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Febo Conti Golpe

Febo Conti, il mago dei bambini cancellato per golpe

Il mago dei bambini che trattava i piccoli da adulti: la storia di Febo Conti e il mistero che chiuse “Chissà chi lo sa?” proprio al suo apice.

«Squillino le trombe, entrino le squadre!».

Quando Febo Conti, con i suoi occhialetti, la sua cartelletta col punto interrogativo, pronunciava questa frase, cominciava il nostro sabato pomeriggio. Personalmente, e non me ne faccio un vanto, non sono mai stato un fanatico dello studio.

Febo Conti Golpe
Febo Conti, cancellato per golpe – Boomerissimo.it®

Il metodo non è il mio forte. Faticare sui libri mi è sempre riuscito ostico, ingrato, persino per le cose che mi piacciono. Diceva mia mamma che faccio solo quello che mi piace. Dicevano i miei insegnanti che non studiavo un tubo e ancora meno ascoltavo (questo non era vero: ascoltavo, anche se per ascoltare con costrutto dovevo muovere la penna sul foglio e fare disegnini, progettare auto impossibili, razzi, carri armati). Eppure le cose le sapevo, sempre. Parte del mistero risiede anche in trasmissioni come “Chissà chi lo sa”. Trasmissioni che ci trattavano da adulti, e in parte – forse – ci hanno aiutati a diventarlo, o quantomeno a sfangarla a scuola.

Chissà chi lo sa

Quella trasmissione, che oggi verrebbe sicuramente tagliata per l’eccesso di fatica che impone alle giovani menti (tanto poi c’è ChatGPT) alla fine degli anni ’60 e nel primo scorcio dei ’70 fu un vero fenomeno di costume, che per motivi anagrafici acchiappai un po’ per la coda, ma acchiappai.

Febo Conti Golpe
Chissà chi lo sa – Boomerissimo.it®

Lo share, come si dice oggi, era da capogiro, arrivò fino all’84,7%. Non esiste nella storia della TV un’altra trasmissione così (almeno credo). Forse nemmeno in Bulgaria. Nessuno ti ordinava di guardarla; era semplicemente emozionante. Migliaia di domande di partecipazione ogni anno, da ogni scuola media d’Italia. Ospiti “vip” che oggi sembrano usciti da un sogno: Mina, Lucio Battisti, Indro Montanelli, Giorgio Strehler. L’idea era di Cino Tortorella (l’indimenticato Mago Zurlì) e, forse per questo, la sua figura si confonde un po’ nella memoria collettiva con quella di Febo Conti. L’uomo al timone della trasmissione Rai di maggiore successo della storia. Eppure, proprio nel momento di massimo splendore, la storia del capolavoro di Conti finì, con un taglio netto e anche piuttosto oscuro.

L’uomo che veniva dalle campagne

Febo Giuseppe Conti nasce il 25 dicembre 1926 a Bresso, quando Bresso non era un pezzo di Milano un po’ più cementoso e lontano, ma ancora campagna vera, uno di quei paesi legati a Milano da tramvie cigolanti, rare e lentissime. Cresce in un’Italia dura, che lo chiama in guerra.

Febo Conti Golpe
Un Carosello di Febo Conti, nei panni di Ridolini – Boomerissimo.it®

Dopo la Liberazione approda alla radio: prima a Radio Svizzera, poi a Radio Milano, dove diventa il più giovane annunciatore d’Italia. Inizia come rumorista: batte le dita su una scatola di Nivea per imitare il galoppo di un cavallo, strofina un giornale per fare la pioggia. Poi arrivano le serate nei teatri, le trasmissioni in dialetto, il “Gazzettino Padano”, dove le notizie arrivavano con ironia e un tocco di umanità. Diventa talent scout quasi per caso: ingaggia un giovane e ancora magrissimo, Alighiero Noschese, e un altro ragazzo ancora snello e affamato, che fa il “poer nano” e racconta Caino e Abele in modo irresistibile: Dario Fo. Un uomo solido, educato alla vecchia maniera. Quando arriva in tv, negli anni Cinquanta, porta con sé questa serietà allegra. Diventa il Ridolini italiano, sosia perfetto di Larry Semon: cappello che non cade mai, torte in faccia, inseguimenti sgangherati nei Carosello per Tintal e Bic. Ma è con “Chissà chi lo sa?” che Febo Conti diventerà leggenda.

