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General Lee Hazzard la storia

General Lee: l’auto di Dukes of Hazzard è esistita davvero, e ha una storia più avventurosa di un film

Dukes of Hazzard è stato uno dei telefilm più amati degli anni ‘80 e ‘90. Forse non era un grande show ma lo abbiamo amato da morire grazia alla sua protagonista. General Lee: una macchina daietro cui c’è una storia incredibile. E vera. 

Ognuno ha le sue debolezze, e molti di noi hanno avuto quello di sintonizzarsi a intervalli regolari su un telefilm che non aveva grandi pretese drammaturgiche, né grandi finezze di commedia. Erano storie un po’ sghembe, basate su una famiglia piuttosto scombinata. 

General Lee Hazzard la storia
Il General Lee e Jimmy Rushing – Boomerissimo.it

Se in TV si è visto largamente di peggio, possiamo anche dire che si è visto molto di meglio. Lo sapevamo noi, affezionatissimi nonostante tutto. Lo sapeva la CBS, che pure ci tirò fuori sette stagioni di notevoli successo. 

Con tutto il rispetto per Bo, Luke, Daisy e gli altri, nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza quella fantastica Dodge Charger arancione. Un colore di cui in altro articolo, forse, vi diremo la storia (perché lo merita). Per ora, in questo articolo vi abbiamo raccontato altre avventure e altri segreti di questa diva, retroscena da set che non tutti conoscono (a parte ovviamente i lettori di Boomerissimo). 

Le macchine veloci del Sud: una storia vera

C’è sempre un po’ di realtà dietro la fantasia, anche quella più scatenata,. Persino uno show di grana un po’ grossa come Dukes of Hazzard non nasceva nel vuoto, ma prendeva linfa da un mondo che molti in America avevano conosciuto in un tempo nemmeno troppo lontano. 

I protagonisti di Dukes of Hazzard – Boomerissimo.it

Il tempo del proibizionismo, dell’alcool fuorilegge e combattuto come una droga aveva prodotto al nord il fiorire di nuove organizzazioni mafiose, che allestivano canali di import parallelo e reti di locali clandestini e di terrore. Al sud, che il whiskey, sostanza diabolica ormai proibita, lo produceva, la storia era stata diversa. Era stata una storia di distillerie clandestine, di piccoli produttori, cantinari della distillazione. Gente che pensava di fare un lavoro perfettamente legittimo, ma sapeva che per farlo doveva sfuggire notte e giorno alla polizia perennemente sulle sue tracce, e su quelle di alambicchi e barilotti.

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Moonshiner, si chiamavano quei distillatori che lavoravano la notte in località sperdute e per spostarsi avevano bisogno di macchine veloci, elaborate, potentissime, capaci di lasciarsi alle spalle i segugi della legge. Se tutto ciò vi ricorda i motoscafi blu di Napoli e i loro carichi di sigarette, non possiamo darvi torto. Perché è esattamente così.

È esistita davvero il “General Lee”

Un giorno del 1933 il proibizionismo finì e con esso gli inseguimenti nelle colline del Tennessee e del Kentucky, le terre del whiskey. Ma qualcosa rimase: l’esperienza dei motoristi e dei preparatori che avevano allestito quei missili su quattro ruote. 

Alle origine del NASCAR

Nasce da lì la tradizione americana dei motori da corsa. Nulla sarebbe mai esistito senza il proibizionismo: quelle macchine iniziarono a sfidarsi su circuiti che sarebbero diventati storia, come Daytona. 

Uno dei primi campioni di quel circus di pazzoidi che sarebbe diventato il NASCAR (una Formula che oggi rivaleggia con la Formula 1 e che ha visto correre campioni del cinema come Steve McQueen, Paul Newman, oltre che campioni acclamati come Mario Andretti e Nigel Mansell) si chiamava Jerry Rushing. Un ex distillatore clandestino che aveva trovato nell’automobile la sua nuova sfida. Correva con una Chrysler 300D a cui aveva dato il nome del cavallo preferito del generale confederato Lee. L’indiscusso eroe di quel sud che non ha ancora digerito la sconfitta nella guerra di secessione. 

La storia leggendaria di questo distillatore, fuorilegge, preparatore e pilota di talento, che corse per 12 anni sulle piste di terra battuta, sfidando i professionisti del NASCAR e spesso battendoli, diventò un film nel 1975, l’anno della sua morte.

Quel film si chiamava Moonrunners, corridori della luna. E molte delle sue storie, luoghi e personaggi sono finiti dritti nella serie “Dukes of Hazzard”. Il General Lee, che si ispira alla macchina di Rushing, prima di tutti.

Boss Hogg e Jerry Rushing
Boss Hogg e Jerry Rushing, due arcinemici, solo in parte di fantasia – Boomerissimo.it

Ma anche una serie di personaggi come Waylon Jennings, la taverna “Boars Nest” e anche i cugini Bo e Luke, calchi perfetti dei due cugini di Moonrunners. 

Per non parlare del boss della contea e del sua corrotta corte, che usa la legge come un proprio braccio personale per arricchirsi.

Insomma c’è molto divertimento spensierato dentro Dukes of Hazzard, molte risate. Soprattutto molti salti e fughe in macchina.Ma dietro quei salti e quelle corse c’è una storia che è stata densa, e a tratti drammatica. E chi sa che non sia anche questo un segreto del suo successo.

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Oltre alla bellezza fiammeggiante di una Dodge Charger di colore arancione, e alla sua spettacolare follia. 

Antonio Pintér – copyright Boomerissimo.it

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Comments (

4

)

  1. Hazzard: quella strage impunita – Boomerissimo

    […] che noi poveri ingenui non sapevamo all’epoca è che Hazzard è stato il responsabile di una vera e propria strage di Dodge Charger del 1968/69. Ne venivano distrutte in media due ad episodio, con punte di […]

  2. Hazzard e il gesto atletico impossibile – Boomerissimo

    […] Abbiamo pescato in rete un video, caricato nel 2016, in cu si vede un non più biondo, ma incanutito John Schneider rincontrare la sua vecchia fiamma, la Dodge Charger. […]

  3. Di che colore era il General Lee, la Dodge arancio di Hazzard? – Boomerissimo

    […] so per voi, ma per me non ci sono mai state molte altre ragioni per guardare “Hazzard” se non il favoloso General Lee e le sue fantastiche […]

  4. I General Lee di Hazzard sono quasi tutti sbagliati: parola di Bo Duke – Boomerissimo

    […] storia di Hazzard, abbastanza incredibilmente nasce nella realtà, dal traffico dei tempi del proibizionismo. Ma in verità nessuno se n’è mai curato troppo. Le trame sono semplici, i personaggi disegnati […]

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