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Vittorio Gassman e Fred Bongusto

Gassman e Fred Bongusto, cose dell’altro mondo: incontro e ritorno

C’era un tempo in cui lo Stato mandava attori e cantanti in tournée di poesia e canzoni. Oggi lo chiameremmo un miracolo, allora era solo cultura che viaggiava leggera

Ci sono due voci del passato che ho ancora ben distinte in mente. A parte quelle dei miei genitori, che sono private e care, potrei ancora distinguere con precisione quella di Sandro Pertini e quella di Gassman.

Vittorio Gassman e Fred Bongusto
Gassman e Bongusto – Boomerissimo.it®

Vittorio Gassman, era portatore sano di una dizione maniacalmente controllata e teatrale, con un timbro profondo, risonante e straordinariamente versatile. Insieme formavano uno strumento vocale che lui usava come un’orchestra, solenne nelle letture poetiche (si pensi alle sue interpretazioni di Leopardi, Pavese o della Divina Commedia), ironico e giocoso nelle commedie, o esplosivo nei ruoli drammatici. Il mio atteggiamento nei suoi confronti era ambivalente. Ci sono ruoli in cui lo adoravo (da giovane era anche di una bellezza speciale) e altri in cui lo trovavo, appunto, troppo teatrale. E’ stato, ad ogni modo, un attore che è impossibile da dimenticare. In veste d’attore, negli anni Sessanta, andò in tour, a spese del Ministero del Turismo. Ventidue date su e giù per il Sudamerica. In questa fatica non era solo, fu accompagnato da Fred Bongusto e la sua orchestra e da Paola Pitagora per la parte recitativa. Erano riuniti sotto il titolo Solitudine. Serata di teatro, poesia e canzoni. Allora si poteva fare anche questo. 

Vittorio Gassman e Fred Bongusto

Per coloro che soffrissero di perdita di memoria o fossero troppo giovani per avere un ricordo diretto, Vittorio Gassman era nato a Genova nel 1922, figlio di padre tedesco e madre italiana, e aveva conquistato il teatro italiano negli anni Quaranta con una presenza fisica e una dizione che non lasciavano scampo. Nel 1959 aveva condotto in Rai Il Mattatore, programma con spezzoni delle sue interpretazioni teatrali portate in televisione.

Vittorio Gassman
Vittorio Gassman giovane e fascinoso Boomerissimo.it®

Quel soprannome gli era rimasto incollato addosso. Con Dino Risi aveva costruito una delle collaborazioni più fertili della commedia all’italiana, Il Sorpasso, I Mostri, Il Gaucho, Il Tigre, raccogliendo David di Donatello a ripetizione e un premio come miglior attore a Cannes nel 1975 per Profumo di donna. Un attore capace di passare da Dante a un ruolo da cialtrone senza cambiare registro, perché il suo registro era abbastanza largo da contenerli entrambi. Fred Bongusto era, invece, la voce confidenziale per eccellenza della musica leggera italiana. Insieme a Bruno Martino e Johnny Dorelli formava un trio che il pubblico associava alle serate eleganti (pre-Berlusconi), agli americanismi addomesticati, a quel sapore swing non originale, ma funzionante. Una rotonda sul mare, Amore fermati, Tre settimane da raccontare: canzoni costruite per durare, non per stupire con effetti speciali. Meno noto il suo lato da compositore di colonne sonore, ma era un talento che non passava inosservato.

Il recital che attraversò l’America Latina

Nel settembre del 1965, Gassman e Bongusto si ritrovano insieme a Paola Pitagora in tour in Sudamerica. Il programma era una sorta di antologia sparsa di letteratura: Leopardi accanto a Neruda, testi ispirati a Dostoevskij e Boris Vian, passaggi che rimandavano a Prévert, Brecht, Alberti, Melville. Gassman recitava, Bongusto cantava e dirigeva la sua orchestra, Pitagora completava la parte recitata. 

