Ci sono passioni che accomunano boss e uomini di potere. Quella per le auto è sicuramente una di queste.
La malavita e gli oggetti di lusso hanno sempre vissuto una corrispondenza biunivoca. Si piacciono, si prendono, si usano.

Non il lusso di chi è in grado di riconoscere l’oggetto d’arte, la manifattura eccelsa e certo anche il materiale prezioso di cui è composto, ma quello sfacciato e volgare, come in una fotografia di Martin Parr, “s’addà vedè”, senza doverci riflettere troppo.
Le passioni di Escobar
Il capo del cartello di Medellin è stato un uomo estremamente ricco e aveva piacere che questa sua opulenza fosse visibile, sfrenata. Era la cifra del suo potere.
Si racconta che un giorno bruciò banconote per due milioni di dollari per riscaldare la sua famiglia. Del suo Rolex President in oro massiccio ricoperto di diamanti abbiamo già parlato qui, così come di alcune delle sue dimore, ma non investiva solo nel mattone. Escobar amava le auto. Per molti uomini l’automobile è una dimostrazione di virilità, di potenza sessuale, di dispiego di testosterone. Grossa, potente, rombante, veloce e costosa sono le qualità che deve avere, le stesse che deve avere un vero macho (noi toglieremmo il veloce). Per Escobar la passione delle auto era totale, le collezionava, le guidava e le portava in gara. La sua collezione di automobili era davvero invidiabile. Ne facevano parte tra le altre una Porsche 356 del 1964, una 911 IROC RSR del 1974, una delle quindici esistenti, una 911 Targa del 1973, varie Mercedes tra cui una Mercedes-Benz S600 Pullman, una Rolls-Royce Phantom I, una Cadillac V8 Town Sedan del 1928 a testimonianza della sua ammirazione per Al Capone. Vettura che fece crivellare di colpi sulla fiancata per renderla più adatta all’era Capone.
Escobar pilota
Amava guidare le sue auto, anche in modo professionale, in veste di pilota. Del resto, con le risorse di cui disponeva poteva comprarsi qualsivoglia vettura, completa di meccanici e accessori. La sua prima corsa però non lo vide alla guida di mostri da Formula 1 o similari, il suo cavallo vincente era una Renault 4. Nel 1979 il narcotrafficante partecipò alla Copa Renault alla guida di una roboante Renault 4, vettura molto popolare in quell’angolo di Sudamerica. La Copa Renault aveva tra i suoi partecipanti anche molti affiliati al cartello, tanto da meritarsi l’affettuoso soprannome di “Coca Renault”. Il debutto del capo del cartello porta la data del 25 febbraio 1979 nella prima prova della Coppa, disputata sul circuito di Tocancipá, Bogotá.
La sua R4 aveva come numero di gara 70 ed era sponsorizzata dalla società di suo fratello, “Bicicletas Ositto”. Pensare che gareggiasse ad armi pari sarebbe utopistico. La sua vettura aveva dei “miglioramenti” non troppo leciti oltre a godere di un numero illimitato di pezzi di ricambio. Le vetture a sua disposizione erano quattro. Per incrementare le sue personali prestazioni, Pablo fumava marijuana prima delle gare, alle quali arrivava in elicottero, noblesse oblige. Oltre alle agevolazioni meccaniche e tecniche, Pablo godeva di alcuni vantaggi per così dire particolari. I suoi “sostenitori” potevano lanciare indiscriminatamente chiodi e altri oggetti appuntiti per rallentare la corsa delle auto avversarie. In alcuni casi Escobar si avvaleva delle sue amicizie eccellenti per mettere i bastoni tra le ruote a qualche rivale un po’ troppo bravo. Tale Alvaro Mejia era un po’ troppo veloce per i gusti di Escobar. Pensò bene di farlo fermare dal capo della polizia in modo che arrivasse in ritardo alla gara.
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Nonostante tutto questo spiegamento di forze, Escobar non arrivò primo. Il motivo? Non partecipò alle ultime tre gare, i suoi affari lo portavano altrove. Ma concluse le Copa Renault con un onorevole quarto posto. Tutto meritato, eh.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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