Mrs Fletcher non è stata solo un’icona televisiva, ma ha anche trasformato tutto ciò che toccava in oggetto di culto e simbolo di emancipazione.
Mentre vi scrivo, la signora Fletcher alla TV sta dando il tormento al povero poliziotto/sceriffo di turno, non particolarmente arguto, che accetta malvolentieri le incursioni investigative della scrittrice del Maine.

Sì, perché d’inverno o d’estate, qualche canale, qualche piattaforma televisiva starà sempre mandando in onda un episodio della Signora in giallo.
Evergreen
Una serie che è diventata un evergreen, anzi di più, un highlander. Non siamo certi che produttori, registi e attori più o meno protagonisti sentissero di stare scolpendo nella pietra sempiterna le tavole dell’eternità televisiva. Questo risultato non si deve certo alla sceneggiatura innovativa o allo studio psicologico dei personaggi, tanto meno all’accuratezza delle ambientazioni o alla verosimiglianza degli eventi via via rappresentati.
Cabot Cove è risultato avere lo stesso tasso di omicidi dell’Honduras o della Colombia di Pablo Escobar e come tranquilla cittadina del Maine non è proprio un bel risultato. Ma al di là di ogni critica basata su elementi reali, La signora in giallo continua a funzionare alla grande. Sarà la presenza rassicurante della Fletcher/Lansbury che tutto comprende e risolve, sarà la presenza di tante vecchie glorie hollywoodiane, imbiancate e un po’ imbolsite che ci piace via via riconoscere nei vari episodi, sarà perché il bene trionfa sempre, alla grande e senza ombre e ne abbiamo tanto bisogno. Poi Jessica sarà anche una signora di mezza età, vedova, che vive in un piccolo paese, ma questo non le impedisce di costruirsi una nuova ed eccitante carriera come scrittrice. Diventa una star, si evolve, va in giro per il mondo. Insomma il sogno americano vince e trionfa.
L’evoluzione tecnologica
Abbiamo conosciuto la nostra inossidabile Fletcher che batteva allegramente i tasti su una vecchia macchina da scrivere, ticchettando a tempo. Già, perché ai tempi dei primi episodi della serie, Mrs Fletcher usava una macchina da scrivere amatoriale, neanche di quelle elettriche, magari usando la carta carbone per avere le doppie copie. In qualche puntata si avvale dell’ausilio di dattilografi e segretari. Man mano che la sua carriera prosegue, Jessica impara anche ad usare il PC e relativi programmi di scrittura.

Ma noi restiamo affezionati alla vecchia macchina da scrivere che compare nella sigla storica della serie. Già, ma di che macchina si tratta? Si tratta di una Royal manuale con i tasti neri del 1938. La premiata ditta Royal fu fondata nel 1904 da tali Edward B. Hess e Lewis C. Myers con sede in quel di New York. E se la signora Fletcher è sicuramente il più grande autore ad aver utilizzato quella macchina da scrivere, altri minori hanno scelto Royal per le loro opere, personaggetti come Ian Fleming, John Steinbeck ed Ernest Hemingway. Dal punto di vista tecnico la Royal del 1938 era dotata del sistema “Magic Margin”, che permetteva di impostare facilmente i margini facendoli scorrere in posizione senza regolare manualmente i fermi, aveva il selettore per il colore del nastro e veniva fornita con una elegante custodia.
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Quella macchina da scrivere è portatrice sana di una certa nostalgia e fascino associati al processo di scrittura basato sull’intelligenza naturale. La signora in giallo, dotata di spirito ed arguzia è anche un simbolo di intelligenza, determinazione e capacità di adattamento, una donna forte e indipendente. La sua fedele macchina da scrivere non è solo un oggetto di scena, ma un simbolo della passione di Jessica per la scrittura e della sua evoluzione da vedova di mezza età a celebre autrice di gialli. E scusate se è poco.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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