Dietro la maestra più amata di Walnut Grove si nasconde una hippie con un ribelle “drinking buddy”
Da bambina ho sempre guardato La casa nella prateria. Era una sorta di rituale. Tutti appassionati alle vicende tristi e dolciastre di una famiglia povera ma integerrima. Ognuno di noi ritrovava il suo “doppio” in qualche personaggio della famiglia Ingalls.

Per me era Laura, se non altro per le lunghe trecce castane. Il mio carattere, invece, era (ed è) completamente all’opposto. Tanto estroversa e pronta a spendersi per chicchessia, tanto introversa e diffidente io. Con gli anni mi sono dissociata (non pentita) dall’amore per la serie. Le storie da Mulino Bianco, salvo rarissimi casi, non riescono a scalfirmi. Per uno scherzo del destino sono diventata un altro personaggio della “Prateria”, la maestra. Io non sono così zuccherosa nel mio lavoro. C’è da dire che Miss Beadle non aveva dinanzi a sé un parterre di ragazzini sfidanti, iperattivi, bulli o emotivamente fragili da tenere insieme e alla fine portare a casa la pellaccia e la sanità mentale. Miss Beadle è stata la maestra che tutte volevamo essere, la gonna lunga, la voce bassa, il gesto della mano che da solo faceva silenzio in classe. In qualche doloroso caso il gesto della mano lo fa qualche alunno. Ma anche Charlotte Stewart, l’attrice che le ha prestato il volto per quattro stagioni ne “La Casa nella Prateria”, non era poi come appariva.
L’audizione in tie-dye
Quando arrivó la chiamata per il provino, Stewart non sapeva quasi nulla della serie. Si presentó agli studi Paramount in jeans e maglietta tie-dye, mentre le altre candidate, per entrare meglio nella parte, avevano indossato abiti d’epoca e cuffiette da educande. Nella stanza erano presenti ben dodici uomini e Michael Landon, già reduce dal successo di “Bonanza” e anche produttore e regista. L’attrice, senza troppi complimenti, chiese di potersi sedere dietro la scrivania del produttore. Il gruppo di uomini si scambió qualche parola sorpresa. Lei prese posto e battè la mano sul tavolo intimando il silenzio. Poi si rivolse direttamente a Landon e gli disse di stare zitto.
Quel gesto, così autorevole, invece di costarle il ruolo, glielo fece ottenere. In un’epoca in cui le attrici in cerca di una parte erano abituate a mostrarsi accomodanti, Stewart aveva fatto esattamente il contrario. Proprio quello che Landon stava cercando per tenere in mano la scuola di una cittadina di frontiera. L’attrice non aveva nemmeno letto i libri di Laura Ingalls Wilder. Lì, Miss Beadle è solo una citazione. Compare appena in una riga, giusto il tempo di essere descritta come carina e profumata di buono. L’attrice ha dovuto costruirsi il personaggio da sola, e lo ha fatto ispirandosi a sua sorella maggiore. Lei aveva cresciuto sette figli in un’unica stanza, tra un neonato in braccio e un adolescente già alto quanto lei. Severa, gentile, protettiva: quella era la formula. Charlotte rimase sul set per quattro stagioni e quarantacinque episodi, quasi sempre a lavorare fianco a fianco con i bambini del cast. Secondo Stewart, Melissa Gilbert a nove anni appena, era già una professionista capace di piangere a comando quando serviva.
Stewart aveva collezionato solo ruoli da guest star, prima di approdare nella “Prateria”, in show come “Bonanza”, “The Waltons”, “My Three Sons” e “Hawaii Five-O”. Il contratto pluriennale per Miss Beadle fu il primo in grado di darle stabilità economica nella sua carriera. Ancora oggi le arrivano lettere di vere maestre che le raccontano di aver scelto quel mestiere proprio per merito suo, e per lei, quelle lettere valgono più di qualsiasi premio ricevuto in carriera. Quando la serie decise di eliminare il personaggio, però, Miss Beadle sparí da un momento all’altro. Niente episodio di commiato, niente lettera d’addio agli alunni, solo un vuoto come capitava spesso nelle serie televisive di quegli anni. Stewart, dal canto suo, non si strappò le vesti. Tornó alla vita che aveva lasciato fuori dal cancello della scuola di Walnut Grove, una vita che con la mitezza di Miss Beadle aveva ben poco a che fare. Charlotte Stewart, nella sua vita precedente, gestiva un negozio su La Cienega Boulevard, a Los Angeles, Liquid Butterfly. Ad aprirlo era stato il suo compagno dell’epoca, manager di artisti del calibro di Joni Mitchell, Neil Young e Crosby, Stills & Nash. Il negozio si trovava davanti agli uffici della Elektra Records, e lì Stewart cuciva camicie da cowboy, capi in tie-dye e soprattutto decine di bluse e vestiti in stile “peasant”, copiati di sana pianta dal guardaroba di Joni Mitchell. Mitchell, appena arrivata dal Canada e residente a Laurel Canyon, non guidava, ed era Charlotte Stewart ad accompagnarla ai coffee house della zona, al Troubadour, ai concerti degli amici. Un pomeriggio qualunque, Joni le dice che starebbe bene con la frangia, prende le forbici e gliela taglia lì per lì. Quella frangia, dice oggi l’ex Miss Beadle, non l’ha più tagliata, la porta ancora. Un dettaglio che racconta che tipo di posto fosse la Sunset Strip di fine anni Sessanta.
