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Fantastic Negrito al Blue Note di Milano

Blues nucleare: Fantastic Negrito al Blue Note

Sessanta anni, cappotto rosso, il blues nel sangue e l’energia di chi non ha tempo per le etichette. Fantastic Negrito è l’esplosione nera che non ti aspetti.

Siamo boomer, e non ci vergogniamo di esserlo. Siamo bianchi, e non vediamo perché dovremmo sentircene in colpa. Amiamo la musica nera e a volte da queste misture può nascere un cocktail energetico pericoloso ed entusiasmante, come quelli di una certa atomic age.

Fantastic Negrito al Blue Note di Milano
Fantastic Negrito al Blue Note di Milano – Boomerissimo.it®

Quando il futuro affascinava e faceva paura, senza che nessuna delle due cose prevalesse in maniera così chiara. Per noi della redazione musicale di Boomerissimo, entrare al Blue Note di Milano per il concerto di Fantastic Negrito è stato tutto questo. E anche molto di più. In penombra, elegante, lucido di quel vintage glamour che si conviene a una clientela che non si può definire imberbe, ma miscela con stile le suggestioni giovanili con la realtà fatta di chiome imbiancate con classe. Il Blue Note di Milano, apparecchiato per la Black Sensation del momento, era il classico jazz club alla milanese. Un piccolo tempio di luci soffuse, bicchieri che tintinnano, preparato per celebrare un sacerdote ospite e non troppo bene inquadrabile: Fantastic Negrito – nome d’arte di Xavier Amin Dphrepaulezz, 58 anni (boomer pure lui, dopotutto), da Oakland, California. Un ospite da cui attendersi molto e che effettivamente è arrivato sul palco come una forza della natura, e per un’ora e mezzo mozzafiato ha dimostrato che il blues, o quello che ne è diventato, non è un genere musicale in scatola, da estrarre e consumare senza sorprese, ma un’entità vivente che muta, si contamina, esplode.

Fantastic Negrito (per i pochi che non lo conoscono)

Tra i pochi che non lo conoscevano così bene, ci mettiamo senza complessi anche noi, che frequentiamo normalmente il jazz e poco altro. Il nome Fantastic Negrito ci suonava francamente esotico, quasi una provocazione. Siamo entrati al Blue Note con curiosità, chiedendoci a quale setta di appassionati di sotto-generi ci saremmo uniti, in quest’epoca musicale che ha rimosso l’universale, per scavare nel particolare, fino quasi a creare un genere musicale personale per chiunque.

Fantastic Negrito, tutto il blues in una sera al Blue Note – Boomerissimo.it

E invece no. Osservando il pubblico del Blue Note, si intuisce subito che non siamo di fronte a un fenomeno di nicchia. La sala è sold out da settimane, e l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Xavier Dphrepaulezz, cosa che ci fa sentire subito a nostro agio,  non è nato ieri. La sua è una storia cinematografica, fatta di vite parallele e resurrezioni continue. Nato a Oakland nel 1968 in una famiglia musulmana ortodossa del Massachusetts, trasferitosi in California a dodici anni, Dphrepaulezz ha vissuto almeno tre esistenze musicali prima di diventare Fantastic Negrito. Negli anni Novanta qualcuno l’aveva già conosciuto come “Xavier”, un promettente cantante R&B che nel 1995 firma un contratto milionario con la Interscope grazie al manager di Prince. Altri tempi, altri eroi. Il disco esce nel 1996 e si chiama The X Factor, un omaggio esplicito al suo idolo di Minneapolis: soul, funk, echi di Dirty Mind. Bellissimo, anzi no: flop totale. Il mondo non era pronto per quel suono, o forse Xavier non era ancora Xavier. Al debutto prematuro seguirono anni di oblio creativo, feste clandestine organizzate nel  loft di Los Angeles (il leggendario BINGO, frequentato da Mike Tyson e dall’underground hollywoodiano), ma anche un particolare tipo di impegno agricolo: la coltivazione di marijuana legale in California. Crossover di trasgressione e di mainstream, si potrebbe dire. Nel 1999 la seconda vita rischia di spegnersi per sempre, drammaticamente, in un incidente stradale che lo  lascia in coma per tre settimane. Si risveglia con le braccia paralizzate e la mano destra – quella della chitarra – permanentemente danneggiata. I medici gli annunciano che non suonerà mai più. Lui non si arrende, e lotta per quella musica che aveva già quasi abbandonato. Anno dopo anno, sviluppa una tecnica personale “a uncino”, trasforma la menomazione in uno stile personale alla maniera di Django Reinhardt. Eppure la musica, per un decennio, sembra finita.

