x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Franco Baresi contratto

Franco Baresi e il contratto più pazzo del mondo

Ci sono contratti che fanno sorridere e altri che fanno riflettere. Ma quello firmato da un giovanissimo Franco Baresi con il Milan nel 1974 riesce a fare entrambe le cose, grazie a una clausola che forse nemmeno il fantasioso mondo del calcio italiano aveva mai sperimentato prima.

Ho trascorso gran parte della mia vita di ragazzino sperando in vittorie che non arrivavano mai, o che non arrivavano più. Così era la vita di una piccola generazione che, nata alla metà degli anni ‘60, si era perso tutto il meglio dell’era di Nereo Rocco e di Rivera (per non parlare della mitica preistoria del Liedholm giocatore).

Franco Baresi contratto
Franco Baresi – Boomerissimo.it

Per noi furono gli anni di presidenti un po’ così, di Chiodi, di Calloni, di tante illusioni infrante. Perlomeno finché diventarono anche gli anni di Franco Baresi e del Liedholm allenatore. Della Stella, e degli ultimi sprazzi di un Gianni Rivera più immortale di Terminator.

Per tutto ciò avremmo dovuto aspettare la magica stagione 1978-79, quella in cui un Milan strano ma efficacissimo, che aveva colto meglio di altri la lezione del calcio totale olandese, avrebbe piegato la resistenza di un Perugia che chiuse la sua stagione imbattuto. Un Perugia che si era segnalato vincendo una coppa misteriosa proprio l’estate prima, e che per poco non ci portò via un sogno maturato per oltre dieci anni.

Il lungagnone e il piscinin

La mia vita è stata segnata da una caratteristica fisica, quella di essere sempre, sistematicamente, il più alto di qualunque gruppo o compagnia abbia mai frequentato (escluse un paio di eccezioni, proprio per questo memorabili).

Due grandi numeri sei – Boomerissimo.it

Con un metro e novanta leggermente abbondante (forse, a una certa età ho smesso di misurarmi) ho sempre avuto una grande difficoltà a giudicare l’altezza altrui. Per me uno è “alto” se i suoi occhi sono più o meno all’altezza dei miei. Straordinariamente e stranamente altissimo se è in quel pugno di persone più alte di me che ho mai conosciuto. “Normale” in tutti gli altri casi, che vanno più o meno dal metro e ottanta all’altezza di un fantino. 

In questo sono democratico ed ecumenico, non faccio distinzioni, anche perché non mi riescono. Il mondo per me è di altezza “normale” e ho sempre faticato molto a capire l’inquietudine di alcuni miei amici, per la loro altezza che a loro sembrava insufficiente, mentre a me appariva, appunto, normalissima. 

Si può capire che non sarei mai stato un buon medico sportivo, e tantomeno uno di quegli straordinari tecnici sportivi del Milan che, nel 1974, videro un giovanotto non particolarmente dotato dal punto di vista della statura, varcare i confini di Milanello. Era un ragazzo gracile, mingherlino, bassino per fare il calciatore, pur in tempi in cui il calcio non era ancora il trionfo fisico che è oggi. 

Si trattava del Milan di RIvera, uno che a riguardarlo oggi, nei filmati d’epoca, stupisce per il fatto di essere sempre fermo, oltre che sempre nel punto giusto. Era un calcio più artistico che muscolare, dove i calciatori avevano facce da calciatori e non da influencer. Dove le gambe erano talvolta ossute e storte. Ma pur in quel calcio meno ossessivamente atletico di quello di oggi, un ragazzo come Franco Baresi sembrava un po’ fuoriposto.

Il suo metro e settanta a quattordici anni non ne faceva certo un gigante. La sua struttura fisica era quella di un ragazzino che non aveva mangiato abbastanza omogeneizzati da piccolo. Ma c’era qualcosa di artistico anche nei dirigenti sportivi di allora, quelli di un Milan che aveva appena chiuso per sempre l’epoca d’oro di Rocco, dopo il naufragio di Verona nel 1973.

Il ragazzo aveva indubbiamente qualcosa di speciale, che non si misurava in chili e centimetri. Ma che chi aveva fiuto per il calcio poteva percepirlo distintamente.

