Cinquantamila persone che non vedono quasi nulla, un rigore sbagliato tre volte di fila e un attaccante che para il pallone con le mani come se stesse giocando a basket. Benvenuti al calcio degli anni Cinquanta
Lโimmaginazione. Eโ questo quello che noi giovani di ritorno abbiamo in piรน rispetto a chi possiede gioventรน anagrafica. Cantanti, attori, beniamini in generale non potevamo vederli in tempo reale tramite i social. Ogni foto nuova era oggetto di discussione: รจ invecchiato, ha cambiato acconciatura, guarda come si veste. Ogni dettaglio era osservato e commentato. Ovviamente non era mai come ce lo saremmo aspettato, ma a volte la realtร andava oltre i desiderata.

Anche per lo sport, per il calcio era cosรฌ. Non potevi vedere sempre e tutte le partite. Ti affidavi ai commenti sapienti di giornalisti con il dono di parola ed in possesso di un lessico superiore alle 100 parole, qualcuno che andava oltre il buono, cattivo, bello e brutto. Santo Tutto il calcio minuto per minuto. Chi รจ cresciuto negli anni Sessanta e Settanta sa bene che il calcio di quel tempo era bello in parte perchรฉ non si vedeva. Non si vedeva in tv, spesso non si vedeva dagli spalti, e qualche volta non si vedeva nemmeno in campo. La radio/telecronaca era un atto di fiducia. Il calcio degli anni Cinquanta era ancora piรน cosรฌ. In qualche caso ha raggiunto lโapice, come durante un derby milanese giocato una fredda domenica di novembre.
Freddo e nebbia
Eโ il 7 novembre 1954, Milano รจ parecchio infreddolita. San Siro รจ un cantiere aperto. Sono in corso i lavori per il secondo anello, l’impianto รจ a metร tra quello che era e quello che diventerร . Cinquantamila persone si sistemano come possono.

La soglia di tolleranza per i disagi era strutturalmente piรน alta in quegli anni. Il campionato 1954-55 รจ all’ottava giornata. Il Milan รจ primo con quattordici punti, l’Inter e la Fiorentina seguono a dieci. Nulla di definitivo, ma comunque un derby. Chi vince manda un segnale. La giornata รจ quella che รจ. Autunno milanese come quelli di cui il cambiamento climatico ci ha privato, la scighera che la se taia cul curtell. Per coloro che non sono avvezzi al fenomeno meteorologico, si parla di nebbia che non รจ un velo sottile, ma una presenza fisica, tangibile, grigia e immobile. Allโepoca non cโerano queste โdiavolerie moderneโ, i vetri riscaldati degli stadi moderni, i tabelloni luminosi che ti dicono quanti minuti mancano, chi ha segnato e mostra al mondo il suo giubilo e altre amenitร . C’era il campo, le maglie, il pallone e la nebbia a San Siro. Il Milan di quegli anni aveva una squadra costruita attorno al blocco svedese: Gunnar Nordahl al centro dell’attacco, Nils Liedholm a centrocampo, Gunnar Gren sulla trequarti. Il Gre-No-Li, come li chiamavano. L’Inter di Alfredo Foni scende in campo con un piano preciso, chiudere gli spazi, concedere nulla e cercare di colpire in ripartenza. Non era un calcio spettacolare, ma funzionava. Il primo tempo scorre senza reti. Al ventiseiesimo minuto, allโinterno dell’area nerazzurra, durante un contrasto, Lorenzi, attaccante dell’Inter, tenta di fermare il pallone con le mani in modo goffo e plateale, niente a che fare con la mano de Dios. Fu una presa da cestista, come se, per un attimo, avesse confuso sport. L’arbitro non puรฒ non fischiarlo, รจ troppo evidente. Rigore per il Milan.
Il rigore piรน lungo della storia di San Siro
Liedholm arriva sul dischetto. Lorenzo Buffon, portiere interista, para il primo tiro. Nordahl si precipita sul pallone vagante e prova ad accompagnarlo in porta, un tocco ravvicinato, quasi da fermo. Buffon para anche quello. Al terzo tentativo Liedholm calcia alto. Oggi le comiche sarebbe nulla in confronto. Tre conclusioni sullo stesso rigore, tutte e tre neutralizzate tra parate e papere. In quel momento, sugli spalti avvolti dalla nebbia, cinquantamila persone hanno sicuramente urlato cose irripetibili. Perlomeno chi era riuscito a vedere.

