L’attore ha legato la sua carriera alle automobili, di cui è stato anche pilota. Ecco la storia.
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Sir Roger Moore sarà ricordato in eterno per il suo James Bond, meno action di chi lo aveva preceduto e di chi lo ha seguito.

Un Bond con una vena ironica molto marcata, ma con uno stile impeccabile.
Lo stile di Moore
Roger Moore, figlio di poliziotto, a dispetto delle sue origini non blasonate, ha incarnato perfettamente l’uomo avvezzo a muoversi con sicurezza e disincanto in quello che una volta si chiamava Jet-set, l’high society. Mai un gesto fuori posto, anche grazie all’uso conforme e studiato del sopracciglio alzato, ha sfatto sfoggio di una buona dose di autoironia.
Il ruolo di Bond non lo ha cambiato più di tanto, ha modulato l’agente segreto con licenza di uccidere secondo il suo personale sentire. James Bond è diventato Roger Moore e non il contrario.
La sua personalità era perfettamente calata nel personaggio, un’operazione che gli era riuscita con successo anche in alcuni dei suoi ruoli precedenti, in particolare in quelli televisivi, in cui l’ampio respiro gli dava la possibilità di plasmare il ruolo su sé stesso. Tracce evidenti di quello che sarebbe diventato James Bond secondo Moore erano presenti ne Il Santo (The Saint) e in Attenti a quei due (The Persuaders).
Un vero pilota per finta
In un episodio di The Saint del 1965 dal titolo The checkered flag, Simon Templar/Roger Moore è al volante di una Lotus da Formula 1 nel circuito di Brands Hatch. Nell’episodio si vedono per un momento anche Jack Brabham e John Surtees, forse inconsapevoli di essere entrati a far parte della storia della TV. Abbiamo però qualche dubbio che Moore sia effettivamente alla guida della vettura nelle immagini della corsa.
In un’altra serie cult, The Persuaders, Roger Moore/Brett Sinclair è accreditato pilota sin dalla sigla iniziale. Infatti, nelle immagini appare, per chi è stato così attento da notarlo, un trafiletto di un quotidiano non meglio identificato in cui si narrano le gesta di Lord Brett Sinclair come vincitore di Silverstone. Il nobiluomo si è aggiudicato cento bottiglie di champagne, premio che risulta adeguato al suo lignaggio ed al suo status di playboy. L’articolo rende noto anche il suo tempo, 1,28.8.

Nel ventriquattresimo episodio della serie, Sinclair fa il bis, solo che stavolta non si limita a fare il pilota ma è addirittura padrone di una scuderia con il suo compare Danny Wilde/Tony Curtis, con l’intento di svelare un episodio di corruzione connesso alla gara. Nell’episodio Someone waiting, il futuro Bond partecipa a Silverstone come pilota di una Sinclair special. Ovviamente non esiste e non è mai esistita un’auto prodotta con il marchio Sinclair, si tratta invece di una F5000, Lola T190 con un motore Chrysler V8. In realtà, durante le riprese il circuito era deserto e le immagini della gara sono di repertorio.
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Una relazione con le auto che si è poi protratta ed evoluta nella saga di 007. Nei panni della spia più nota al mondo, però, Moore non gareggiava ad armi pari. Thanks Q.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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