Non l’aveva percepito, pochi mesi prima, lo staff tecnico dell’Inter che aveva provinato Franco insieme al fratello Beppe. Forse dall’altra parte del Naviglio la grandeur soffiava un po’ troppo impetuosamente, forse fu l’arroganza dello squadrone che continuava a sentirsi tale nonostante un’assenza di risultati che non era molto diversa dalla nostra, o forse incise la sfortuna che avrebbe continuato a bersagliare i nerazzurri in tutta una serie di comiche di mercato su cui ci siamo diffusi qui su Boomerissimo (come dimenticare l’errore con Platini, lo scambio di Pirlo, o lo scivolone di Cannavaro).

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link

Comunque tra i due Baresi, l’Inter scelse Beppe, che sarebbe diventato un buon terzino, mentre mandò a spasso quello che sarebbe diventato Franco Baresi, il Kaiser. 

Il contratto più pazzo del mondo

Dopo il memorabile “liscio” dell’Inter, Franco Baresi arrivò dunque ai cancelli di Milanello in quello storico 1974.

Franco Baresi contratto
Franco e Beppe Baresi – Boomerissimo.it

Quel ragazzo gracile, che giocava nella Unione Sportiva Oratorio, forse un po’ sfiduciato dopo il verdetto negativo della grande squadra in maglia nerazzura, agli occhi dei tecnici milanisti continuava ad avere qualcosa che andava capito meglio. Fu Italo Galbiati a convincerlo ad un nuovo tentativo, lontano dalle gonne nere dei preti, invitandolo a Milanello per un provino. 

Grosso non era, alto nemmeno, muscoloso neppure. Il team tecnico non era convintissimo ma alla fine fu l’insistenza visionaria di Guido Settembrino, a trascinare tutti e a collocare definitivamente “el piscinin” nelle file delle giovanili rossonere. 

I meno visionari erano stati convinti con un ragionamento biologico. Il ragazzo aveva 14 anni, e non era uno di quei quattordicenni che nelle squadrette di ragazzi svettano per via di uno sviluppo precoce. Era un ragazzo che doveva ancora finire di crescere, un po’ fuori sincrono con i suoi coetanei. “Il ragazzo si farà”, come avrebbe detto Francesco De Gregori.

Il Milan lo strappò alla Unione Sportiva Oratorio per un milione e mezzo di lire. Considerata la modesta (ma forse momentanea) prestanza fisica lo fece firmare con un ingaggio minimo ma, come dimostrazione di ottimismo, il Milan  inserì nel contratto una clausola inedita nella storia del calcio (almeno per quanto ne sappiamo).

Al piscinin sarebbe andato un milione di lire per ogni centimetro di crescita oltre il suo ancora modesto metro e settanta. 

Sei centimetri, sei milioni

Franco Baresi, da quel fatale 1974 crebbe in modo esponenziale. E non tanto in centimetri (la sua altezza definitiva si fermò a 176 centimetri, per sei milioni di bonus).

C’è un solo numero sei – Boomerisimo.it

Esordì in serie A quattro anni dopo, nella enigmatica posizione di “libero” creata dalla mente di Liedholm. Una specie di regista della difesa, per cui quel ragazzo diciottenne appariva già, incredibilmente, maturo. 

Alle sue spalle un Albertosi preoccupato dell’inesperienza di quel ragazzino continuava a gridargli “stai attento”. Ma Baresi non aveva bisogno di richiami e presto se ne sarebbe accorto anche il baffuto brigante tra i pali. 

A 22 anni era già capitano di una squadra con cui ha condiviso tutto, dall’incubo di due discese in B, ad una striscia di vittoria che fece del suo Milan il Milan degli invincibili. 

Per quel Milan che lo aveva accolto inventando per lui quella clausola assurda, pur di vincere la resistenza di chi i giocatori li valutava a peso e centimetri, Baresi Franco ha conservato un amore vero, di altri tempi.

Non lo abbandonò in Serie B, quando rifiutò offerte importanti dicendo semplicemente: “Il Milan è la mia vita”.

Ne è stato ricompensato diventando una delle rare vere leggende del calcio, che per quanto il gioco si modernizzi, saranno sempre legate a una e una sola maglia. 

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link

La numero 6 di Franco Baresi è stata ritirata nel 1997. Di Kaiser Franz con quel numero sulla schiena ce ne sarà sempre e soltanto uno. Chi aveva visto la sua grandezza nel corpo mingherlino di quel ragazzino aveva visto giusto. 

Agli altri è rimasto il fratello Beppe.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere