Frac giallo, parrucca e pattini, un personaggio inquietante per una pubblicità per bambini
Certe pubblicità pensate per fidelizzare frotte di consumatori bambini avevano un che di inquietante. Pensiamo a Ronald McDonald. E’ rassicurante quanto It e gli affideresti i tuoi figli con la stessa fiducia con cui li daresti a John Wayne Gacy.

Sulla stessa linea dei personaggi angoscianti pensati per l’infanzia si può collocare Mago G, il tipo in frac giallo, parrucca gialla vistosa, tuba a righe gialle e rosse, che sfreccia sui pattini nei parchi e nelle piazze di Milano, distribuendo biscotti Galbusera e promettendo “È una storia vera, è Galbusera”.
Mago G, mago G
Mago G era nato per promuovere i prodotti Galbusera, biscotti e prodotti affini nati nel 1938 in Valtellina. Agli inizi degli anni 80, l’azienda cercava un testimonial forte, in carne e ossa, per diffondere il marchio oltre la Valtellina e la Lombardia. Si affidò all’agenzia Armando Testa per trovare l’idea giusta. Le menti creative furono Luis Ciccognani (art director) e Sandra Mazzucchelli (copywriter). L’idea era semplice, ma efficace: trasformare il marchio in una fiaba ambulante.

Un mago sui pattini che, come il pifferaio magico, guidasse bande di bambini felici e regalasse biscotti, cracker, panettoni. Il tutto legato a slogan destinati a restare: “Chiudi gli occhi, apri la bocca”, “È una storia vera, è Galbusera”. Detta così, in realtà, diventa ancora più sconvolgente, basti pensare alla fine dei bambini della favola. Ad ogni modo l’idea fu gradita dal cliente e lo spot nacque. Esiste una prima versione del mago interpretata da un mimo, ma lo spot nel 1981 introduce un elemento di modernità (per l’epoca) nel testimonial: i pattini.
Le pubblicità che sfidano il tempo sono in genere corredate da un jingle che finisce per restare in testa anche a distanza di decenni. Quello più noto di Galbusera non era originale, ma una rilettura di “Wordy Rappinghood” dei Tom Tom Club. Il gruppo New Wave era composto da due componenti dei Talking Heads, i coniugi Tina Weymouth e Chris Frantz, rispettivamente bassista e batterista. Il brano del 1981 fu rielaborato per Galbusera dalla milanese Jinglebell, fondata da Carlo Forester e responsabile di molti dei jingle degli anni ’80.
L’uomo sotto la parrucca
Archiviato il mimo e deciso per l’uso dei pattini, bisognava trovare qualcuno che su quei pattini sapesse destreggiarsi con naturalezza.
Il vincitore fu Luca Levis, milanese, classe circa 1960, pattinatore di talento. Nel 1981, Levis stava facendo il servizio militare in Friuli. In caserma, tra una marcia e l’altra si appassionò allo skateboard. Una volta congedato e tornato a Milano, entrò a far parte della comunità dei pattinatori milanesi, una tribù che sfrecciava sotto i portici di corso Vittorio Emanuele e in piazza Duomo, al tempo della “Milano da bere”. Quando la produzione dello spot indisse un casting per trovare qualcuno che sapesse muoversi sui pattini davanti alla macchina da presa, uno dei suoi amici lo trascinò al provino. Vide sfilare attori e modelli che non abbinavano fotogenicità ed avvenenza all’abilità a rotelle. Quando toccò a Luca, lui per scherzo, imitò l’andatura incerta di quelli che lo avevano preceduto. Visto e piaciuto. Una volta scelto il protagonista, quello che mancava, almeno agli inizi, era un copione. La regia, inizialmente, non sapeva bene come procedere. Si affidò quindi a Levis: “Facevo ciò che volevo, lo facevo a modo mio, mi divertivo e le riprese andavano quasi sempre bene.”
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Fra le scene che Luca Levis ha amato di più c’è quella ripresa in piazza San Babila a Milano. I vigili urbani dovettero assecondare il pattinatore spericolato, fermare il traffico, lasciarlo sfrecciare con una carriola piena di biscotti. Levis vestì la parrucca di Mago G per cinque anni, dal 1981 al 1986 per un ammontare di soli nove giorni di set, eppure sufficienti a fissarlo nella memoria.

Nel 1986 il contratto arrivò a conclusione. La casa di produzione aveva già trovato un sostituto. Negli spot Zalet del 1987, compare un nuovo Mago G, accompagnato dalla piccola Ilary Blasi, non ancora signora Totti e ex signora Totti. Lei chiede: “Ma è una storia vera?”, lui risponde con lo slogan ormai collaudato: “È Galbusera!”. Chi sia l’interprete, però, rimane un mistero: nessun archivio pubblicitario dell’epoca ha lasciato traccia del nome di questo terzo Mago G. Ma non ebbe la stessa fortuna del precedente e lentamente il personaggio scomparve dalla comunicazione Galbusera.
Mentre il mago che aveva intepretato per cinque anni veniva consegnato all’oblio, Luca Levis usò il denaro guadagnato per conseguire il brevetto di volo e diventare pilota commerciale. A noi, ragazzini degli anni Ottanta, è rimasta Ilary Blasi.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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