Il sabato che educava

Il programma partì nel 1961 e diventò subito un fenomeno. Due squadre di ragazzi delle medie si sfidavano sulla cultura generale. Spero di non essere troppo boomer dicendo che ci sarebbe da ridere a riprovare oggi. Niente premi in denaro: solo un’enciclopedia in regalo per la scuola vincitrice. I bambini arrivavano in studio vestiti come piccoli adulti, con giacchette e cravattine. E Febo li trattava esattamente così. Senza pupazzi e canzoncine.

“Io trattavo i bambini come adulti senza vocine e domandine cretine”.

Era un modo di vedere il mondo che oggi suona quasi scandaloso, da chiamata immediata al Telefono Azzurro. Ma in un’Italia che iniziava a correre verso il boom, Conti preparava i ragazzi a diventare uomini. Non speculava sui loro errori, non li umiliava. Li sfidava, li rispettava. E dentro il quiz infilava anche le comiche di Ridolini, l’unica concessione “leggera”. Ma culturalmente pesante. Il successo di pubblico fu straordinario. A quanto pare trattare la gente da esseri pensanti a volte funziona. Ma come tutto quello che funziona troppo bene, a qualcuno venne in mente che era ora di fare qualcosa di nuovo. Meno intelligente.

Il taglio netto

Il programma chiuse nel 1972, dopo tredici edizioni. E non certo per calo di ascolti, che rimanevano da record, ma perché la Rai stava cambiando pelle: arrivavano le riforme, il terzo canale regionale, nuovi linguaggi. Lungi da me amare i tempi della TV con le calze di Bernabei, almeno in teoria. Ma il nuovo non sempre è anche buono.

Febo Conti Golpe
Junio Valerio Borghese, il principe nero – Boomerissimo.it®

Febo Conti condusse ancora “Circodieci”, poi nel 1974 il rapporto si interruppe bruscamente. E qui, a parte le mode culturali deprecabili, c’è di mezzo qualcosa di oggettivamente più pesante. Conti apparteneva alla Massoneria del Grande Oriente d’Italia: appartenenza del tutto legittima e del resto mai nascosta, in più aveva simpatie di destra, cosa che nella nuova Rai era poco conveniente, oltre a un passato nella Repubblica Sociale Italiana. Un peso storico che comunque non gravava su di lui da solo (tra gli esempi illustri nello spettacolo tornano l’acrobatico Dario Fo, Walter Chiari e Raimondo Vianello, solo per dirne alcuni). Forse poco per allontanare del tutto un mago degli ascolti. Sulla sua epurazione del 1974 circolano due versioni. Aldo Grasso e altri storici della televisione sostengono che i golpisti del tentato putsch Borghese del 1970 lo avessero individuato, a sua insaputa, come l’annunciatore radiofonico designato a leggere il comunicato della presa di potere — una versione mai smentita da lui, che lo dipinge come vittima inconsapevole delle circostanze. Gli atti dell’inchiesta sulla strage di Brescia raccontano però una storia ancora più scomoda: davanti ai Ros, nel 1974, Conti stesso ammise di essere stato tra gli aderenti al golpe, con la riorganizzazione della Rai promessa in caso di successo. Nessuna delle due versioni gli costò un processo. Ma bastarono, in un’Italia già dentro gli anni di piombo, per convincere la Rai a tagliare i ponti con Febo Conti.

Il dopo, con la stessa coerenza

Conti, cacciato dalla Rai, non si fermò. Si trasferì sul Lago di Garda, co-fondò e diresse Gardaland dal 1975 all’80: un altro modo di far sognare i bambini, e questa volta trattandoli da bambini. Diventò artista e filantropo: creava sculture uniche in stagno, organizzava mostre, destinava i ricavati alla beneficenza. Passava periodi in Brasile, dove il figlio Fabio aveva attività, e aiutava un centro per tossicodipendenti. Fece quasi duemila spettacoli di beneficenza. Scriveva epigrammi, celebrò sessant’anni di radio, rimase coerente fino alla fine. Febo Conti è morto il 16 dicembre 2012 a Desenzano. La moglie Italia Vaniglio, cantante che aveva messo da parte la carriera per la famiglia, se ne andò quattro giorni dopo. Le loro ceneri finirono nell’oceano, come entrambi avevano disposto.

Febo Conti, star cancellata – Boomerissimo.it®

Ogni tanto, a qualcuno torna in mente quello «Squillino le trombe!». È un pezzo d’Italia che non c’è più, e che mai più tornerà. A voi decidere se sia un bene.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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