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Volkswagen e Porsche

Porsche: storia di un Maggiolino sotto steroidi

Porsche e Maggiolino: un padre, un’idea per due auto molto diverse. Ma fino a un certo punto. La strana storia di due gemelle, un po’ uguali e un po’ agli antipodi.

Porsche e Maggiolino sono due macchine che vivono agli antipodi dell’immaginario automobilistico. Sarebbe in effetti difficile immaginare due auto più diverse, più opposte in tutte quello che riguarda l’immagine, il pubblico, ma anche le prestazioni e l’economia di esercizio.

Volkswagen e Porsche
Porsche 911 , un Maggiolino cresciutello? – Boomerissimo.it

Per noi, ragazzi di un certo periodo, la Volkswagen era la macchina dei telefilm di Lou Grant, quella dei reporter giovani e “impegnati”. Fu la macchina di una grande stagione della pubblicità e della comunicazione, che già cominciava a profumare di austerity. Era la macchina senza fronzoli, piaceva alle star della tv e ai serial killer, e persino allo zio di un mio un amico, a cui la sottraemmo per un adrenalico giro in circonvallazione, che si concluse col Maggiolino fermo, senza benzina, in mezzo al traffico. Indicatore del carburante rotto, benzina fatta in un bottiglione di plastica da due litri, nella speranza che servisse a tornare a casa.  E tanto dovevamo alla mitica affidabilità del Maggiolino, alla sua indistruttibilità, e all’economia di esercizio di una macchina che in realtà beveva come un marinaio alcoolizzato, rivaleggiando persino con la Fiat 132 di mio padre (che ho sempre pensato avesse un buco nel serbatoio, almeno da quando ho cominciato a riempirlo io). Eppure il Maggiolino era economico (o almeno così si pensava), popolare, lento (questo era vero di sicuro) tanto quanto le Porsche, le mitiche Porsche 911 di quel tempo erano esattamente l’opposto. Sarebbe stato difficile indovinare che le due erano state, essenzialmente, la stessa idea, quasi la stessa macchina, sviluppata dalla stessa persona: il geniale e controverso Ferdinand Porsche. 

Ferdinand Porsche: un ladro di talento

Ferdinand Porsche era un genio e questo non si discute. Ma per far nascere il Maggiolino, su pressante richiesta di Hitler che era stato morso dall’urgenza della “macchina per tutti”, dovette tagliare, come si dice, qualche angolo. La controversa vicenda di “furto intellettuale” che segnò la nascita del Maggiolino Volkswagen ebbe conseguenze legali e personali significative.

Volkswagen e Porsche
Tatra V 570 – Boomerissimo.it Dr. Killer, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Hitler aveva già in mente la sua auto, solo che quell’auto era una Tatra, una vettura ceka a motore posteriore e raffreddamento ad aria che lo aveva colpito per efficienza e spartanità, durante una visita oltreconfine (per il momento senza l’accompagnamento dei Panzer). La Tatra V570 e la T97 servirono da modello a Ferdinand Porsche. Un modello un po’ troppo vicino, visto che  Hans Ledwinka, il progettista capo di Tatra, accusò immediatamente  Porsche di plagio.  Hitler era ben consapevole di essere il responsabile del primo furto tedesco in Cecoslovacchia. Ma incaricò il non proprio incolpevole Porsche di risolvere il problema. Porsche non aveva comunque i mezzi di Hitler, la causa legale intentata da Tatra fu messa a tacere solo invadendo la Cecoslovacchia nel 1939. Una soluzione poco legale, ma senz’altro efficace e che però decretò la fine del progetto di “auto per tutti”. Gli impianti Volkswagen furono riconvertiti in fabbriche per veicoli destinati all’uso militare.  L’eccesso di legami col dittatore nazista costo alla fine il carcere francese a Fedinand Porsche, che riuscì a venirne fuori qualche anno dopo, anche grazie all’aiuto di Carlo Abarth, come abbiamo raccontato qui. Nel 1947 Porsche era di nuovo a piede libero. Volkswagen non era più cosa in cui potesse mettere le mani. Riprese la sua vecchia idea (o meglio quella di Tatra) per creare una macchina che stavolta fosse solo sua.