Il “drinking buddy” di Miss Beadle
È in questo negozio, davanti alla vetrina che guardava la Elektra, che un giorno entró un ragazzo alto, con lo sguardo perso. Chiese se poteva dare un’occhiata. Era Jim Morrison. Voleva solo guardare la casa discografica da fuori. Da lì nacque una sorta di rituale. A ora di pranzo il gruppo scendeva a piedi lungo La Cienega per pranzare, e più tardi, verso sera, Morrison ripassava da solo davanti al negozio e chiedeva a Stewart di uscire.
Quasi sempre era un sì. Lui beveva fino a non reggersi più in piedi, e a quel punto toccava a lei caricarlo in macchina e riportarlo a casa, sua o di lui. Ormai Jim si fidava di quella ragazza con la boutique. “Non volevo niente da lui”, ha raccontato Stewart. “Era il mio compagno di bevute. Mi prendevo cura di lui”. A volte finivano a letto, senza troppe complicazioni, un rapporto informale, di quelli tipici di un’epoca che cercava la libertà. Il dettaglio più curioso è che, pur essendo praticamente dentro quel giro fin dal principio, Stewart non vide mai i i Doors suonare dal vivo. “Non so proprio come abbia fatto a perdermeli”, ha ammesso lei stessa a distanza di decenni, “ero nel bel mezzo di tutto quel mondo”.
Quattro giorni in fuga sulla Pacific Coast Highway
Nel marzo del 1969, dopo il famigerato concerto di Miami e il mandato d’arresto per atti osceni che ne seguí, Morrison si presentó da lei dicendole che doveva sparire da Los Angeles. Stewart, senza esitare, salì in macchina indicandogli la Highway 1, la strada costiera che corre lungo l’oceano. Quattro giorni tra bar, motel di passaggio e partite a biliardo, con una sosta anche a Hearst Castle, dove c’è ancora una foto di Stewart che mangia un hot dog.
Morrison, con la barba lunga e trasandata, sembrava un vagabondo qualunque. Nessuno lo riconobbe. Charlotte filmó parte del viaggio con una cinepresa Super 8, lui alla guida, l’oceano che scorre di lato, quasi niente di davvero “interessante” se non il semplice movimento della strada, immagini che oggi qualsiasi collezionista darebbe una fortuna per avere. Tornati a Los Angeles, lui la riaccompagnó al negozio. Si salutarono con un abbraccio veloce, convinti di rivedersi presto. Non accadde mai più.
Morrison morì a Parigi il 3 luglio 1971. Quando la notizia le giunse, Stewart uscì dalla stanza dove si trovava, si mise a sedere e sola sulle scale pianse in silenzio. Non una parola. Con nessuno. Ha, successivamente, raccontato di non averlo mai visto toccare droghe, solo alcol, tanto. Secondo lei fu il cuore a cedere e non per la leggenda dei “27”.
Dopo Miss Beadle
Chiusa l’esperienza a Walnut Grove, Charlotte Stewart abbandonò la certezza della scuola. Ha lavorato con David Lynch, nel ruolo di Mary X in “Eraserhead” e poi come Betty Briggs in “Twin Peaks”, due personaggi lontanissimi anni luce dalla mitezza di Miss Beadle. Ha anche vissuto anni difficili segnati da alcol e droghe, prima di intraprendere un percorso di riabilitazione.
Ha scelto di non avere figli: “Non pensavo che sarei stata una brava madre. Ho scelto la carriera. Mia sorella ne aveva già sette, bastavano”. Una scelta opposta rispetto calorosa Miss Beadle. Oggi vive a Napa con il suo terzo marito e continua a partecipare volentieri alle reunion del cast della serie, ma non dimentica il suo drinking buddy. This is the end, Beautiful friend. This is the end. My only friend, the end.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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