La terza vita: Fantastic Negrito

Nel 2008 nasce suo figlio. Una nascita che per il musicista ormai fuori dal giro significherà la rinascita. Xavier gli canta le ninne nanne e cantando cantando, qualcosa dentro di lui si riaccende. Riprende la chitarra, scrive canzoni nuove, decide di testare il materiale per strada.

Fantastic Negrito al Blue Note di Milano
La band – photo Boomerissimo.it®

A Oakland si incrocia all’improvviso un nuovo musicista di piazza, anonimo, che canta blues sporco ai passanti. Funziona. Come si dice in gergo, si sentono le vibrazioni. E le vibrazioni pian piano diventeranno esplosione. Nel 2015 le cose cominciano a ingranare: gira un video in un ascensore industriale di Oakland. La canzone è “Lost in a Crowd” e vince il primo NPR Tiny Desk Contest della storia, battendo 7.000 concorrenti. In quell’ascensore sgangherato comincia un’ascesa inarrestabile. Tre album, tre Grammy Awards consecutivi nella categoria “Best Contemporary Blues Album”: The Last Days of Oakland (2016), Please Don’t Be Dead (2018), Have You Lost Your Mind Yet? (2020). Una detonazione devastante. Il mercato discografico, che l’aveva duramente punito al debutto, si accorge con sorpresa di questo inafferabile bluesman di mezza età. Tour mondiali, collaborazioni con Chris Cornell, apparizioni al fianco di Bruce Springsteen e Sturgill Simpson, duetti in studio con Sting, E-40, Tank and the Bangas. Il suo ultimo disco, Son of a Broken Man (ottobre 2024), indaga il rapporto col padre – un uomo che gli mentì per tutta la vita sul proprio cognome, sulle proprie origini, sulla propria identità. Il singolo che lo presenta, “Undefeated Eyes”, vede la partecipazione decisamente straordinaria di Sting, incisa ben quattro anni prima, pochi giorni prima del lockdown.

Senza filtro

Per un jazzista che si scorna con le progressioni armoniche colte, per cui Blue Note significa anzitutto la casa discografica di, tra gli altri, di Dexer Gordon e Lee Morgan, l’approccio con Fantastic Negrito è abbastanza scioccante, perché il performer di Oakland non suona un genere: suona tutti i generi della black music, e li fa esplodere insieme. Va ascoltato con gli occhiali affumicati da Los Alamos. Di questa universalità lui fa persino una bandiera e definisce la sua musica “black roots music for everyone”: un riconoscimento degli grandi padri spesso dimenticati della cultura rock e pop – Robert Johnson, Skip James, Lead Belly, Blind Willie Johnson – La piena accetazione, e anzi la rivendicazione di quello che Ray Charles non ha invece mai digerito così bene, la radice nera di una musica che è poi diventata anche bianca. Il tutto, riletto e frullato attraverso il punk, il funk di Oakland, l’hip-hop, il soul di Memphis.  Ha sempre cercato di inquadrarlo senza mai riuscirci davvero con definizioni come “il punk rock Al Green”, “James Brown che incontra i Black Sabbath”. Non troppo felici, ma non è semplice definire l’indefinibile. Ci ha provato lui:

“Nessuno è più punk rock di Robert Johnson o Little Richard. Noi neri non siamo monodimensionali. Siamo multidimensionali. Gli schiavi e i discendenti degli schiavi hanno creato la cultura pop mondiale”

–Fantastic Negrito

L’energia delle radici

Torniamo alla serata. Il Blue Note è un luogo intimo, elegante, vintage glamour appunto. Pubblico sulla cinquantina ben portata, stivaletti neri, abiti con flash misurati di anni Ottanta e Novanta ma con la consapevolezza che ormai abbiamo tutti i capelli grigi, e li sappiamo portare con stile.

Fantastic Negrito al Blue Note di Milano
Energia blues di Fantastic Negrito – photo Boomerissimo.it®

Ed è qui, in questo antro felpato che improvvisamente entra lui: cappotto rosso lungo, pantaloni di pelle larghi, polacchini neri non troppo da cantante, cappello con piume che ricordano il Chicken George di Radici. L’impatto è immediato: Fantastic Negrito è lo show. Non è un frontman megalomane, assorbe e rilascia, è una centrale nucleare da cui emana energia pura per il resto della band: James “StickNasty” Small alla batteria, un titanico Bryan Simmons alle tastiere e al Moog, Tomas Salcedo  alla chitarra synth, e una giovane  bassista che pulsa groove con autorevolezza. L’insieme incanala e distribuisce energia, ma non c’è dubbio su quale sia il nocciolo del reattore dello show. La gestualità a tratti ricorda Michael Jackson: movimenti scattanti, pause improvvise, un’intensità fisica che sembra impossibile per un uomo che ha subito traumi così gravi. Quella mano danneggiata, quella tecnica “a uncino” di cui parla nelle interviste, diventa un marchio di fabbrica: un modo di suonare sporco, viscerale e assolutamente personale. Sul palco c’è un microcosmo dell’America che non puzza di plastica come le produzioni multietniche che Hollywood ormai ci infligge invariabilmente. Non è il solito collage etnico da “color by numbers”, un po’ giallo, un po’ nero, un po’ arancio: stavolta è melting pot vero, quello esplosivo e ad alto tasso di orgoglio nero che ha fatto grande l’America degli anni Sessanta e Settanta, che affermava l’identità senza escludere e senza colpevolizzare nessuno.

Dal sussurro all’urlo

Fantastic Negrito alterna momenti di intimità quasi folk – la voce che si abbassa a un sussurro carico di blues – a esplosioni di energia pura. “An Honest Man”, uno dei suoi primi brani (scritto per la serie Amazon Hand of God), è un esempio perfetto: parte come una ballata sporca, si trasforma in un groove ossessivo. “Bullshit Anthem”, dall’album Please Don’t Be Dead del 2018, è un inno funky alla resilienza: «Take that bullshit, turn it into good shit», canta il ritornello, con echi di Prince e un groove irresistibile.

“Crooked Road”, dal recentissimo Son of a Broken Man, è psichedelia d’autore, un brano che potrebbe stare in un disco dei Funkadelic o in una colonna sonora di Tarantino. E poi c’è “Undefeated Eyes”, il duetto con Sting registrato nel 2020: una ballata elegante e groovy dove le due voci si intrecciano raccontando un tradimento, una relazione ai minimi termini.

Ogni canzone sfugge alle etichette, come in un tagadà ruoti e sbatti dal delta blues al funk di Memphis, dal gospel al metal, dal sussurro all’url. Un caleidoscopio sonoro che cambia genere ogni trenta secondi, ma con una coerenza interna fortissima: tutto è radicato nella black music, il centro di un mondo da cui nasce tutto

Contro la musica in scatola

Uscendo dal Blue Note, una cosa è chiara: Fantastic Negrito rappresenta l’antidoto perfetto alla musica preconfezionata, ai generi in scatola, alla noia da “salotto in stile” della musica. In ogni nota, in ogni rantolo c’è una forza vitale che non si contiene e non si classifica. L’uomo che ha vissuto tre vite non si compone e non si prevede. Può persino sedere una redazione che nasce altrove, da ogni punto di vista, e portarla per mano, un balzo dopo l’altro, verso una terra ignota entusiasmante e cangiante, quella Xavier Dphrepaulezz,  dove una scintilla scocca in qualche punto tra Prince e Django Reinhardt ed elettrizza persino consumati boomer come noi, abituati a non stupirci più di niente. 

La redazione musicale di Boomerissimo®

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