Moratti, Lele Oriali per l’Inter. Dopo due ore il “trappolone” al Milan si chiude: scambio alla pari tra i due giocatori, entrambi valutati 22,5 milioni di euro. Game, set e partita per i nerazzurri, almeno nelle intenzioni.

Com’è finita: il mito Seedorf

Dei grandi olandesi del Milan, Seedorf è stato forse il meno appariscente. Forse anche il più solido e positivo (un primato che si gioca solo con Frankie Rijkard). Un motore, un trascinatore, un mito. 

Coco Seedorf scambio
Clarence Seedorf e la sua Champion’s – Boomerissimo.it

Il Milan a trazione Seedorf finì per mettersi in bacheca due scudetti, due coppe dei campioni    e una carrettata di trofei assortiti. Il poderoso olandese diventò la fonte di energia del Milan di Ancelotti, decisivo specialmente in Champions League, il trofeo che big Clarence ha sempre sentito più di ogni altro. Non altrettanto luminoso fu il destino di Coco. Tormentato dagli infortuni, e mostrando molto poco anche negli intervalli tra un periodo in infermeria e l’altro, il principale contributo di Coco all’Inter rimane storicamente quella di avere contribuito alla fine della sfortunata era Cuper.  Il genio inespresso del calcio venne congedato da Moratti alla fine della seconda infruttuosa stagione, senza scudetti, né trofei.

La maledizione dello scambio

Da quel momento in poi, ogni volta che Inter e Milan parlano di scambi, i tifosi nerazzurri tremano. Ironia della sorte, anni dopo le due squadre si scambiarono altri due giocatori, con risultati non troppo dissimili: Cassano e Pazzini. E indovinate un po’? Il Pazzo al Milan fece faville, mentre Fantantonio all’Inter… beh, potrebbe essere un’altra storia da raccontare.

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Chi lo sa, forse un giorno l’Inter riuscirà a prendersi la sua rivncita. Magari scambiando un panchinaro con il nuovo Messi. O forse no. In fondo, il bello del calcio è proprio questo: non si può mai sapere cosa succederà.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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