Finisce la guerra, nascono due stelle

Libera dall’ingombrante ombra nazista, la Volkswagen visse una rinascita incerta, avventurosa, e poi di successo clamoroso, diventando l’auto più venduta della storia.

Porsche, un Maggiolino sotto steroid
Porsche, un Maggiolino sotto steroidi? – Boomerissimo.it

Poco lontano, a Stoccarda, Ferdinand Porsche e il figlio Freddy riprendevano in mano la loro vecchia idea per farne qualcosa di completamente diverso.  La nascita della Porsche 356 nel 1948 segnò l’inizio ufficiale di un nuovo mito. Un mito profondamente radicato nel concetto del Maggiolino. Strutturalmente le due auto erano quasi gemelle. Il motore era ancora una volta posteriore e raffreddato ad aria. Ancora una volta, un motore quattro cilindri boxer. Una soluzione che comportava vantaggi, oltre a tutte le idiosincrasia di guida che hanno sempre caratterizzato le vere Porsche. Il telaio era non solo ancora una volta a piattaforma. Era, almeno inizialmente, proprio lo stesso telaio. Le sospensioni? di nuovo la barra di torsione, compatta ed efficiente. E anche al cambio, il manuale a quattro marce concedeva il suo bis.  C’erano, ovviamente, anche delle differenze: una carrozzeria più curata aerodinamicamente, un motore potenziato a (udite!) 40CV (meno della mia prima Fiat 127, ma più degli originari 25 CV del Maggiolino). Materiali più costosi, e last but not least un cartellino del prezzo adatto agli Happy Few e non più alla working class.  Con la Porsche 356 era nata una seconda stella, non troppo diversa dalla prima. Ma dedicata a un pubblico completamente diverso. 

Porsche 911: un vero “New Beetle”

Quando nel 1963 la 911 fece il suo debutto come erede della 356, pochi capirono se il marchio di Stoccarda stava cercando di recidere il cordone ombelicale con il vecchio Maggiolino, oppure se l’ “aria di famiglia” stava rientrando dalla finestra, dopo essere stata cacciata dalla porta (o viceversa).

Un pensieroso Ferdinand Porsche – Boomerissimo.it

Il motore era stavolta un sei cilindri, rinfrescante novità. Ma pur sempre un boxer montato dietro e raffreddato ad aria. Non c’era verso di sfuggire alla tradizione, da quel punto di vista. I cavalli erano diventati (wow) 130, e da allora sarebbero sempre cresciuti. Il telaio era uscito dalle proporzioni auree del Maggiolino, allungando il passo. Il design, curato da Ferdinand Alexander Porsche figlio di Ferry, si fece più moderno e aerodinamico. Ma curiosamente avvicinandosi nelle proporzioni al profilo del Maggiolino più di quanto non facesse la 356. La plancia a cinque strumenti diventò il simbolo di un’era. Le prestazioni erano impressionanti. Da quel punto di vista nulla restava più del Maggiolino, se non il cuore, quella sogliola raffreddata ad aria, che nei panni di Porsche aveva assunto una voce che si riconosceva tra mille (assai diversa dal pigro tump tump del progenitore).  Quella sogliola crebbe fino ai 3,6 litri e 450 CV della 993. Poi la storia finì, Dal 1997 anche le Porche sono raffreddate ad acqua, come tutte le altre. Essere come gli altri è per alcune personalità il peccato più grave. Lo era per mio padre, al quale un giorno dovetti spiegare che ero rimasto invischiato in un traffico studentesco non precisamente legale. La sua accusa più grave fu “sei diventato anche tu come tutti gli altri”.  Per molti puristi quelle Porsche con lo sciacquone non sono più vere Porsche, forse perché non sono più veri Maggiolini sotto steroidi. 

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E figuriamoci che cosa potrebbero pensare dei furgoni un po’ da pappone che Porsche ha cominciato a vendere come panini caldi negli ultimi anni, inaugurando col suo esempio l’autodistruzione di molti marchi sportivi.  Così almeno la pensiamo noi, gente che viene da un altro mondo. Quello in cui le Porsche erano Porsche: splendidi maggiolini con steroidi e non dei Ford Transit sotto anfetamina. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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