L’Inter resiste e va negli spogliatoi sullo zero a zero. Nonostante il rigore, nonostante tre tentativi, il Milan non ha segnato. Foni ha allenato la sua squadra a restare compatta anche quando tutto sembra perduto e quella compattezza ha retto.ย Nella ripresa, quasi subito dopo il fischio d’inizio, Brighenti segna per l’Inter. Tiro in corsa da breve distanza, approfittando di una respinta imprecisa di Cesare Maldini. Inter in vantaggio. Nel 1954 Cesare Maldini aveva ventitrรฉ anni, era nel Milan da tre stagioni e stava diventando uno dei difensori piรน solidi del campionato italiano. Suo figlio Paolo sarebbe diventato famoso come lui, forse di piรน. Ma quella domenica la sorte non รจ stata favorevole. Il Milan spinge. Liedholm e compagni cercano di costruire, di trovare gli spazi. Ma la nebbia si รจ sempre piรนย fitta. I passaggi lunghi diventano scommesse. Sono lanci nel nulla, nella speranza che qualcuno se ne accorga e arrivi in tempo. I difensori devono indovinare dove si trova l’attaccante avversario. La partita non si ferma, si continua a giocare. Non c’erano protocolli per la visibilitร , non c’erano sospensioni automatiche. Se il pallone rotolava, si poteva giocare. L’Inter, tattica e chiusa, trova nella nebbia un alleato naturale. Il Milan, che vuole giocare in velocitร sulle corsie e sfruttare la fisicitร di Nordahl, vede il suo piano sgretolarsi dentro la grigia coltre. I contropiedi nerazzurri diventano piรน insidiosi, il Milan fatica a riorganizzarsi. ร uno di quei casi in cui le condizioni ambientali cambiano la partita quanto le scelte degli allenatori.
Schiaffino nell’angolino, a intuito
L’ottantaquattresimo minuto porta il pareggio. Juan Alberto Schiaffino controlla il pallone e di piatto destro piazza la palla nell’angolino. ร un gol preciso, pulito, arrivato quando la visibilitร รจ ormai ridotta al minimo. Schiaffino era arrivato al Milan nel 1954 dopo aver vinto due mondiali con la Celeste nel 1950, ed era forse il piรน raffinato dei giocatori rossoneri di quella generazione. Bravura o fattore C? Molti dei cinquantamila presenti non hanno visto il pallone entrare in rete, ma hanno urlato lo stesso.

Negli ultimi minuti Lorenzi, lo stesso che aveva commesso l’ingenuitร del rigore, prova a farsi perdonare con un tiro secco che Buffon devia in angolo. Il gol della vittoria non arriva. La partita finisce con un mesto uno a uno.
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Non รจ una partita che entra nei libri di storia per la bellezza del gioco espresso. Non ci sono numeri da capogiro, non ci sono prestazioni memorabili nel senso atletico del termine. Quello che รจ rimasto nei racconti di chi c’era, e poi nei resoconti dei cronisti dell’epoca, รจ l’atmosfera. La nebbia ha cambiato ogni fase del gioco: ha reso il rigore nevrotico, ha aiutato la tattica chiusa di Foni, ha trasformato ogni azione in un salto nel buio. I cronisti hanno descritto quella partita con una certa difficoltร , perchรฉ anche loro lโhanno vista poco, dalle tribune o dal bordo del campo. Ma avevano il mestiere, la bravura.
Tutti tornarono a casa con la sensazione di aver visto qualcosa di particolare. Non tanto per quello che era successo in campo, quanto per il modo in cui era successo. La nebbia aveva deciso alcune cose che i giocatori non erano riusciti a decidere da soli. Il pareggio non ha stravolto la classifica. Il Milan ha continuato a inseguire lo scudetto, l’Inter ha continuato a inseguire il Milan. Nessuna delle due avrebbe vinto il campionato quell’anno: lo vinse la Juventus. La partita finรฌ, il campionato continuรฒ e la nebbia, come tutte le nebbie di novembre, si รจ diradata, da sola.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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