Fred Bongusto, so coolBoomerissimo.it®

Per Gassman il Sudamerica non era territorio inesplorato. Nel 1964 aveva girato Il Gaucho di Risi quasi interamente a Buenos Aires e l’accoglienza del pubblico locale gli era rimasta addosso. Descriveva Buenos Aires come uno stato d’animo più che come una città, un posto carico di una poesia che citava volentieri attraverso Borges. Gli argentini ricambiavano. Nacquero ristoranti e locali notturni chiamati “Il sorpasso” in suo onore. Nella sua biografia Un grande avvenire dietro le spalle, pubblicato nel 1981, Gassman ricordò quella tournée con una nota breve e secca. Disse che fu segnata dal troppo bere e da un atteggiamento dimesso e provocatorio. Non un bilancio drammatico, solo una pennellata personale. Il mattatore che in Italia riempiva i teatri con monologhi impegnativi, in Sudamerica sembrava alleggerirsi, muoversi con minore rigidità. Di quella tournée rimane il disco inciso in Uruguay, La Solitudine, che conserva soprattutto la parte recitata una sequenza di testi, eseguiti con la sua dizione marcata e senza fronzoli. Bongusto compare tra gli interpreti, ma il suo ruolo è prevalentemente musicale. Il risultato è il documento di un momento in cui poesia e canzone leggera potevano condividere lo stesso palco senza che nessuno sentisse il bisogno di giustificarlo.

Spaghetti a Detroit, ovvero Gassman che fa il cantante (a modo suo)

La storia tra Gassman e Bongusto ha un secondo capitolo, separato dal primo da una manciata d’anni e da un contesto completamente diverso. Nel 1967 Bongusto scrisse con Franco Migliacci Spaghetti a Detroit (spaghetti, pollo, insalatina…), un brano dal sapore retrò, arrangiamento swing, voce filtrata come da un vecchio grammofono degli anni Venti che divenne la colonna portante del film Il Tigre di Dino Risi, la stessa pellicola in cui Gassman interpretava un quarantenne in crisi sentimentale che perdeva la testa per Ann-Margret. Due anni dopo l’uscita, quella canzone aveva già vita propria, separata dal film che l’aveva generata.

Quella sera a Blitz Boomerissimo.it®

Negli anni Ottanta, durante una puntata di Blitz, il programma di Gianni Minà su Rai Due, uno spazio in cui la televisione italiana produceva incontri che oggi sembrano fantascienza, Gassman riprese Spaghetti a Detroit e la restituì al pubblico a suo modo. La trattò come un testo da interpretare, con l’enfasi e la gestualità da palcoscenico che erano il suo segno di riconoscimento. In quella stessa puntata interveniva direttamente dal suo camerino in teatro, Gigi Proietti, raggiunto da Adriano Celentano che era tra gli spettatori in sala. Tra Proietti, Gassman e il molleggiato si instaurò un gioco scenico che solo i grandi fanno con naturalezza. Minà e il suo “bello della diretta” lasciava spazio ai suoi ospiti, un programma costruito sugli incontri, improvvisi, tra artisti di generazioni e stili diversi.

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Una canzone nata come motivetto per una commedia all’italiana tornava in televisione quindici anni dopo, piegata al registro di Gassman e trasformata in qualcosa d’altro. Di Blitz girano ancora frammenti online, e mostra come, ai tempi, c’era un’idea di spettacolo che permetteva a un attore teatrale di cantare una canzone swing davanti alle telecamere senza che nessuno si chiedesse se fosse appropriato. Semplicemente, lo si faceva e il pubblico si lasciava rapire senza resistenze. Oggi una tournée di ventidue date con poesia e canzoni finanziata dallo Stato suona come un racconto di fantascienza. E tre grandi nomi che si ritrovano in televisione  a divertirsi con canzoni e ricordi è diventato irreale. Nessuno ha voglia di ascoltare, tanto meno mettersi in gioco senza rete. Allora, in certi casi, si lasciava che il risultato parlasse da solo.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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